Cristian Marcia: «La musica abbatte i muri e crea ponti»

Oltre 150 giovani musicisti da tutto il mondo a Cagliari per la 26ª edizione dell’Accademia Internazionale di Musica. Cristian Marcia racconta a SoundInia il progetto, le opportunità per i giovani sardi, il valore del viaggio e il legame con la Sardegna. Nell’articolo l’intervista integrale in podcast.

Dal 24 agosto Cagliari torna a essere un crocevia internazionale della musica. Più di centocinquanta giovani musicisti provenienti da Francia, Germania, Spagna, Giappone, Corea del Sud, Cina e da numerosi altri Paesi si incontrano nel capoluogo sardo per la ventiseiesima edizione dell’Accademia Internazionale di Musica di Cagliari, ospitata negli spazi del Conservatorio “Giovanni Pierluigi da Palestrina”.

Un appuntamento che, in oltre un quarto di secolo, ha costruito un ponte stabile tra la Sardegna e alcune delle più importanti realtà internazionali della formazione musicale. A raccontarne storia, presente e prospettive ai microfoni di Soundinia è Cristian Marcia, direttore artistico dell’Accademia, chitarrista e compositore, protagonista di un percorso professionale iniziato proprio dalla necessità di lasciare l’isola per confrontarsi con il mondo.

Al centro dell’intervista c’è innanzitutto il significato di un’esperienza che offre ai giovani musicisti sardi la possibilità di studiare e lavorare accanto a docenti e interpreti di livello internazionale. Anche quest’anno la collaborazione con il Conservatorio di Cagliari permette infatti a trenta giovani borsisti sardi di partecipare alle attività dell’Accademia. Un confronto che, nelle intenzioni di Marcia, va molto oltre il perfezionamento tecnico: significa entrare in relazione con scuole, sensibilità e culture musicali differenti e costruire quei rapporti che possono rivelarsi decisivi all’inizio di una carriera.

È una convinzione che nasce dalla sua stessa esperienza. Marcia ricorda nell’intervista il ragazzo partito da Quartu Sant’Elena grazie a una borsa di studio e arrivato a Parigi, una città che avrebbe cambiato radicalmente il suo modo di osservare la musica e il mondo. Da quell’esperienza, ventisei anni fa, sarebbe nata l’idea dell’Accademia: portare a Cagliari una parte di quelle opportunità che per molto tempo i giovani sardi potevano trovare soltanto partendo.

Oggi il progetto mette in relazione l’isola con istituzioni e ambienti musicali internazionali, dal Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse de Paris al Mozarteum di Salisburgo, fino alla Juilliard School di New York e alle realtà formative di Bruxelles. Ma il punto, per Marcia, non è soltanto avere a Cagliari grandi maestri. È permettere agli studenti di incontrarsi tra loro.

In un tempo nel quale una quantità pressoché sterminata di lezioni, interpretazioni e contenuti musicali è disponibile online, il viaggio conserva infatti un valore che nessun tutorial può sostituire: quello dell’esperienza. Conoscere altri giovani, osservare come studiano e vivono, misurarsi con culture differenti e condividere fisicamente la musica significa ampliare il proprio orizzonte umano prima ancora che professionale.

«La musica è un linguaggio universale», sottolinea Marcia nel corso della conversazione. E proprio l’arrivo a Cagliari di ragazzi che parlano lingue differenti diventa la rappresentazione concreta di questa idea: la musica come terreno comune capace, soprattutto in un periodo segnato da conflitti e divisioni, di abbattere muri e costruire ponti.

L’intervista si sposta poi su un territorio più personale. Quello del rapporto tra viaggio, lontananza e appartenenza. Nel suo ultimo lavoro discografico, “Minimalist Songs”, Marcia raccoglie undici composizioni nelle quali riaffiorano luoghi e paesaggi della sua esperienza: il mare, il vento, Molentargius, il Poetto, Siddi, la Sardegna, ma anche Parigi. Ne emerge un’identità musicale che non ha bisogno di ricorrere necessariamente ai codici della tradizione per raccontare una terra.

È proprio la distanza, paradossalmente, ad avergli consentito di comprenderla meglio. Partire, conoscere altre città e altre culture significa anche acquisire uno sguardo nuovo sul luogo dal quale si proviene. Così persino una passeggiata nel Parco di Molentargius può trasformarsi, nelle parole del compositore, in un’esperienza sonora: un paesaggio fatto di rumori, richiami, silenzi e suggestioni che possono diventare materia musicale.

C’è infine un movimento inverso, forse uno dei passaggi più interessanti della conversazione: non soltanto ciò che un maestro può trasmettere ai propri studenti, ma quello che continua a imparare da loro. «Io imparo moltissimo dai miei studenti», racconta Marcia, ricordando come l’insegnamento costringa continuamente anche chi insegna a interrogare se stesso, la propria interpretazione e il proprio rapporto con la musica.

Dalla partenza per Parigi alla nascita dell’Accademia, dai giovani musicisti arrivati a Cagliari da ogni parte del mondo alla Sardegna che riaffiora nelle sue composizioni, l’intervista con Cristian Marcia attraversa così ventisei anni di musica, formazione, partenze e ritorni. E pone una domanda che riguarda non soltanto chi sceglie di diventare musicista: quanto è ancora importante uscire dal proprio mondo per imparare a riconoscerlo davvero?

Nel player presente in questo articolo è possibile ascoltare l’intervista integrale a Cristian Marcia, con il racconto dell’Accademia Internazionale di Musica di Cagliari, della sua esperienza personale e artistica, del rapporto con i giovani e di quella Sardegna che, dopo tanti anni trascorsi all’estero, continua a entrare nella sua musica.

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