Dal 28 ottobre al 1° novembre torna il festival di Cada Die Teatro dedicato alle nuove generazioni. “Senza paura!” è il tema scelto dal direttore artistico Mauro Mou per un programma che intreccia spettacoli, laboratori, memoria e inclusione. Tra gli appuntamenti “My Amy”, il ritorno degli Assalti Frontali a trent’anni da “Conflitto” e un progetto teatrale con i ragazzi dell’Istituto Penale per i Minorenni di Quartucciu.
La paura di essere giudicati, di non sentirsi all’altezza, di rimanere soli o di prendere posizione. Ma anche quella generata dalla guerra, dalla violenza, dalle discriminazioni e da un presente nel quale le nuove generazioni si confrontano con incertezze sempre più complesse. È da queste esperienze che prende forma “Senza paura!”, il tema della decima edizione di TRANSISTOR – Nuove generazioni, il festival organizzato da Cada Die Teatro con la direzione artistica di Mauro Mou, in programma dal 28 ottobre al 1° novembre 2026 tra il Centro Culturale Teatrale La Vetreria di Pirri e l’Istituto Penale per i Minorenni di Quartucciu.
Nato nel 2016 come spazio di confronto tra teatro, musica, arti performative ed esperienze educative, Transistor raggiunge la sua decima edizione mantenendo al centro ragazze e ragazzi, non soltanto come destinatari delle attività, ma come protagonisti di percorsi creativi capaci di interrogare il presente.
Il programma attraversa linguaggi differenti: dal teatro alla musica rap, dalla danza al circo, fino agli incontri dedicati alla memoria storica, alla pace e alla responsabilità collettiva. Una parte significativa del progetto si sviluppa inoltre all’interno dell’istituto penale minorile di Quartucciu, dove Cada Die Teatro porta avanti attività artistiche ed educative in collaborazione con CCO – Crisi Come Opportunità.
La paura diventa così il punto di partenza di una riflessione che non cerca risposte semplici, ma invita a riconoscere le fragilità e a trasformarle in possibilità di relazione, espressione e cambiamento.
Mauro Mou: «Non cancellare la paura, ma attraversarla»
Il tema scelto per il 2026 nasce dall’osservazione delle difficoltà che attraversano la vita degli adolescenti e dei giovani, in una società nella quale il confronto con le aspettative degli altri e la pressione a dimostrare continuamente il proprio valore possono alimentare insicurezza e isolamento. «Paura di essere giudicati, esclusi, di non essere abbastanza. Paura di perdere qualcuno o qualcosa, di sbagliare, di prendere posizione», spiega il direttore artistico Mauro Mou, richiamando anche le inquietudini legate alla guerra, alla violenza e alla solitudine.
L’obiettivo del festival non è negare queste esperienze, ma provare a comprenderne il significato e a individuare ciò che può nascere quando la paura smette di essere soltanto un ostacolo. Mou descrive Transistor come una sorta di «fanzine viva», nella quale teatro, musica, danza, circo, memoria e pratiche educative si incontrano e si contaminano. La scelta di utilizzare linguaggi artistici differenti risponde alla volontà di costruire uno spazio nel quale le nuove generazioni possano esprimere inquietudini, desideri e punti di vista, confrontandosi con temi come la guerra, il razzismo, l’omofobia, l’emarginazione e la crisi ambientale. Il festival prosegue così un percorso che nelle precedenti edizioni ha affrontato la salute mentale, il cambiamento climatico, le disuguaglianze sociali e il reinserimento dei giovani che hanno commesso reati.
La scuola e Don Milani: il primo appuntamento
Il festival si è aperto mercoledì 28 ottobre con Senza paura di imparare – La scuola più bella che c’è, un incontro rivolto agli studenti delle scuole superiori di Pirri. Protagonista Francesco Niccolini, autore di un libro dedicato a Don Lorenzo Milani e all’esperienza educativa di Barbiana.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Patto di Comunità di Pirri e con il coordinamento di Silvestro Ziccardi, ha proposto un confronto tra studenti e insegnanti sui temi della scuola, dell’educazione e della responsabilità. Il riferimento a Don Milani colloca l’incontro all’interno di una riflessione sul valore dell’istruzione come strumento di partecipazione e crescita personale, ma anche sulla necessità di riconoscere le differenze e le difficoltà che possono condizionare i percorsi educativi. La scuola diventa così il primo luogo nel quale affrontare il tema della paura: quella di sbagliare, di non essere compresi o di rimanere esclusi, ma anche quella di esprimere liberamente le proprie idee.
A Quartucciu il teatro come possibilità di ricominciare
Venerdì 30 ottobre Transistor entrerà nell’Istituto Penale per i Minorenni di Quartucciu con Senza paura di uscire, un intervento scenico costruito insieme ai giovani ospiti della struttura e agli artisti coinvolti nel festival. L’appuntamento nasce dal percorso di teatro e rap che Cada Die Teatro porta avanti nell’istituto insieme all’associazione CCO – Crisi Come Opportunità, impegnata da anni in progetti di formazione e sensibilizzazione attraverso linguaggi artistici come il teatro, la musica, la fotografia, il cinema e la sceneggiatura.
Nel corso dell’ultimo anno il lavoro si è concentrato su RAZA, una breve pièce teatrale e musicale liberamente tratta da A Pakistani Boy’s Story di Ayesha Saddiqa e Ali Raza, con elaborazione drammaturgica e regia di Mauro Mou. Alla realizzazione partecipano i ragazzi dell’istituto penale e i Cuori di Panna Smontata di Cada Die Teatro.
All’origine del progetto si trova una storia vera raccontata attraverso le parole di una sorella. È lei a ricostruire la vicenda di Alì, un giovane pakistano che, dopo esperienze dolorose e scelte difficili, lascia il proprio Paese e attraversa diverse frontiere per raggiungere l’Europa. Il viaggio diventa il punto di partenza di una riflessione sulla paura, sul bisogno di accoglienza, sugli errori e sulla possibilità di costruire un nuovo percorso di vita. L’esperienza di Quartucciu rappresenta uno degli elementi più significativi dell’identità di Transistor. Il lavoro artistico non viene considerato soltanto come occasione espressiva, ma anche come strumento educativo attraverso il quale i giovani possono confrontarsi con la propria esperienza e con il rapporto tra responsabilità individuale e possibilità di cambiamento. La collaborazione tra Cada Die e CCO permette inoltre di costruire un collegamento tra l’istituto e il territorio, valorizzando la continuità dei percorsi educativi e il ruolo della cultura nei processi di inclusione.
My Amy, oltre il mito di Amy Winehouse
La programmazione aperta al pubblico prenderà il via sabato 31 ottobre alle 11, alla Vetreria di Pirri, con MY AMY, spettacolo interpretato dalle giovanissime e dai giovanissimi di Cuori di Panna Smontata. Scritto da Francesco Niccolini, diretto da Mauro Mou e prodotto da Cada Die Teatro, il lavoro è nato nell’ambito del Festival dei Tacchi. Al centro della scena si trova la figura di Amy Winehouse, osservata non soltanto attraverso la notorietà e il successo musicale, ma soprattutto nella sua dimensione umana.
Lo spettacolo sceglie di allontanarsi dalla celebrazione della cantante come icona per raccontare una giovane donna attraversata da passioni, fragilità, relazioni difficili e delusioni. La sua vicenda diventa il punto di partenza per interrogarsi sul senso di vuoto e sulla vulnerabilità che possono accompagnare l’adolescenza, anche lontano dalla dimensione pubblica della celebrità. La storia di Winehouse permette così di affrontare il rapporto tra successo e solitudine, tra aspettative esterne e bisogno di riconoscimento, attraverso lo sguardo di giovani interpreti. MY AMY tornerà in scena domenica 1° novembre alle 18.30, offrendo una seconda occasione per assistere allo spettacolo.
La memoria della guerra e i bombardamenti di Cagliari del 1943
Il pomeriggio di sabato 31 ottobre, alle 18.30, la Sala Portico della Vetreria ospiterà Senza paura di ricordare – Capire la guerra, promuovere la pace. L’incontro è realizzato attraverso la collaborazione tra la Scuola di Cultura Politica “Francesco Cocco”, l’ANPI, l’Università di Cagliari e Cada Die Teatro. Interverranno Mauro Tuzzolino, Francesca Pubusa e Salvatore Deiana, in un confronto dedicato alla guerra, alla Costituzione, alla responsabilità individuale e collettiva e alle pratiche di costruzione della pace. All’interno dell’appuntamento troverà spazio anche la memoria dei bombardamenti che colpirono Cagliari nel 1943, attraverso il lavoro d’archivio curato da Pierpaolo Piludu insieme al Liceo Euclide. Il recupero delle testimonianze storiche diventa un’occasione per collegare il passato alle inquietudini del presente, coinvolgendo le nuove generazioni in una riflessione sul significato della guerra e sulle conseguenze della violenza.
La memoria non viene proposta soltanto come commemorazione, ma come uno strumento attraverso il quale comprendere le responsabilità del presente. Il confronto tra esperienze storiche e questioni contemporanee costituisce uno degli aspetti centrali dell’iniziativa, che intende promuovere una cultura della pace attraverso la conoscenza e la partecipazione.
Assalti Frontali, trent’anni dopo Conflitto
La serata del 31 ottobre proseguirà nella Corte della Vetreria con Senza paura del conflitto, appuntamento musicale che mette in relazione linguaggi e generazioni differenti. Alle 20.30 salirà sul palco Samih Madhoun, cantante e suonatore di oud originario di Gaza.
Alle 21 sarà la volta di CONFLITTO – 30 ANNI DOPO, un evento che segna il ritorno degli Assalti Frontali a Pirri, trent’anni dopo la pubblicazione di Conflitto. Il gruppo hip hop romano torna proprio nel luogo in cui il disco venne presentato a Cagliari nel 1996, costruendo un collegamento tra una stagione significativa della cultura rap italiana e le questioni che attraversano il presente. Il ritorno non viene proposto come una semplice celebrazione dell’anniversario, ma come un’occasione per riprendere parole, temi e interrogativi che conservano una propria attualità. Sul palco ci saranno Militant A con i FORMS, insieme a Giovanni Siccardi “Don Ghinzo”, dei CRC Posse, e Francesca Amati, voce storica dei Comaneci.
La presenza degli Assalti Frontali introduce nel programma un linguaggio musicale che ha costruito una parte importante della propria identità attraverso la riflessione politica e sociale. Il rap diventa così uno strumento per affrontare il tema del conflitto non soltanto come contrapposizione, ma anche come possibilità di prendere parola, esprimere dissenso e partecipare al dibattito pubblico.
Spassiadroxu, il circo come esperienza di scoperta
La giornata conclusiva, domenica 1° novembre, inizierà alle 11 con SPASSIADROXU, laboratorio di circo bilingue, in sardo e italiano, proposto dal Teatro del Sottosuolo con la direzione di Ado Sanna. L’iniziativa è concepita come uno spazio aperto a ragazze, ragazzi e adulti, nel quale sperimentare liberamente attività e strumenti circensi.
Palline, foulard, clave, bastoni d’equilibrio e monociclo diventano occasioni per confrontarsi con il movimento, la coordinazione e la capacità di apprendere attraverso l’esperienza. Il laboratorio permette ai partecipanti di entrare e uscire dalle attività, scegliere gli strumenti e sperimentare senza la necessità di raggiungere immediatamente un risultato. In questa prospettiva, anche l’errore assume un valore educativo. Provare, non riuscire e ricominciare diventano parti di un processo nel quale la paura del fallimento può essere affrontata attraverso il gioco e la condivisione. La dimensione bilingue contribuisce inoltre a valorizzare la lingua sarda come parte dell’esperienza creativa, affiancandola all’italiano in un contesto di partecipazione collettiva.
TEPE, la danza tra corpo e paesaggio
Dopo la replica di MY AMY, prevista alle 18.30, la decima edizione di Transistor si concluderà domenica 1° novembre alle 20 con TEPE – Traccia in divenire, lavoro di e con Donatella Martina Cabras. La produzione è firmata da Movimentopoetico, con il sostegno di Carovana SMI e del Comune di Cagliari. TEPE è un primo studio performativo per una sola interprete, nato dall’incontro tra pratiche corporee, paesaggio e immaginario antropologico.
Il progetto prende ispirazione dal pensiero dello scrittore e antropologo Matteo Meschiari, in particolare dal libro Antropocene fantastico, che ha contribuito a orientare la ricerca sul rapporto tra corpo e territorio. La coreografia invita a modificare le modalità abituali dell’osservazione, cercando nuove prospettive e possibilità percettive. Il movimento non viene proposto come una sequenza da decifrare in modo univoco, ma come un insieme di tracce e suggestioni che lo spettatore può cogliere attraverso uno sguardo libero da aspettative rigide. La ricerca di Cabras conclude così il festival con una riflessione sul corpo come luogo di trasformazione, capace di costruire relazioni con lo spazio e con l’immaginario.
Senza paura, un’installazione per dare voce ai ragazzi di Quartucciu
Per tutta la durata della manifestazione, il Piazzale della Vetreria ospiterà SENZA PAURA, installazione composta da immagini, video, parole e voci. Il progetto è curato da Francesca Pani, con la collaborazione di Mauro Mou, Lara Farci e dei giovani ospiti dell’Istituto Penale per i Minorenni di Quartucciu.
L’installazione rappresenta un ulteriore sviluppo del lavoro artistico ed educativo realizzato all’interno dell’istituto, portando nello spazio pubblico materiali e testimonianze nati da un percorso condiviso. L’obiettivo è dare forma a inquietudini, fragilità e desideri che spesso rimangono poco visibili, creando un’occasione di ascolto e confronto. La presenza dell’installazione alla Vetreria permette inoltre di collegare simbolicamente i due luoghi del festival, quello aperto alla cittadinanza e quello dell’istituto penale minorile. In questo passaggio tra interno ed esterno si riconosce una delle idee centrali di Transistor: la cultura come possibilità di relazione, capace di costruire occasioni di partecipazione anche in contesti segnati da difficoltà e marginalità.
Il programma di Transistor 2026
<escape>Mercoledì 28 ottobre – Scuole superiori di Pirri</escape>
Senza paura di imparare – La scuola più bella che c’è. Incontro con Francesco Niccolini dedicato a Don Milani e all’esperienza educativa di Barbiana.
Venerdì 30 ottobre – Istituto Penale per i Minorenni di Quartucciu
Senza paura di uscire. Intervento scenico con i giovani ospiti dell’istituto e gli artisti di Transistor, nell’ambito del percorso teatrale e musicale RAZA.
Sabato 31 ottobre – Centro Culturale Teatrale La Vetreria, Pirri
- Ore 11: MY AMY, di Francesco Niccolini, regia di Mauro Mou, con Cuori di Panna Smontata.
- Ore 18.30, Sala Portico: Senza paura di ricordare – Capire la guerra, promuovere la pace, con Mauro Tuzzolino, Francesca Pubusa e Salvatore Deiana. Nel corso dell’incontro, il lavoro sulla memoria dei bombardamenti del 1943 curato da Pierpaolo Piludu con il Liceo Euclide.
- Ore 20.30, Corte della Vetreria: concerto di Samih Madhoun.
- Ore 21, Corte della Vetreria: CONFLITTO – 30 ANNI DOPO, con Militant A e FORMS, Giovanni Siccardi “Don Ghinzo” e Francesca Amati.
Domenica 1° novembre – Centro Culturale Teatrale La Vetreria, Pirri
- Ore 11: SPASSIADROXU, laboratorio di circo bilingue del Teatro del Sottosuolo, diretto da Ado Sanna.
- Ore 18.30: replica di MY AMY.
- Ore 20: TEPE – Traccia in divenire, di e con Donatella Martina Cabras.
Per tutta la durata del festival, nel Piazzale della Vetreria, sarà presente l’installazione SENZA PAURA, curata da Francesca Pani con la collaborazione di Mauro Mou, Lara Farci e dei giovani ospiti dell’IPM di Quartucciu.
Una rete culturale ed educativa per le nuove generazioni
La decima edizione di Transistor è realizzata con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, del Ministero della Cultura, del Comune di Cagliari, della Città Metropolitana di Cagliari e della Municipalità di Pirri. Il progetto si avvale della collaborazione di CCO – Crisi Come Opportunità, della Scuola di Cultura Politica “Francesco Cocco”, dell’ANPI – Sezione di Cagliari, dell’Università di Cagliari, del Patto di Comunità di Pirri, dell’Istituto Penale per i Minorenni di Quartucciu, del Liceo Euclide, del Teatro del Sottosuolo e di altre realtà culturali, educative e associative del territorio. Attraverso questa rete, Transistor continua a sviluppare un percorso nel quale le arti performative diventano strumenti di partecipazione, formazione e confronto.
Il tema Senza paura! non propone l’assenza di timore come condizione da raggiungere, ma la possibilità di riconoscerlo e attraversarlo insieme agli altri. Una prospettiva che mette al centro le nuove generazioni e la loro capacità di trasformare le esperienze individuali in occasioni di espressione e consapevolezza collettiva.


