Dal 30 ottobre al 1° novembre la 32ª edizione del festival propone quattro repliche di tre lavori coreografici firmati da Vincent Giampino, Masako Matsushita e Roberta Racis. In scena il gesto dell’inchino, il rapporto tra corpo e abito e il suono della frusta, in un percorso che interroga le convenzioni sociali e le possibilità di emancipazione attraverso il movimento.
Il corpo come luogo nel quale si manifestano le relazioni di potere, si costruiscono le identità e prendono forma nuove possibilità di resistenza. È il filo conduttore del prossimo fine settimana di Fuorimargine Festival – AD32, che dal 30 ottobre al 1° novembre 2026 porterà all’EXMA di Cagliari tre lavori di danza contemporanea accomunati da una riflessione sulle convenzioni sociali e sulla capacità del movimento di metterle in discussione.
La manifestazione, giunta alla trentaduesima edizione, è promossa dal Centro di danza e arti performative della Sardegna, con la direzione di Momi Falchi e Giulia Muroni. Quest’anno il festival vive una fase significativa del proprio percorso, ospitando per la prima volta la programmazione negli spazi della nuova sede di via San Lucifero.
Il calendario riunisce SCHAU/STELLEN di Vincent Giampino, UN/DRESS ME NOW, coreografia di Masako Matsushita interpretata da Aurelio Di Virgilio, e NULLA DIES SINE LINEA di Roberta Racis, produzione Fuorimargine che torna a Cagliari dopo una prima presentazione in forma di studio nella precedente edizione.
Tre progetti che utilizzano dispositivi scenici differenti, ma condividono l’attenzione per il corpo come spazio nel quale le strutture culturali e sociali diventano visibili. Il gesto quotidiano, l’atto di vestirsi e il suono prodotto da un movimento si trasformano così in strumenti di ricerca coreografica.
Vincent Giampino: l’inchino tra sottomissione e potere
Il programma si apre venerdì 30 ottobre alle 19 con SCHAU/STELLEN, dittico coreografico di Vincent Giampino, che nella seconda parte condivide la scena con Greta Francolini.
Al centro del lavoro si trova un gesto apparentemente semplice e riconoscibile: l’inchino. Tradizionalmente associato al rispetto, al saluto o al riconoscimento dell’autorità, diventa nella ricerca di Giampino un movimento attraverso il quale osservare i rapporti di forza tra individui.
La ripetizione e la trasformazione dell’inchino portano il corpo ad assumere posture sempre più innaturali, rendendo visibile la tensione tra il desiderio di compiacere e la perdita della propria autonomia.
La partitura fisica costruisce un’immagine progressivamente inquietante, nella quale il gesto della deferenza rivela il proprio potenziale di umiliazione. Il corpo si piega e si ripiega, mentre il rapporto tra chi esercita il potere e chi vi si sottomette assume una dimensione sempre più evidente.
Il lavoro attraversa sonorità rumoristiche, riferimenti politici e richiami alla rappresentazione cinematografica della mascolinità. Elementi che contribuiscono a decostruire il significato dell’inchino, mostrandone le implicazioni simboliche e le contraddizioni.
Nella seconda parte, Stellen, la dinamica viene ulteriormente esasperata. La presenza di Greta Francolini introduce una nuova relazione scenica, mentre la rappresentazione della sottomissione arriva a confrontarsi con immagini esplicite di violenza e con l’utilizzo del sangue.
La performance propone così una riflessione sulla compiacenza, sulla rinuncia alla dignità e sui meccanismi attraverso i quali il potere può ottenere consenso e obbedienza.
L’inchino diventa una metafora delle situazioni nelle quali l’accettazione di un rapporto asimmetrico finisce per trasformarsi in una progressiva rinuncia ai propri diritti.
UN/DRESS ME NOW: il corpo e l’abito come territori politici
Venerdì 30 e sabato 31 ottobre, alle 21, sarà la volta di UN/DRESS ME NOW, coreografia di Masako Matsushita interpretata da Aurelio Di Virgilio.
Il lavoro rappresenta l’ultima evoluzione di una ricerca avviata nel 2012 con il solo UN/DRESS e successivamente sviluppata nel 2018 attraverso UN/DRESS Moving Painting.
Al centro dell’indagine si trova il rapporto tra corpo, tessuto e identità. L’abito non è considerato soltanto un elemento funzionale o decorativo, ma anche un dispositivo attraverso il quale si costruiscono rappresentazioni sociali, appartenenze e aspettative.
Vestirsi e spogliarsi diventano quindi azioni capaci di interrogare il modo in cui il corpo viene osservato, giudicato e interpretato.
La nuova versione del progetto riprende queste questioni alla luce del contesto sociopolitico contemporaneo, nel quale il corpo femminile continua a essere al centro di dibattiti e rappresentazioni che possono ridurne la complessità a immagini stereotipate.
Attraverso il movimento, la coreografia esplora la possibilità di sottrarsi a queste costruzioni, restituendo al corpo una dimensione autonoma, mutevole e non riconducibile a categorie rigide.
Il rapporto tra nudità, tessuti e presenza scenica diventa uno strumento per affrontare le convenzioni legate al genere, alla rappresentazione e al desiderio.
Nella performance, anche il corpo maschile nudo viene posto al centro della ricerca, confrontandosi con il potere dell’immagine e con le aspettative che accompagnano la sua esposizione.
La coreografia propone così una riflessione sull’identità come processo in continua trasformazione, nel quale il movimento può aprire possibilità di espressione alternative rispetto ai modelli sociali consolidati.
Roberta Racis: il suono della frusta diventa materia coreografica
Sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre, alle 19, Fuorimargine ospiterà NULLA DIES SINE LINEA, lavoro di Roberta Racis che torna a Cagliari dopo essere stato presentato in forma di studio nella precedente edizione del festival.
La produzione Fuorimargine sviluppa una ricerca sul rapporto tra gesto e suono, utilizzando come elemento centrale il whipcracking, la tecnica acrobatica dello schiocco della frusta.
Uno strumento storicamente associato al controllo, alla coercizione e alla violenza viene sottratto alla propria funzione abituale e trasformato in un dispositivo di ricerca performativa.
Il suono prodotto dalla frusta non rappresenta soltanto l’effetto di un’azione fisica, ma diventa una componente della costruzione coreografica. Ogni schiocco introduce un ritmo, modifica la percezione dello spazio e stabilisce una relazione con le pause e i silenzi.
Il corpo della performer si confronta con la precisione del gesto e con la sua capacità di generare una presenza sonora, dando vita a una composizione nella quale movimento e ascolto si influenzano reciprocamente.
La ricerca di Racis affronta anche la dimensione simbolica dello strumento. Nelle mani di un corpo femminile, la frusta viene reinterpretata attraverso un’azione che mette in discussione le associazioni tradizionali tra forza, autorità e violenza.
Il gesto non viene semplicemente rovesciato nel suo significato, ma sottoposto a un processo di trasformazione nel quale il femminile emerge come esperienza complessa, attraversata da tensioni e possibilità differenti.
La scena diventa così uno spazio di ascolto, nel quale la relazione tra corpo e suono permette di interrogare i significati culturali attribuiti agli oggetti e ai movimenti.
Il titolo latino, Nulla dies sine linea, richiama l’idea di una pratica quotidiana e continuativa. Nel contesto della performance, il riferimento alla linea può inoltre suggerire una relazione con il gesto che attraversa e incide simbolicamente lo spazio, lasciando una traccia sonora.
La danza come linguaggio critico del presente
I tre lavori proposti da Fuorimargine affrontano questioni differenti attraverso una ricerca che mette al centro la capacità del corpo di produrre significato.
In SCHAU/STELLEN, un gesto di deferenza diventa lo strumento per osservare le dinamiche della sottomissione. In UN/DRESS ME NOW, l’abito e la nudità permettono di interrogare la costruzione delle identità e le convenzioni legate alla rappresentazione del corpo. In NULLA DIES SINE LINEA, uno strumento associato alla violenza viene trasformato in materia sonora e coreografica.
La danza contemporanea assume così una funzione che va oltre la dimensione estetica del movimento. Attraverso posture, ripetizioni, oggetti e relazioni sceniche, diventa un linguaggio capace di rendere percepibili tensioni sociali e culturali che spesso rimangono implicite.
È una prospettiva coerente con la ricerca di Fuorimargine, che attraverso il confronto tra artisti, pratiche e percorsi differenti continua a esplorare le possibilità delle arti performative contemporanee.
La nuova sede all’EXMA rappresenta inoltre un elemento importante per il progetto, che trova negli spazi di via San Lucifero un luogo nel quale sviluppare la propria attività e rafforzare il rapporto con il pubblico cittadino.
Il programma dal 30 ottobre al 1° novembre
| Data | Orario | Spettacolo |
|---|---|---|
| Venerdì 30 ottobre | 19 | SCHAU/STELLEN – Vincent Giampino, con Greta Francolini nella seconda parte |
| Venerdì 30 ottobre | 21 | UN/DRESS ME NOW – Coreografia Masako Matsushita, danza Aurelio Di Virgilio |
| Sabato 31 ottobre | 19 | NULLA DIES SINE LINEA – Roberta Racis |
| Sabato 31 ottobre | 21 | UN/DRESS ME NOW – Masako Matsushita, Aurelio Di Virgilio |
| Domenica 1° novembre | 19 | NULLA DIES SINE LINEA – Roberta Racis |
Gli appuntamenti si svolgeranno all’EXMA di Cagliari, in via San Lucifero, nell’ambito della 32ª edizione di Fuorimargine Festival – AD32.
Le informazioni relative a biglietti, prenotazioni e modalità di accesso non sono specificate nel comunicato diffuso dagli organizzatori.


