Giovedì 29 ottobre alle 18.30, alla Fondazione Giuseppe Siotto, la scrittrice cilena presenta “Geografia della lingua”, pubblicato in Italia da Gran vía. A dialogare con lei sarà Maria Cristina Secci, traduttrice del romanzo e docente all’Università di Cagliari. L’incontro conclude il tour italiano dell’autrice, dopo le tappe di Roma, Milano e Bologna.
Due persone si incontrano casualmente su un aereo. Provengono da luoghi lontani, non parlano la stessa lingua e appartengono a universi culturali differenti. Eppure, proprio nell’impossibilità di comprendersi pienamente attraverso le parole, trovano il principio di una relazione che li porterà a inventare un linguaggio comune, costruito attraverso i corpi, i sensi e le esperienze condivise.
È il punto di partenza di Geografia della lingua, romanzo della scrittrice cilena Andrea Jeftanovic, protagonista dell’ultimo appuntamento di ottobre del festival letterario Éntula. L’incontro è in programma giovedì 29 ottobre 2026, alle 18.30, alla Fondazione Giuseppe Siotto di Cagliari, dove l’autrice dialogherà con Maria Cristina Secci, traduttrice italiana dell’opera e docente di Lingua, traduzione e linguistica spagnola all’Università di Cagliari.
L’appuntamento conclude il tour italiano di Jeftanovic, che ha già attraversato Roma, Milano e Bologna, e accompagna la presentazione al pubblico italiano di un romanzo nel quale la relazione amorosa diventa uno strumento per interrogare il significato delle lingue, delle appartenenze e dei confini.
Pubblicato originariamente in Cile nel 2007, Geografia della lingua è stato riproposto da Gran vía nel 2023 in una nuova edizione rivista dall’autrice. Il libro arriva ora all’incontro con i lettori italiani attraverso una traduzione che restituisce la complessità di una scrittura nella quale la parola è contemporaneamente possibilità di incontro e misura della distanza.
Sara e Alex, una relazione che inventa la propria lingua
I protagonisti del romanzo sono Sara e Alex, due persone che si incontrano su un volo internazionale all’inizio del XXI secolo. Lei proviene da un Sud non precisamente identificato, lui da un Nord altrettanto indefinito. Le loro origini non sono soltanto indicazioni geografiche. Rappresentano differenze linguistiche, culturali e sociali che accompagnano la relazione fin dal primo momento, rendendo impossibile affidarsi a un codice condiviso per esprimere pienamente emozioni, desideri e pensieri. La storia si sviluppa attraverso viaggi, incontri brevi e lunghi periodi di separazione. La comunicazione a distanza permette ai due protagonisti di mantenere un contatto, ma non elimina la distanza fisica e culturale che li divide. La rete offre una vicinanza soltanto apparente, mentre il rapporto si costruisce attraverso un’alternanza di presenza e assenza, attesa e ricongiungimento. È proprio in questa condizione che Sara e Alex elaborano quella che il romanzo definisce una «globalizzazione intima»: un territorio privato, costruito attraverso la relazione, nel quale le differenze non vengono cancellate ma diventano parte di un linguaggio nuovo. La loro comunicazione passa progressivamente attraverso il tatto, l’olfatto, il gusto e la sensibilità dei corpi. La mancanza di una lingua comune, inizialmente percepita come un ostacolo, apre così possibilità espressive che vanno oltre il significato convenzionale delle parole. La relazione diventa un laboratorio nel quale inventare una terza lingua, personale e mutevole, capace di collegare due mondi che continuano a rimanere distinti.
Quando la storia irrompe nello spazio privato
Il romanzo non si limita a raccontare una relazione sentimentale a distanza. La vicenda di Sara e Alex attraversa un periodo segnato da eventi che hanno modificato profondamente la percezione della sicurezza, delle frontiere e delle relazioni internazionali. Gli attentati di New York, Madrid, Beslan e Londra entrano nella narrazione come manifestazioni di una violenza che interrompe l’illusione di poter costruire uno spazio completamente separato dal mondo esterno. La geografia intima dei protagonisti si confronta così con quella politica e storica, nella quale le distanze assumono significati differenti e i confini possono trasformarsi in luoghi di paura, esclusione e conflitto. La relazione tra Sara e Alex si sviluppa in un mondo sempre più interconnesso, ma attraversato da profonde fratture. La possibilità di comunicare rapidamente da un continente all’altro non coincide necessariamente con la capacità di comprendersi, così come la libertà di viaggiare non elimina le differenze tra chi proviene da territori e condizioni diverse. Jeftanovic mette in relazione queste contraddizioni con l’esperienza dei protagonisti, mostrando come anche una storia d’amore apparentemente privata sia inevitabilmente esposta alle trasformazioni del contesto storico. A modificare definitivamente il loro fragile equilibrio arriverà inoltre un evento personale, destinato a riscrivere i confini del territorio che hanno costruito insieme. La dimensione pubblica e quella privata finiscono così per intrecciarsi, facendo della relazione una possibile chiave di lettura delle tensioni che attraversano il mondo contemporaneo.
La lingua come corpo, desiderio e possibilità di incontro
Uno degli aspetti centrali di Geografia della lingua è il modo in cui la scrittura esplora il rapporto tra linguaggio e corporeità. La lingua non viene considerata soltanto come uno strumento per trasmettere informazioni, ma anche come parte del corpo, luogo del desiderio e spazio nel quale si manifestano incomprensioni, vulnerabilità e possibilità di relazione. La difficoltà di comunicare attraverso parole condivise porta i protagonisti a sviluppare una sensibilità diversa verso ciò che non può essere tradotto immediatamente. Il corpo assume allora una funzione espressiva autonoma. I gesti, gli odori, i sapori e il contatto fisico diventano elementi di una comunicazione che non sostituisce completamente il linguaggio verbale, ma ne rivela i limiti. In questa prospettiva, la traduzione non riguarda esclusivamente il passaggio da una lingua all’altra. Diventa anche il tentativo di rendere accessibile a un’altra persona un’esperienza che nasce all’interno di una cultura, di una memoria e di una sensibilità individuale. Il romanzo interroga così una delle contraddizioni fondamentali delle relazioni umane: il desiderio di essere compresi e l’impossibilità di eliminare completamente la distanza tra sé e l’altro. La lingua può avvicinare, ma può anche segnare una separazione. Può diventare uno spazio di libertà oppure rivelare rapporti di forza e differenze culturali. È proprio questa ambivalenza a costituire uno dei nuclei della ricerca narrativa di Jeftanovic.
Andrea Jeftanovic, dalla sociologia alla narrativa
Nata a Santiago del Cile nel 1970, Andrea Jeftanovic è scrittrice, sociologa e critica letteraria. La sua produzione comprende sette libri e attraversa differenti forme di scrittura, dalla narrativa alla riflessione critica. Tra le sue opere figura il romanzo Escenario de guerra, tradotto in numerose lingue, e la raccolta di racconti No aceptes caramelos de extraños.Un suo racconto tratto da quest’ultima raccolta è stato pubblicato anche nell’antologia Tintas. Tredici racconti dal Cile, uscita per Gran vía nel 2017. La sua scrittura affronta questioni legate all’identità, alla memoria, alle relazioni e alle tensioni tra esperienza individuale e contesto sociale. In Geografia della lingua, questi interessi si concentrano sulla possibilità di costruire un rapporto attraverso differenze che non possono essere semplicemente annullate. Il confronto tra Nord e Sud, la relazione tra lingue e corpi e l’irruzione della storia nella vita privata contribuiscono a costruire una narrazione nella quale l’amore non viene separato dalle condizioni materiali e culturali in cui prende forma.
Maria Cristina Secci e il lavoro della traduzione
A dialogare con Andrea Jeftanovic sarà Maria Cristina Secci, traduttrice italiana del romanzo e docente di Lingua, traduzione e linguistica spagnola all’Università di Cagliari. La sua presenza assume un significato particolare in un incontro dedicato a un libro che pone proprio la lingua e la traduzione al centro della propria costruzione narrativa. Tradurre un’opera come Geografia della lingua significa confrontarsi con una scrittura che utilizza il linguaggio non soltanto per raccontare una vicenda, ma anche per rappresentare le difficoltà della comunicazione e la complessità delle relazioni tra culture differenti. Il dialogo tra autrice e traduttrice offrirà quindi l’occasione per approfondire sia i temi del romanzo sia le scelte linguistiche attraverso le quali il testo è stato restituito ai lettori italiani. La presentazione si inserisce nel percorso di Éntula, il festival letterario organizzato dall’associazione culturale Lìberos, che attraverso incontri con autrici e autori italiani e internazionali promuove il confronto tra letterature, esperienze e prospettive culturali.
L’incontro alla Fondazione Siotto
La presentazione di Geografia della lingua è in programma giovedì 29 ottobre 2026, alle 18.30, alla Fondazione Giuseppe Siotto di Cagliari. Andrea Jeftanovic dialogherà con Maria Cristina Secci, traduttrice italiana del romanzo. L’incontro, che conclude il tour italiano della scrittrice, è realizzato con il sostegno del Comune di Cagliari e in collaborazione con il Ministerio de las Culturas, las Artes y el Patrimonio del Governo del Cile, il DIRAC, l’Associazione Cile-Italia, l’Associazione Chilenos de Sardigna, Aulas Abiertas, la casa editrice Gran vía, la Fondazione Siotto e la libreria Miele Amaro. Il festival Éntula è organizzato dall’associazione culturale Lìberos con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, attraverso l’Assessorato della Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, e della Fondazione di Sardegna. Ulteriori informazioni sulla manifestazione sono disponibili sul sito entula.liberos.it.


