Fabio Talloru racconta LÀMINE: «Un invito a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare»

Giovedì 29 ottobre, al Teatro di Sant’Eulalia di Cagliari, tre performance di musica elettronica e ricerca sonora con Hubble, Fabio Talloru e Atoloi. Nell’intervista a Soundinia, il musicista e sound designer spiega il senso di un’esperienza che riduce gli stimoli visivi per riportare il suono al centro dell’ascolto.

Che cosa accade quando, durante un concerto, la luce quasi scompare e il pubblico viene invitato a concentrarsi esclusivamente su ciò che ascolta? È intorno a questa domanda che si sviluppa LÀMINE, il progetto di Coru Aresti che torna giovedì 29 ottobre 2026 al Teatro di Sant’Eulalia di Cagliari, nel quartiere Marina, con un secondo appuntamento dedicato alla musica elettronica, alla sperimentazione e alle possibilità espressive del suono.

Tre performance autonome, un teatro completamente oscurato e pochi interventi luminosi, concepiti per accompagnare l’ascolto senza distrarlo. Dalle 19 alle 21.30 si alterneranno Hubble, progetto del produttore sardo Giuseppe Marchegiano, Fabio Talloru, musicista e sound designer conosciuto anche come Fabio Tallo, e Atoloi, progetto del ricercatore sonoro milanese Matteo Ghiringhelli.

A raccontare il significato dell’iniziativa ai microfoni di Soundinia è proprio Fabio Talloru, coinvolto sia nell’organizzazione di Coru Aresti sia come artista della serata. Una doppia prospettiva che permette di entrare nel laboratorio di idee dal quale nasce LÀMINE e di comprendere perché l’oscurità, in questo caso, non sia un semplice elemento scenografico, ma una componente fondamentale dell’esperienza musicale.

Riportare il suono al centro dell’esperienza

Coru Aresti nasce nel 2021 da un gruppo di amici e collaboratori accomunati dall’interesse per le arti sonore e dalla volontà di costruire eventi nei quali il rapporto tra musicisti, ambiente e pubblico abbia un ruolo centrale.

Nell’intervista, Talloru individua il principio che accompagna il progetto fin dalle sue origini: riportare l’attenzione sulla musica, sottraendola a quelle dinamiche di visibilità e riconoscimento che spesso finiscono per condizionare la proposta culturale.

L’intenzione, spiega, è quella di «ricentrare un po’ l’evento musicale proprio sulla questione del suono», prima degli elementi esterni legati alle tendenze, alla notorietà e alle reti sociali.

Non si tratta, precisa il musicista, di una dichiarazione teorica. Coru Aresti cerca da sei anni di tradurre questo principio in scelte organizzative concrete, sperimentando luoghi, modalità di partecipazione e differenti condizioni di ascolto.

Per lungo tempo l’attività si è sviluppata soprattutto all’aperto, in particolare nella parte conclusiva dell’estate, valorizzando il rapporto tra musica e paesaggio naturale. Nel 2026 l’organizzazione ha deciso di ampliare il proprio percorso attraverso appuntamenti al chiuso, capaci di proseguire la ricerca anche nei mesi autunnali e invernali.

È da questa esigenza che prende forma LÀMINE, una proposta che trasferisce l’esperienza sonora in un ambiente delimitato e ne modifica radicalmente le condizioni percettive.

Il Teatro di Sant’Eulalia, in vico del Collegio 2, diventa così uno spazio nel quale l’architettura, l’oscurità e la prossimità tra musicisti e spettatori contribuiscono a definire il concerto.

Un teatro oscurato, una luce appena percepibile

L’elemento più riconoscibile di LÀMINE è la scelta di svolgere le performance in una condizione di buio quasi totale.

La luce non viene eliminata completamente, ma ridotta a pochi interventi capaci di isolare il musicista o alcuni dettagli della scena. Il risultato è un ambiente nel quale viene meno gran parte delle informazioni visive che normalmente accompagnano un’esibizione dal vivo.

Talloru descrive una luce molto debole, che attraversa lo spazio senza illuminarlo interamente, creando una sorta di fenditura nell’oscurità. È proprio questa immagine a richiamare il titolo del progetto: le lamine come tagli luminosi che interrompono momentaneamente il buio.

La scelta non nasce dalla volontà di costruire un effetto spettacolare, ma dal desiderio di modificare la relazione tra pubblico e musica.

Quando gli stimoli visivi vengono ridotti, l’ascoltatore può concentrare maggiormente la propria attenzione sulle caratteristiche del suono: la sua provenienza, la durata, le trasformazioni timbriche, le pause e il modo in cui si diffonde nello spazio.

L’obiettivo è creare le condizioni perché il suono diventi, nelle parole di Talloru, «l’unico paesaggio possibile e presente attorno a noi».

Il pubblico può anche scegliere di chiudere gli occhi, lasciandosi guidare dalle composizioni senza la necessità di seguire continuamente ciò che avviene sul palco.

Non è una prescrizione, ma un invito a sperimentare una modalità di ascolto differente da quella abituale.

Lamine vol2

Dalla prima edizione alla conferma del format

Il primo appuntamento di LÀMINE si è svolto il 26 febbraio 2026, sempre al Teatro di Sant’Eulalia, con le performance di Andrea Cherchi, Danilo Casti e Nyah Bear.

Il secondo episodio non rappresenta, secondo Talloru, una trasformazione radicale del progetto. È piuttosto la conferma di una formula che ha incontrato una risposta positiva da parte del pubblico.

Nell’intervista il musicista ricorda la sorpresa dell’organizzazione di fronte alla partecipazione alla prima serata, con un teatro quasi completamente pieno per una proposta che richiedeva agli spettatori un atteggiamento diverso rispetto a quello di un concerto tradizionale.

L’aspetto più significativo, osserva, è stato constatare come il pubblico avesse compreso spontaneamente l’intenzione dell’iniziativa, senza che fosse necessario spiegare preventivamente come comportarsi o quale esperienza aspettarsi.

La partecipazione si è sviluppata attraverso l’ascolto, confermando la possibilità di costruire un rapporto diretto con una proposta musicale non convenzionale.

Anche per il secondo appuntamento viene mantenuta la struttura in tre momenti distinti, intervallati da brevi pause.

Talloru paragona questa articolazione a quella di uno spettacolo teatrale, nel quale gli intervalli separano gli atti. Ogni artista presenta una propria narrazione sonora, mentre il contesto percettivo rimane comune.

Le pause non hanno soltanto una funzione organizzativa: consentono al pubblico di passare da un universo musicale all’altro, preservando l’autonomia delle singole performance.

Hubble, dalla Sardegna alla scena elettronica berlinese

Ad aprire la serata sarà Hubble, nome artistico di Giuseppe Marchegiano, produttore cagliaritano da tempo residente a Berlino.

Attivo con questo progetto dal 2007, Marchegiano ha sviluppato una ricerca legata alla produzione elettronica, alla manipolazione del suono e alla costruzione di strutture ritmiche e atmosfere ipnotiche.

Il suo percorso comprende pubblicazioni per etichette come Moulton, Archipel e Sleep Is Commercial, oltre a esperienze dal vivo in differenti contesti della scena elettronica internazionale.

Nel 2010 l’etichetta Archipel ha pubblicato Forget Me Not, il suo album d’esordio, legato anche all’esperienza del trasferimento nella capitale tedesca.

Berlino ha rappresentato un ambiente importante per lo sviluppo della sua ricerca, offrendo occasioni di confronto con una scena nella quale la musica elettronica viene esplorata attraverso linguaggi e pratiche differenti.

Nel corso degli anni il suo percorso ha attraversato anche spazi come il Club der Visionaere e il Berghain.

Talloru sottolinea soprattutto la capacità di Marchegiano di esplorare la produzione elettronica non soltanto come genere musicale, ma come insieme di tecniche attraverso le quali registrare, trasformare e riorganizzare la materia sonora.

La sua presenza a LÀMINE porta così a Cagliari un’esperienza maturata in un contesto internazionale, mantenendo un legame diretto con la scena musicale sarda dalla quale proviene.

Fabio Talloru, il suono nascosto nella materia

Il secondo intervento sarà quello di Fabio Talloru, che torna a esibirsi all’interno di un evento alla cui organizzazione contribuisce direttamente.

Conosciuto anche come Fabio Tallo, Talloru è un ricercatore multimediale, musicista e sound designer originario del Sud Sardegna. Il suo lavoro si sviluppa intorno all’esplorazione delle possibilità sonore della materia e alla trasformazione di registrazioni ambientali e suoni prodotti da oggetti naturali e artificiali.

Attraverso campionamenti, sintetizzatori, loop, elaborazioni elettroniche e strutture ritmiche, il musicista costruisce composizioni che attraversano differenti ambiti, dalla produzione musicale alle colonne sonore e alle installazioni.

Alla base della sua ricerca si trova l’interesse per ciò che normalmente rimane ai margini dell’ascolto quotidiano.

Un oggetto, un ambiente o un rumore possono diventare materiali compositivi attraverso processi di registrazione e trasformazione, assumendo caratteristiche differenti da quelle originarie.

È una pratica che sposta l’attenzione dalla distinzione convenzionale tra suono musicale e rumore, interrogando le possibilità espressive di ciò che ci circonda.

La partecipazione a LÀMINE assume per Talloru anche un significato particolare, perché lo riporta sul palco all’interno di un’iniziativa sviluppata insieme agli altri componenti di Coru Aresti.

Una condizione che, come racconta nell’intervista, non si verificava da diversi anni e che lo vedrà impegnato contemporaneamente come collaboratore del progetto e come autore di una delle tre narrazioni sonore.

Fabio Tallo @ Fabio Piccioni

Atoloi, le registrazioni sul campo e la dimensione ambient

A concludere il programma sarà Atoloi, progetto di Matteo Ghiringhelli, artista e ricercatore sonoro attivo a Milano.

La sua produzione attraversa differenti territori della musica elettronica, utilizzando sintetizzatori, registrazioni sul campo e campioni autoprodotti per costruire ambienti sonori nei quali la componente ritmica può lasciare spazio a forme di ascolto più contemplative.

Talloru evidenzia come il progetto presentato a Cagliari si distingua da altre esperienze per le quali Ghiringhelli è maggiormente conosciuto.

Per LÀMINE l’artista proporrà infatti un lavoro orientato verso la musica ambient, con una dimensione più intima e immersiva, particolarmente coerente con le condizioni di ascolto previste dal format.

Un ruolo importante è affidato al field recording, la pratica di registrare suoni presenti negli ambienti naturali e artificiali, trasformandoli successivamente in materiali per la composizione.

Questi suoni possono conservare tracce riconoscibili dei luoghi di provenienza oppure essere sottoposti a elaborazioni tali da assumere caratteristiche completamente differenti.

La ricerca di Atoloi si sviluppa proprio in questa relazione tra ambiente, memoria sonora e trasformazione elettronica, attraversando contesti che possono andare dal club agli spazi museali.

Nel teatro oscurato di Sant’Eulalia, il progetto troverà una condizione nella quale il pubblico potrà concentrarsi sulle variazioni e sulle stratificazioni della materia sonora.

Il silenzio del pubblico come parte dell’esperienza

Uno degli aspetti organizzativi sui quali Talloru insiste maggiormente riguarda il rispetto delle condizioni di ascolto.

Le performance inizieranno puntualmente alle 19 e durante ciascun live non sarà consentito l’accesso alla sala.

Chi arriverà dopo l’inizio di un’esibizione dovrà attendere l’intervallo successivo.

Non si tratta di una limitazione introdotta per ragioni puramente organizzative, ma di una scelta direttamente collegata alla natura del progetto.

L’ingresso di persone durante una performance, soprattutto in un ambiente quasi completamente buio, potrebbe interrompere la concentrazione degli spettatori e modificare le condizioni percettive sulle quali si basa LÀMINE.

Talloru spiega che l’organizzazione intende preservare la continuità dell’attenzione e della narrazione sonora, evitando interruzioni che possano compromettere l’esperienza collettiva.

Per questo motivo invita il pubblico ad arrivare con anticipo rispetto all’inizio del primo concerto.

L’apertura è prevista alle 18.30, mezz’ora prima dell’avvio delle performance, così da permettere agli spettatori di prendere posto e familiarizzare con lo spazio.

I posti sono limitati e non numerati.

L’accesso prevede un contributo d’ingresso, con prevendita attraverso la piattaforma DICE. L’organizzazione sarà comunque presente al teatro fin dall’apertura per assistere chi dovesse avere difficoltà nell’utilizzo della piattaforma o necessitasse di informazioni.

Coru Aresti, una comunità temporanea costruita intorno all’ascolto

Il progetto LÀMINE si inserisce nel percorso che Coru Aresti porta avanti dal 2021, attraverso iniziative dedicate alle arti sonore e alla costruzione di un rapporto diretto tra musicisti e pubblico.

L’organizzazione ha sviluppato negli anni una proposta che cerca di ridurre le distanze tra chi realizza l’evento, chi si esibisce e chi partecipa.

L’obiettivo non è soltanto presentare produzioni musicali, ma costruire occasioni nelle quali l’ascolto diventi un’esperienza condivisa.

La scelta di utilizzare luoghi differenti, dal paesaggio naturale agli spazi teatrali, risponde alla volontà di interrogare continuamente il rapporto tra suono e ambiente.

Secondo quanto comunicato dagli organizzatori, Coru Aresti non riceve contributi pubblici e sostiene le proprie attività attraverso le risorse raccolte durante gli eventi, destinate alla copertura delle spese organizzative e al lavoro degli artisti.

La seconda edizione di LÀMINE è realizzata in collaborazione con Terzo, con il supporto di Cultína, LOGA, Bar Florio e Theandric Teatro.

Nell’intervista a Soundinia, Talloru non nasconde l’auspicio che il progetto possa proseguire con nuovi appuntamenti. Una possibilità ancora da confermare, ma sostenuta dall’esperienza positiva del primo episodio e dalla volontà di continuare a sperimentare nuove modalità di ascolto.

LÀMINE vol.2 rappresenta così un ulteriore passaggio di una ricerca che invita a considerare la musica non soltanto come spettacolo, ma come esperienza capace di modificare temporaneamente il modo in cui percepiamo lo spazio e ciò che ci circonda.

LÀMINE vol.2: orari, biglietti e informazioni

Giovedì 29 ottobre 2026, Teatro di Sant’Eulalia, vico del Collegio 2, quartiere Marina, Cagliari.

L’apertura è prevista alle 18.30, con inizio delle performance alle 19 e conclusione alle 21.30.

L’ordine delle esibizioni sarà Hubble, Fabio Talloru e Atoloi, con brevi intervalli tra un concerto e l’altro.

I posti sono limitati e non numerati. L’ingresso prevede un contributo, con biglietti disponibili su DICE, raggiungibile anche attraverso la pagina dell’evento su Resident Advisor e il profilo Instagram di Coru Aresti.

Durante le performance non sarà consentito entrare in sala. Gli spettatori in ritardo potranno accedere soltanto durante l’intervallo successivo.

Per informazioni: infocoruaresti@gmail.com e Instagram @coru.aresti.

L’intervista integrale a Fabio Talloru è stata realizzata per Soundinia, il progetto dedicato alle voci e alle storie della cultura in Sardegna.

Lamine vol2 - artisti

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