Mattea Lissia: «La cultura deve essere di tutti, come la scuola e la sanità»

intervista a Mattea Lissia – Soundinia

Dal 19 al 22 novembre il Teatro Carmen Melis di Cagliari ospita la quindicesima edizione di Pazza Idea, dedicata alle “Geografie Umane”. Dopo la presentazione del programma, la direttrice artistica racconta a Soundinia la necessità di costruire comunità, il rapporto con le nuove generazioni, la carenza di spazi culturali e la scelta di mantenere gratuito l’accesso a tutti gli appuntamenti.

Quindici edizioni, un pubblico sempre più numeroso, ospiti di rilievo nazionale e internazionale. Eppure, per Mattea Lissia, il rischio più grande per un festival è proprio quello di convincersi di essere arrivato. «Il momento in cui un festival pensa di essere grande ha fallito», racconta ai microfoni di Soundinia, poco dopo la presentazione alla stampa di Pazza Idea – Geografie Umane, in programma dal 19 al 22 novembre 2026 al Teatro Carmen Melis di Cagliari.

L’incontro avviene alla libreria Ubik di via Sonnino, al termine di una conferenza stampa partecipata da giornalisti, operatori culturali, volontari e numerosi giovani. Un’occasione per approfondire non soltanto il programma della quindicesima edizione, ma soprattutto la visione che accompagna il lavoro della direttrice artistica e dell’Associazione culturale Luna Scarlatta, organizzatrice della manifestazione.

«Pazza Idea è prima di tutto comunità, comunità che si muove nella stessa direzione», spiega Lissia. Ed è proprio questa parola, comunità, a tornare continuamente nella conversazione, diventando la chiave per comprendere il significato di un festival che ha scelto di mettere le relazioni umane al centro della propria identità.

Geografie Umane: oltre i confini, le persone

Il tema scelto per il 2026 nasce dalla volontà di interrogare il significato stesso della parola geografia. Non soltanto territori, frontiere e distanze, ma persone, incontri, identità e percorsi interiori.

«L’idea forte è quella di mettere l’uomo di nuovo al centro», racconta Lissia. «Quando parliamo di geografie ormai pensiamo al Mediterraneo, pensiamo ai confini geografici, pensiamo alle guerre, pensiamo alle cose che non ci piacciono».

La direttrice artistica propone invece uno sguardo capace di riconoscere ciò che attraversa e supera quei confini: le culture che si incontrano, le esperienze che si contaminano, le identità che entrano in relazione.

«Le geografie sono fatte di passaggi, di contaminazioni, di culture che si mescolano, di relazioni», osserva. E aggiunge una dimensione più intima: quella dei paesaggi interiori che ciascuno porta con sé e può mettere a disposizione degli altri.

Da questa prospettiva prende forma un programma che utilizza la letteratura come punto di partenza per esplorare la contemporaneità, attraversando giornalismo, filosofia, scienza, fotografia, musica, poesia e arti visive.

Non un tema destinato a rimanere sullo sfondo, dunque, ma un criterio attraverso il quale costruire gli incontri e mettere in dialogo esperienze apparentemente lontane.

Mattea Lissia - un momento della conferenza stampa

«Ogni spettatore te lo devi conquistare»

La crescita di Pazza Idea è evidente anche nella risposta del pubblico. Gli appuntamenti che raggiungono la capienza massima del teatro sono sempre più numerosi, mentre alcuni ospiti hanno costruito negli anni un rapporto continuativo con la manifestazione.

Ma per Lissia la notorietà non può diventare una garanzia sulla quale adagiarsi.

«I grandi festival falliscono nel momento in cui dicono a loro stessi: siamo grandi», afferma. È allora, secondo la direttrice artistica, che rischiano di perdere l’attenzione e la cura necessarie per mantenere vivo il rapporto con gli spettatori.

La fiducia del pubblico deve essere riconquistata a ogni edizione, attraverso la qualità della proposta culturale, la professionalità dell’organizzazione e l’attenzione alle persone.

«Ogni spettatore te lo devi conquistare», sottolinea Lissia, ricordando che la dimensione di un festival non si misura soltanto attraverso il prestigio dei suoi ospiti, ma anche nella capacità di accogliere chi partecipa.

Questa concezione si traduce in una scelta precisa: non creare separazioni tra chi sale sul palco e chi assiste agli incontri.

«Noi non abbiamo privé al nostro festival», spiega. Scrittori, artisti, organizzatori, comunicatori, volontari e pubblico contribuiscono tutti alla costruzione della stessa esperienza. Nessuna componente può essere considerata secondaria.

È anche per questo che molti ospiti tornano nel corso degli anni, diventando parte della storia della manifestazione. Tra gli esempi citati da Lissia c’è Vera Gheno, presenza ricorrente del festival, con la quale si è consolidato un rapporto che va oltre la singola partecipazione.

Il problema degli spazi culturali a Cagliari

La crescita del pubblico porta però con sé una difficoltà concreta: trovare luoghi adeguati a ospitare manifestazioni che richiamano un numero crescente di persone.

La questione emerge durante la conferenza stampa e diventa uno dei passaggi più significativi dell’intervista.

«La questione degli spazi è lì, in questa città, da vent’anni, da quando almeno io ci lavoro», osserva Lissia. Secondo la direttrice artistica, Cagliari presenta un fermento culturale che non sempre trova strutture sufficienti per esprimersi.

Il festival, dopo le precedenti esperienze in altre sedi cittadine, ha trovato nel Teatro Carmen Melis il proprio punto di riferimento. Ma anche questo spazio, per alcuni appuntamenti, non riesce più a contenere tutte le richieste.

Lissia racconta che l’organizzazione ha cercato una soluzione per consentire a una parte del pubblico rimasta fuori dalla sala di seguire comunque gli incontri, prevedendo l’utilizzo di cuffie per l’ascolto dal foyer.

Un accorgimento che non risolve il problema strutturale, ma testimonia il tentativo di non interrompere il rapporto con una comunità in espansione.

La soddisfazione maggiore, aggiunge, arriva quando a crescere è soprattutto la partecipazione dei più giovani. L’obiettivo è far comprendere alle nuove generazioni che Pazza Idea non è un progetto al quale assistere passivamente, ma uno spazio nel quale possono intervenire, proporre e contribuire.

I giovani, la partecipazione e il desiderio di cambiare il mondo

Il rapporto con le nuove generazioni attraversa anche il programma del festival, che ospita tra gli altri lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, la giornalista Tiziana Ferrario e lo scrittore e docente Christian Raimo.

Matteo Lancini
Matteo Lancini

Nella conversazione con Soundinia, Lissia collega il tema della partecipazione giovanile anche a un’esperienza personale: il momento in cui suo figlio ha espresso il desiderio di andare a votare per la prima volta, in occasione di un referendum.

Un episodio che la direttrice artistica racconta con emozione, riconoscendovi il bisogno delle nuove generazioni di essere ascoltate e di incidere sulle decisioni che riguardano il loro futuro.

«Vogliamo prenderci in mano il mondo. Voi state facendo qualcosa che non ci piace», è il messaggio che Lissia legge in quella scelta.

Il festival cerca di rispondere a questa esigenza anche attraverso la partecipazione diretta di studentesse e studenti alle attività organizzative e comunicative. Il progetto prevede infatti un social media team con il coinvolgimento dell’Università di Cagliari e percorsi formativi rivolti agli studenti dei licei cittadini.

La cultura diventa così anche un’occasione per conoscere dall’interno il lavoro necessario alla realizzazione di una manifestazione, sperimentando responsabilità e competenze.

Da Corrado Formigli a Giovanna Botteri, il giornalismo racconta il mondo

Il tema delle geografie umane trova una delle sue espressioni più immediate nelle testimonianze di chi ha attraversato e raccontato territori segnati da guerre, trasformazioni politiche e conflitti sociali.

Tra gli ospiti della quindicesima edizione figurano Corrado Formigli, Giovanna Botteri, Tiziana Ferrario, Marco Varvello e Francesco Zizola, protagonisti di percorsi differenti nel giornalismo e nella fotografia.

Corrado Formigli - CREDIT Paolo Properzi

Lissia si sofferma in particolare sul ritorno di Formigli, la cui partecipazione era stata prevista nell’edizione precedente e successivamente annullata per motivi di salute.

«Non tradiamo la promessa di riportarlo», racconta, sottolineando l’importanza di mantenere gli impegni assunti con il pubblico.

Sabato 21 novembre Formigli sarà protagonista dell’incontro Silenzio stampa. Il diritto di sapere, dedicato al valore dell’informazione e alla responsabilità del giornalismo nella vita democratica.

Giovanna Botteri porterà invece il proprio racconto delle donne che resistono alle ingiustizie, in un incontro condotto da Marco Varvello. Francesco Zizola presenterà una riflessione fotografica sul rapporto tra essere umano e natura, mentre Tiziana Ferrario affronterà il tema dei giovani italiani che scelgono di trasferirsi all’estero.

Prospettive differenti che convergono sull’idea di una geografia costruita attraverso le vite delle persone e le conseguenze delle scelte politiche e sociali.

Tiziana Ferrario

Da Giorgio Poi a Paolo Fresu, le geografie della musica

Anche la musica occupa un ruolo significativo nel programma, con due incontri-concerto che mettono in relazione generazioni e percorsi artistici diversi.

Giovedì 19 novembre Giorgio Poi sarà protagonista di Il paesaggio interiore, una conversazione musicale con Damir Ivic dedicata al rapporto tra luoghi, esperienze personali e scrittura delle canzoni.

Il giorno successivo, venerdì 20 novembre, sarà la volta di Paolo Fresu, ancora in dialogo con Ivic, nell’incontro-concerto Geografie dell’incontro. Il privilegio di un luogo, le musiche del mondo. La parte musicale vedrà la partecipazione di Pierpaolo Vacca.

Paolo Fresu - foto di Fabiana Laurenzi
Paolo Fresu – foto di Fabiana Laurenzi

Per Lissia la scelta degli interlocutori è parte integrante della costruzione del programma. Non conta soltanto individuare artisti di rilievo, ma creare le condizioni perché l’incontro possa sviluppare contenuti e prospettive originali.

Il cartellone comprende inoltre il progetto audiovisivo NÒDOS (Nodi) di Saffronkeira e Amir B. Ash, ispirato alla poetica di Maria Lai, e il concerto HERSTORIES di Filomena Campus e Steve Lodder, dedicato a figure femminili reali e leggendarie.

La cultura gratuita come scelta di democrazia

Il passaggio conclusivo dell’intervista affronta una questione che Lissia considera centrale: il diritto di accesso alla cultura.

Tutti gli incontri, gli spettacoli e i laboratori di Pazza Idea sono gratuiti. Per gli appuntamenti in teatro l’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti, senza prenotazione; per i quattro workshop è invece richiesta l’iscrizione.

Una scelta che non deriva dall’assenza di costi organizzativi, ma da una precisa idea del ruolo delle risorse pubbliche e della responsabilità di chi le utilizza.

«Io penso che la cultura debba essere appannaggio di tutti, esattamente come la sanità e la scuola», afferma Lissia.

Il principio è quello di garantire a un pubblico il più possibile ampio la possibilità di partecipare a esperienze culturali di qualità, senza introdurre barriere economiche.

«Io scelgo di farne 25 e offrirle a tutti perché 30 per privilegiati per me è un fallimento», afferma Lissia. Il ragionamento è semplice: se le risorse economiche disponibili non consentono di organizzare un programma più ampio mantenendo l’ingresso gratuito, meglio rinunciare a qualche appuntamento piuttosto che introdurre biglietti a pagamento. I numeri citati sono esemplificativi, ma il principio è preciso: non conta soltanto quante iniziative culturali si riescono a realizzare, ma quante persone possono effettivamente parteciparvi, indipendentemente dalle proprie possibilità economiche. Per Lissia, l’utilizzo dei finanziamenti pubblici comporta anche questa responsabilità: fare in modo che la qualità dell’offerta culturale non diventi un privilegio riservato a chi può permettersela.

La gratuità, tuttavia, richiede anche una responsabilità condivisa da parte del pubblico. Rispettare le file, accettare i limiti di capienza e riconoscere il diritto degli altri a partecipare fanno parte, secondo Lissia, della stessa esperienza culturale.

È un aspetto che la direttrice artistica riconosce nel pubblico cagliaritano, descritto come preparato, attento ed esigente. Un pubblico che non dovrebbe mai essere sottovalutato, né considerato disposto ad accettare proposte di qualità inferiore.

La risposta alle iniziative culturali, sostiene, dimostra quanto sia importante continuare a investire nella cura dei contenuti e dell’organizzazione.

Quindici edizioni, una comunità da continuare a costruire

La quindicesima edizione di Pazza Idea – Geografie Umane si svolgerà dal 19 al 22 novembre al Teatro Carmen Melis di Cagliari, con quattro giornate di incontri, presentazioni, reading, concerti, performance, fotografia e workshop.

Il festival è organizzato dall’Associazione culturale Luna Scarlatta, con la direzione artistica di Mattea Lissia, e realizzato con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Cagliari e della Fondazione di Sardegna, in collaborazione con la Fondazione Teatro Lirico di Cagliari.

Il programma attraversa questioni centrali della contemporaneità, dalle disuguaglianze ai femminismi, dalla scuola all’intelligenza artificiale, dalla libertà d’informazione alla memoria, con omaggi a Grazia Deledda, nel centenario del Nobel, e a Joyce Lussu.

Ma al di là dei singoli appuntamenti, la conversazione con Mattea Lissia restituisce soprattutto il significato di un lavoro culturale costruito nel tempo, attraverso relazioni che si rinnovano e una comunità che continua ad allargarsi.

È qui che il tema delle geografie umane trova forse la sua interpretazione più concreta: non soltanto raccontare i territori e le persone, ma creare occasioni perché possano incontrarsi. E continuare a farlo senza considerare mai concluso il percorso.

Giovanna Botteri

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