Dov’è la Cagliari della Marina che brulicava di vita tra via Barcellona e piazzetta Savoia? Vi ricordate il Marina Café Noir, quando il quartiere si trasformava in un laboratorio a cielo aperto di libri, musica, teatro e incontri, e per qualche giorno sembrava che tutta la città si desse appuntamento lì? Dov’è la Cagliari di piazza San Domenico, quando bastava dirsi “ci vediamo al Florio”, una birra, un po’ di musica e tanti amici?
Dov’è la Cagliari dell’Anfiteatro romano, quando dopo un concerto di David Byrne, di Lucio Dalla o di tanti altri si finiva tutti a mangiare un caddozzone in viale Fra Ignazio? Dov’è viale Buoncammino piena di gente, di risate e di voglia di stare insieme? E i grandi concerti del Molo Ichnusa? E Sa Illetta? E i Jazz Expo alla Fiera, poi a Monte Claro, quando si passavano intere giornate da un palco all’altro, scoprendo artisti e incontrando amici? E Leggendo Metropolitano, che per anni ha trasformato piazze e cortili in luoghi di confronto, storie e incontri?
E poi i sapori di quella Cagliari. Non c’era McDonald’s, ma c’era Retroburger. C’erano i panini della Kasbah di via Dante, i Panini Africani, Pizza 74, i caddozzoni dopo i concerti, il Bar Giardino e le paste di Manuel prima di andare finalmente a dormire. Luoghi semplici, diventati punti di riferimento per intere generazioni, dove il cibo era quasi una scusa per continuare la serata e stare insieme.
Non è solo nostalgia. È il ricordo di una città che viveva intensamente i suoi spazi pubblici, dove gli eventi non erano soltanto spettacoli, ma occasioni per ritrovarsi, conoscersi e sentirsi parte della stessa comunità. Forse siamo cambiati noi, forse è cambiata Cagliari. O forse entrambe le cose. Ma ogni tanto viene spontaneo chiedersi quando abbiamo smesso di vivere la città in quel modo.


