Andrea Congia e Elisa Zedda: «L’arte deve trasformare i luoghi, creare relazioni e lasciare tracce»

Dalla tournée di Canne al vento tra Italia e Svizzera alla decima edizione di Sinestesie, fino ai vent’anni di Significante nel 2027. I due artisti raccontano a Soundinia il percorso di Tra Parola e Musica – Casa di Suoni e Racconti, il rapporto tra musica e teatro e le difficoltà di costruire una comunità culturale in Sardegna.

C’è un’idea che attraversa il lavoro di Andrea Congia e Elisa Zedda: l’arte non dovrebbe limitarsi a occupare uno spazio, ma trasformarlo. Può trasformare un libro in un’esperienza teatrale, un luogo della periferia in un palcoscenico, una tradizione musicale in un’occasione di incontro tra culture. Può anche creare relazioni destinate a sopravvivere agli spettacoli, lasciando tracce nelle persone e nelle comunità.

È il filo conduttore della conversazione che i due artisti hanno condiviso negli studi di Soundinia, raccontando il percorso di Tra Parola e Musica – Casa di Suoni e Racconti, realtà che da oltre un decennio intreccia musica, teatro, letteratura, cinema e arti visive.

L’occasione arriva al ritorno da una tournée di circa venti giorni, che li ha portati dal nord della Sardegna a diverse regioni italiane, fino alla Svizzera, con tappe a Lugano e Ginevra. Al centro del viaggio Canne al vento, la produzione dedicata al romanzo di Grazia Deledda, nell’anno del centenario del Premio Nobel per la Letteratura, assegnato alla scrittrice nel 1926, e del novantesimo anniversario della sua morte.

«Abbiamo costruito e rafforzato un sacco di relazioni», racconta Elisa Zedda, sottolineando l’accoglienza ricevuta sia dai circoli degli emigrati sardi sia da realtà culturali incontrate durante il percorso.

La tournée ha attraversato Piemonte, Lombardia e Marche, con una dozzina di rappresentazioni. Accanto a Canne al vento sono stati proposti anche Accabadora, dal romanzo di Michela Murgia, e un lavoro originale dedicato a San Francesco d’Assisi, costruito attraverso parola, musica e immagini per riflettere sul rapporto tra essere umano, natura e tecnologia.

Trasformare un luogo significa costruire un altro mondo

Per Andrea Congia la trasformazione è il principio attorno al quale si sviluppa l’intera ricerca artistica. Non riguarda soltanto il passaggio dalla pagina scritta alla scena, ma anche la possibilità di modificare la percezione degli spazi e delle comunità che li abitano.

È quanto accade con Ucronìe, il festival fantamusicale che negli anni ha trovato uno dei propri luoghi di riferimento nel Villaggio Pescatori di Cagliari, trasformando un contesto urbano in uno spazio di immaginazione e partecipazione.

«Trasformare è un po’, secondo me, il sinonimo di fare arte», spiega Congia. Il suo obiettivo è andare oltre la semplice compresenza di linguaggi differenti, cercando un’interazione tra musica, parola, immagini, tecnologia e luoghi. Un approccio che definisce non soltanto multidisciplinare, ma anche «interestetico», capace di generare un processo di costruzione immaginifica collettiva.

In questa prospettiva, il teatro non coincide necessariamente con un edificio o con un palcoscenico tradizionale. Può nascere in una strada, in un quartiere, in uno spazio periferico, a condizione che il lavoro artistico riesca a stabilire una relazione con il contesto e con le persone.

Andrea Congia - FOTO DI PIERPAOLO ARRU

Elisa Zedda: «La chiave sta nell’ascolto»

Il rapporto tra recitazione e musica dal vivo è uno degli elementi centrali delle produzioni di Tra Parola e Musica. Per Elisa Zedda, cantante e attrice, il suono non rappresenta un accompagnamento esterno alla parola, ma una componente fondamentale della costruzione scenica.

«Per me il ritmo e la musicalità sono la base per poter fare teatro», racconta. Nelle produzioni realizzate con Congia, la musica assume un ruolo drammaturgico e modifica di volta in volta tempi, intensità e possibilità interpretative.

«La chiave sta nell’ascolto», osserva Zedda, indicando nella fiducia reciproca e nell’improvvisazione due condizioni essenziali del lavoro condiviso.

Il loro incontro artistico risale a un’esperienza legata a Ucronìe, durante la quale Congia aveva sperimentato con lei la figura del «canovaccio vivente», una presenza scenica capace di suggerire le parole senza imporre all’interprete una recitazione rigidamente memorizzata. Dopo quella prima collaborazione, i due si sono ritrovati per la tournée del 2024 dedicata ad Accabadora di Michela Murgia.

Da allora il rapporto si è consolidato, estendendosi anche agli aspetti organizzativi. Zedda sta infatti assumendo nuove responsabilità all’interno delle attività dell’associazione, partecipando alla preparazione di alcune produzioni della prossima edizione di Sinestesie.

Per l’attrice, organizzazione e creazione non costituiscono due mondi separati. Anche confrontarsi con gli aspetti produttivi, amministrativi e progettuali significa approfondire la conoscenza del mestiere e contribuire alla costruzione di un percorso artistico condiviso.

Elisa Zedda - FOTO PIERPAOLO ARRU

Dalla Sardegna all’Europa: raccontare un’isola attraverso il dialogo

Il lavoro di Congia ha attraversato negli anni anche i confini nazionali, con esperienze in Grecia, Malta, Corsica, Paesi Baschi e Svizzera. Non semplici trasferte, ma progetti costruiti attorno al confronto tra patrimoni culturali e comunità differenti.

In Grecia, nell’isola di Karpathos, è stata portata in scena La festa del Cristo di Grazia Deledda. In Corsica, Il muto di Gallura e progetti legati alle tradizioni musicali galluresi hanno permesso di approfondire le relazioni storiche e linguistiche tra le due isole. A Malta, un lavoro originale sul mare e sul concetto di insularità ha coinvolto artisti locali, mentre nei Paesi Baschi l’incontro tra la poesia estemporanea sarda e quella basca ha dato vita a un confronto tra improvvisatori delle due tradizioni.

Congia riassume il senso di queste esperienze in una formula che ritorna più volte durante l’intervista: «Sardi, vi presento i sardi. Sardi, presentatevi al mondo, però ricordatevi che c’è un mondo con cui costruire relazioni e scambi».

L’obiettivo non è dunque soltanto esportare produzioni artistiche, ma mettere in circolazione conoscenze, persone e linguaggi, costruendo occasioni di collaborazione che possano continuare anche dopo la conclusione dei singoli progetti.

Accabadora - foto di Mario Gentile

La cultura come esperienza, non soltanto come consumo

La conversazione si sposta poi sulle difficoltà del lavoro artistico e sul rapporto tra cultura, formazione e nuove generazioni.

Congia osserva come, nella propria esperienza, sia diventato sempre più difficile costruire percorsi continuativi. Non mette in discussione la quantità dell’offerta culturale, ma il rischio che gli appuntamenti rimangano episodi isolati, senza trasformarsi in esperienze capaci di incidere stabilmente sulla formazione delle persone.

«In questo momento ho la sensazione che ci sia in generale un cattivo senso della fruizione della cultura», afferma, spiegando come l’attività artistica venga spesso relegata a una dimensione prevalentemente ricreativa, separata dagli altri aspetti della vita individuale e collettiva.

Il tema riguarda anche l’educazione. Congia racconta l’esperienza di un laboratorio multiartistico condotto da anni in una scuola primaria, nel quale i bambini partecipano all’intero processo creativo, dall’elaborazione dell’idea alla drammaturgia, dalla musica alla danza, fino alla rappresentazione finale.

Per Elisa Zedda la questione investe anche la responsabilità personale di chi sceglie una professione artistica. L’attrice richiama l’importanza della determinazione, dello studio e della disponibilità al sacrificio, senza negare le difficoltà economiche che accompagnano il mestiere.

Il suo auspicio è che si possano costruire condizioni capaci di consentire ad artisti e artiste di vivere del proprio lavoro, rafforzando al tempo stesso le relazioni tra compagnie, interpreti e pubblico.

Da qui nasce una riflessione condivisa sulla progressiva scomparsa di alcuni luoghi di aggregazione culturale a Cagliari. Nel dialogo emergono i ricordi del quartiere Marina, dei locali e degli spazi che in passato favorivano incontri spontanei tra musicisti, attori, operatori culturali e cittadini.

Più che un esercizio di nostalgia, è una domanda sul presente: dove possono nascere oggi quelle relazioni che permettono a una comunità artistica di riconoscersi e crescere?

Andrea Congia - FOTO DI PIERPAOLO ARRU

Sinestesie compie dieci anni: dall’11 al 26 novembre il programma Interno indietro

Il futuro immediato di Tra Parola e Musica passa attraverso Sinestesie, la rassegna dedicata all’incontro tra cinema, musica e arti visive, che nel 2026 raggiunge la decima edizione.

Il programma, intitolato ** Interno indietro **, si svolgerà dall’11 al 26 novembre, esplorando il concetto di ritorno attraverso immagini, memoria, storia e linguaggi performativi.

Gli appuntamenti si terranno allo Spazio Hermaea di Pirri, in via Santa Maria Chiara 24A.

Si comincerà mercoledì 11 novembre con La Storia nel cinema sardo, una conferenza-concerto dedicata al modo in cui alcuni registi hanno rappresentato il passato attraverso le proprie opere. Il dialogo con gli autori sarà accompagnato da interventi musicali dal vivo su sequenze dei loro film.

Giovedì 12 novembre sarà la volta di Cenere, il film muto del 1916 diretto da Febo Mari, interpretato da Eleonora Duse e tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda. La proiezione sarà accompagnata da una sonorizzazione dal vivo affidata a una formazione musicale.

Il 18 novembre il programma proporrà un incontro monografico dedicato al regista Marco Antonio Pani, per approfondire il rapporto tra musica e immagini nel suo percorso cinematografico.

Il 19 novembre debutterà Incanto alle spalle, nuova produzione di visual performing arts ispirata al mito di Orfeo, definita da Congia un «neoratorio dedicato a un amore impossibile».

La giornata del 25 novembre, dedicata a livello internazionale all’eliminazione della violenza contro le donne, ospiterà Divisivo, un progetto che intreccia flamenco, danza, arti visive, manipolazione video dal vivo e musica. Nella stessa occasione sarà presentato anche Le orecchie del mercante, film musicale in bianco e nero costruito attorno a una riflessione sul valore delle cose e delle persone.

La rassegna si concluderà giovedì 26 novembre con Avanti un’altra rivoluzione, nuova produzione cinematografica in fase di realizzazione, che sarà accompagnata da una sonorizzazione dal vivo. Attraverso una sequenza di situazioni e dialoghi, il film si interrogherà sulle rivoluzioni che ciascuno vorrebbe vedere nel mondo.

Accabadora - FOTO CASAUIZA
Accabadora – FOTO CASAUIZA

Verso i vent’anni di Significante

Lo sguardo si spinge infine al 2027, quando Significante, la rassegna che mette in relazione letteratura sarda e linguaggi performativi, raggiungerà la ventesima edizione.

Un traguardo che rappresenta anche l’occasione per ripercorrere una storia fatta di decine di produzioni, nate dall’incontro tra testi letterari, musica, teatro e, più recentemente, arti visive.

Congia anticipa un programma che dovrebbe svilupparsi tra gennaio e marzo, con particolare attenzione ad alcuni anniversari legati alla cultura e alla storia della Sardegna, tra cui il novantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci.

Il progetto continua a perseguire un obiettivo che il musicista considera fondamentale: raccontare la storia dei sardi non soltanto come memoria del passato, ma anche come interpretazione del presente e possibilità di immaginare il futuro.

Alla domanda su ciò che resta di oltre un decennio di attività, tra collaborazioni, produzioni e percorsi formativi, Congia risponde parlando delle tracce lasciate nelle persone. Ogni esperienza può generare conseguenze impreviste, alimentare nuovi progetti e contribuire alla crescita di altri artisti.

È forse questa l’immagine che meglio riassume il senso dell’intervista: un lavoro culturale che non si misura soltanto attraverso il numero degli spettacoli realizzati, ma nella capacità di produrre relazioni e possibilità.

Perché trasformare un luogo, una storia o una comunità significa anche lasciare aperta la strada a ciò che verrà.

Ascolta l’intervista integrale ad Andrea Congia ed Elisa Zedda: dalla tournée dedicata a Grazia Deledda ai progetti di Tra Parola e Musica, passando per Sinestesie, Significante e una riflessione sul futuro della cultura in Sardegna.

Elisa Zedda - FOTO FRANZESCO CASAUIZA
Simone Cavagnino
Simone Cavagninohttps://www.soundinia.it
Simone Cavagnino è giornalista, autore e speaker radiofonico. Laureato in Scienze Giuridiche, si occupa di giornalismo culturale, musicale e comunicazione istituzionale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Infochannel TV Sardinia, ha diretto Unica Radio e ha scritto per JAZZIT, altre riviste nazionali e quotidiani regionali. Nel 2014 ha curato il documentario La memoria del suono, dedicato all'artista Pinuccio Sciola. Nel 2018 ha pubblicato, insieme al giornalista Claudio Loi, il volume Sardegna, jazz e dintorni (Aipsa Edizioni). Attualmente cura la comunicazione di alcuni tra i principali festival culturali della Sardegna e dirige Soundinia, testata giornalistica dedicata alla cultura, alla musica e ai territori del Mediterraneo.

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