Celebrate Weather Report, quando la musica supera la nostalgia

Al Teatro Massimo di Cagliari, Kurt Elling e gli Yellowjackets rileggono il repertorio di Wayne Shorter, Joe Zawinul e Jaco Pastorius, tra virtuosismo e nuove interpretazioni vocali. Un viaggio nella fusion per l’anteprima dell’European Jazz Expo 2026.

C’era una volta la fusion. E c’è ancora, nonostante gran parte dei suoi eroi non ci siano più. Gente come Wayne Shorter e Joe Zawinul, ad esempio, nomi di prima grandezza nel firmamento jazz, che nel 1971 diedero vita ai Weather Report, “bollettino meteorologico” che fin dalla prima “emissione” lottò contro i fantasmi dell’omologazione con l’unica arma posseduta: la libertà.

Yellow Jackets e Kurt Elling - foto di Agostino Mela

Quella cheMiles Davis indicò con visionaria radicalità attraverso il jazz elettrico, tradotta poi senza batter ciglio dal sassofonista di Newark e dal tastierista viennese, in una specie di sfida aperta ai canoni, che emanò da subito un fascino irresistibile con le sue tante ideee fughe in avanti.

La musica di Shorter e compagni, è risuonata domenica sera con Celebrate Weather Report in un gremito Teatro Massimo di Cagliari per l’anteprima dell’European Jazz Expo, in programma dal 20 al 22 novembre con ospiti del calibro di Roberto Fonseca, i trombettisti Avishai Cohen, Enrico Rava e Theo Croker, James Taylor Quartet, Nicola Conte e altri ancora.

Senza scivolare nella nostalgia,sul palco c’erano gli Yellow Jackets con Kurt Elling, acrobata del jazz vocale dallo stile ormai rifinito, la cui voce dal timbro baritonale dalla grana d’ancia, senza ombre né cicatrici e tormenti, rimarchevole per esuberanza e grazia muscolare, ha strappato applausi di continuo. Applausi che naturalmente non sono mancati neppure per i compagni di viaggio, i veterani Russell Ferrante, pianoforte e tastiere, Bob Mintzer, sax tenore, e i più giovani Dane Alderson, basso elettrico, e Marcus Finnie, batteria.

Un gruppo basato su due forti personalità musicali, quelle di Ferrante (unico membro rimasto della formazione originaria) e Mintzer, capace di fondersi completamente con la voce di Elling che ha trasformato celebri temi strumentali in vere e proprie canzoni,dando così forma a quella che rappresentava la sfida di partenza di un progetto salpato qualche anno fa in veste acustica e con solisti differenti da quelli ascoltati nella sala di via De Magistris.

Yellow Jackets e Kurt Elling - foto di Agostino Mela

Spaziando da incalzanti momenti d’insieme ad altri solistici e solari che mettevano in evidenza il magistero tecnico-espressivo dei singoli, ad altri ancora dalla veste intima in cui il cantante di Chicago esprimeva un fine senso dell’architettura lirica e melodica e capacità interpretativa, dando così vita a nuovi bilanciamenti cromatici ed emotivi, il quintetto ha lasciato sfilare brani come lo shorteriano Elegant People, Corner Pocket di Zawinul, A Certain Continuum e A Secret in Three Views di Jaco Pastorius, e poi ancora un tema di Zawinul, l’intimo A Remark You Made, e un altro di Shorter, il celebre Palladium, prima dei saluti finali affidati a All is quiet di Mintzer, accompagnato da lunghi applausi. A dimostrazione del fatto che la fusion continua a rappresentare un linguaggio dalle tante possibilità comunicative. E uno dei mezzi più efficaci per esprimerne le diverse combinazioni, è stato proprio il concerto di Elling e compagni.

Carlo Argiolas

Yellow Jackets e Kurt Elling - foto di Agostino Mela

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