La Gallura degli stazzi negli scatti di Nanni Angeli: ad Arzachena la mostra “La ’janna a lianti”

Dal 30 ottobre al 6 gennaio il Museo Civico Michele Ruzittu ospita circa sessanta fotografie, a colori e in bianco e nero, realizzate tra il 2010 e il 2011. Un viaggio tra case, paesaggi, oggetti e persone che racconta le trasformazioni della società rurale gallurese. Inaugurazione venerdì alle 17, alla presenza dell’autore.

Dodicimila chilometri percorsi attraverso la Gallura, tra abitazioni ancora vissute, edifici abbandonati, oggetti quotidiani e persone legate a un mondo rurale in profonda trasformazione. Un viaggio fotografico compiuto tra il 2010 e il 2011 che, a quindici anni di distanza, diventa anche un’occasione per interrogarsi su quanto sia cambiato il territorio e su ciò che rimane della cultura degli stazzi.

Dal 30 ottobre 2026 al 6 gennaio 2027, il Museo Civico Michele Ruzittu di Arzachena ospiterà La ’janna a lianti – casi, cosi, lochi e gjenti di li stazzi illa Gaddura di chisti tempi, la mostra del fotografo palaese Nanni Angeli, dedicata alla Gallura contemporanea e al patrimonio materiale e umano che ha caratterizzato per generazioni la vita nelle campagne del Nord-Est della Sardegna.

L’esposizione, il cui titolo può essere tradotto come La porta a levante – case, cose, luoghi e genti degli stazzi nella Gallura contemporanea, sarà inaugurata venerdì 30 ottobre alle 17, alla presenza dell’autore, protagonista di un incontro di approfondimento sul progetto.

La mostra riporta in Gallura una ricerca fotografica realizzata quindici anni fa e presentata per la prima volta nel 2015 a Gavoi, in Barbagia. Il nuovo allestimento propone circa sessanta immagini, a colori e in bianco e nero, che attraversano ambienti domestici, architetture rurali, paesaggi e ritratti, componendo un racconto visivo di una società sospesa tra continuità e cambiamento.

Lo stazzo, una forma di abitare e di organizzare il territorio

Per comprendere il significato del progetto di Nanni Angeli occorre partire dallo stazzo, elemento fondamentale della storia sociale ed economica della Gallura.

Non soltanto una casa rurale, ma un insieme costituito dall’abitazione, dai terreni circostanti, dagli spazi di lavoro e dalle relazioni che si sviluppavano intorno a essi. Lo stazzo rappresentava una vera e propria unità territoriale, produttiva e sociale, attraverso la quale si organizzava una parte significativa della vita nelle campagne galluresi.

Insieme alla lingua, questa forma di insediamento ha costituito uno dei principali elementi distintivi della Gallura rispetto ad altre aree della Sardegna, mantenendo un ruolo centrale almeno fino alla prima metà degli anni Sessanta.

La progressiva trasformazione dell’economia rurale, i cambiamenti demografici e l’affermazione di nuove modalità di utilizzo del territorio hanno modificato profondamente quel sistema.

Molti stazzi hanno perso la funzione originaria, altri sono stati abbandonati o trasformati in abitazioni e strutture destinate a nuove attività. In alcuni casi continuano a essere luoghi di vita e lavoro, conservando pratiche e relazioni che testimoniano la persistenza di una cultura rurale.

È proprio questa condizione, nella quale passato e presente convivono senza coincidere, a costituire il punto di partenza della ricerca fotografica di Angeli.

Il suo obiettivo non è ricostruire un’immagine idealizzata della Gallura tradizionale, ma documentare le condizioni effettive degli stazzi e delle persone che li abitavano all’inizio del secondo decennio del Duemila.

Sessanta fotografie tra case, oggetti, persone e paesaggi

Il percorso espositivo comprende una selezione di circa sessanta fotografie realizzate durante la campagna del 2010-2011.

Le immagini alternano edifici in stato di abbandono e abitazioni ancora utilizzate, oggetti conservati o dimenticati, ritratti in posa e scene di vita quotidiana, spesso legate al lavoro. A queste si affiancano i paesaggi, parte integrante della storia degli insediamenti rurali galluresi.

L’allestimento di Arzachena non seguirà una suddivisione rigida per temi. Le fotografie saranno disposte secondo un flusso narrativo continuo, adattato agli spazi del museo, nel quale case, cose, luoghi e persone si alterneranno senza separazioni nette.

Questa scelta permette di restituire la complessità dello stazzo come sistema di relazioni. Le architetture non vengono considerate indipendentemente da chi le ha abitate, così come gli oggetti non sono separati dai gesti e dalle attività ai quali erano legati.

Le fotografie assumono quindi un duplice valore: quello di opere costruite attraverso uno sguardo autoriale e quello di documenti capaci di conservare informazioni su ambienti, condizioni materiali e trasformazioni sociali.

Il bianco e nero e il colore contribuiscono alla varietà del racconto, senza che l’attenzione si concentri esclusivamente sull’aspetto estetico delle immagini. Al centro rimane la volontà di osservare un territorio attraverso le tracce della sua storia recente.

Riccardo Mura: uno sguardo «oggettivo e al tempo stesso amorevole»

Il valore documentario e culturale del progetto è stato approfondito anche da Riccardo Mura, linguista ed esperto di cultura gallurese, autore nel 2023 di un’introduzione critica al lavoro fotografico.

Mura descrive quello di Angeli come lo sguardo di un testimone che assume la responsabilità di documentare ciò che rimane di un mondo in trasformazione.

«È lo sguardo di un testimone che si fa carico della responsabilità di documentare quel che resta, quel che fugge o rovina», scrive.

Nella sua lettura, le immagini permettono di osservare gli stazzi attraverso un punto di vista interno, capace di unire attenzione documentaria e partecipazione umana.

Lo studioso sottolinea in particolare l’uso della luce, la scelta dei soggetti e la capacità del fotografo di restituire dignità ai luoghi e alle persone, senza nascondere le trasformazioni che hanno attraversato la società rurale.

Il progetto si distingue così da una rappresentazione esclusivamente nostalgica del passato. Le fotografie non cercano di ricostruire ciò che non esiste più, ma mostrano una realtà nella quale elementi tradizionali, nuove economie e differenti modalità di abitare convivono spesso in modo contraddittorio.

La forza del lavoro risiede anche in questa disponibilità a osservare gli stazzi per ciò che erano nel momento in cui sono stati fotografati, senza trasformarli in semplici testimonianze di un mondo scomparso.

Globalizzazione e nuove economie: come cambia la Gallura

Uno degli interrogativi che attraversano La ’janna a lianti riguarda la rapidità delle trasformazioni avvenute nel territorio gallurese.

Il progetto documenta un paesaggio nel quale le forme tradizionali dell’economia rurale si confrontano con processi di globalizzazione, cambiamenti nell’utilizzo degli immobili e nuove modalità di valorizzazione del patrimonio edilizio.

La ricerca affronta anche il tema della gentrificazione, intesa come processo capace di modificare il rapporto tra luoghi, abitanti e attività economiche.

La trasformazione degli stazzi può assumere forme differenti: dal recupero architettonico alla riconversione funzionale, dall’abbandono alla conservazione di pratiche tradizionali. In alcuni casi, gli elementi del passato continuano a essere parte della vita quotidiana; in altri diventano oggetti di valorizzazione culturale o vengono ricollocati in contesti diversi da quelli originari.

Le immagini di Angeli raccontano una fase precisa di questo processo, ma il trascorrere del tempo ha aggiunto un ulteriore livello di lettura.

Le fotografie non mostrano più soltanto la Gallura del 2010 e del 2011: permettono anche di confrontare quel territorio con quello attuale, interrogandosi su ciò che nel frattempo è stato conservato, trasformato o perduto.

Lo stesso fotografo riconosce questa distanza temporale.

«Sono abbastanza certo che ripercorrendo oggi i 12.000 km di 15 anni fa troverei, e trovo, notevoli cambiamenti», osserva Nanni Angeli.

Una considerazione che restituisce alla mostra un significato ulteriore. Il progetto, nato per documentare una realtà contemporanea, è diventato nel frattempo anche una testimonianza storica di un paesaggio sociale in continua evoluzione.

Una ricerca fotografica nata nel 2010

Le immagini esposte ad Arzachena sono state realizzate nell’ambito di una campagna fotografica finanziata dalla Regione Autonoma della Sardegna e curata dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (ISRE).

L’obiettivo era costituire un corpus fotografico di qualità artistica e documentaria destinato al Centro Regionale del Catalogo, attraverso un’indagine mirata sulle condizioni degli stazzi galluresi.

La ricerca si è sviluppata tra il 2010 e il 2011 e ha richiesto un lungo lavoro sul territorio, con migliaia di chilometri percorsi alla ricerca di luoghi, situazioni e persone rappresentativi della realtà osservata.

Il progetto non si esaurisce nell’esposizione museale. È accompagnato da un sito internet, www.nanniangeli.it, disponibile in italiano, inglese e gallurese, che raccoglie una selezione più ampia di fotografie e il racconto del viaggio.

La presenza della lingua gallurese costituisce un elemento significativo dell’iniziativa. La scelta di affiancarla all’italiano e all’inglese permette di valorizzare non soltanto il patrimonio architettonico e sociale degli stazzi, ma anche il linguaggio attraverso il quale quella cultura ha costruito e trasmesso la propria identità.

A quindici anni dalla realizzazione delle fotografie e undici dalla prima esposizione a Gavoi, il ritorno del progetto in Gallura offre l’occasione per riportare queste immagini nel territorio dal quale sono nate, favorendo un confronto diretto con la comunità e con le trasformazioni avvenute nel frattempo.

La mostra al Museo Civico Michele Ruzittu

L’esposizione è promossa dal Comune di Arzachena, attraverso la delega alla Cultura e alle Politiche Giovanili, e finanziata dall’amministrazione comunale.

L’organizzazione è affidata a Ge.Se.Co. – Gestione Servizi Comunali, società in-house del Comune di Arzachena, in collaborazione con Associazione Sarditudine e SFdS – Storie Fotografiche dalla Sardegna.

Contribuiscono ai servizi anche Tenute Filigheddu e Suberartigianato.

La mostra sarà ospitata dal Museo Civico Michele Ruzittu, affiancandosi al percorso archeologico della struttura e ampliando l’offerta culturale cittadina con un’indagine dedicata alla storia recente e al patrimonio etnografico della Gallura.

La scelta di uno spazio museale permette di collocare la ricerca fotografica in un contesto di conservazione e interpretazione del patrimonio, mettendo in relazione epoche e testimonianze differenti.

Date, orari e biglietti

La ’janna a lianti – casi, cosi, lochi e gjenti di li stazzi illa Gaddura di chisti tempi sarà visitabile dal 30 ottobre 2026 al 6 gennaio 2027 al Museo Civico Michele Ruzittu di Arzachena.

L’inaugurazione è prevista venerdì 30 ottobre alle 17, con la partecipazione di Nanni Angeli e un momento di incontro dedicato alla sua ricerca fotografica. L’ingresso all’inaugurazione sarà gratuito.

La mostra sarà aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

L’accesso è compreso nel biglietto del museo, con le seguenti tariffe:

  • Intero: 4 euro.
  • Ridotto per i residenti nel Comune di Arzachena: 2 euro.
  • Ridotto per comitive di studenti non residenti nel Comune di Arzachena: 1 euro.

Sono previste ulteriori categorie di gratuità, consultabili attraverso i canali ufficiali di Ge.Se.Co.

Per informazioni è possibile contattare i numeri 366 906 4300 e 345 720 0094, oppure scrivere a archeologia@gesecoarzachena.it.

Ulteriori informazioni sono disponibili sui siti www.gesecoarzachena.it, www.comune.arzachena.ss.it e www.nanniangeli.it.

Con La ’janna a lianti, Nanni Angeli restituisce al pubblico una testimonianza della Gallura di quindici anni fa che continua a interrogare il presente. Un patrimonio di immagini nel quale case, oggetti, paesaggi e persone raccontano non soltanto ciò che è cambiato, ma anche la persistenza di una cultura che ha contribuito a definire l’identità del territorio.

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