Sabato 17 e domenica 18 ottobre la trentesima edizione della manifestazione fa tappa nel centro del Cagliaritano. Visite guidate gratuite tra chiese medievali, architetture Liberty, testimonianze minerarie, torri costiere e fortificazioni della Seconda guerra mondiale. Protagonisti del racconto studenti, associazioni e volontari.
Dalle chiese medievali alle architetture Liberty, dalle testimonianze dell’attività mineraria alle fortificazioni militari del Novecento. Sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026 Capoterra torna a partecipare a Monumenti Aperti, la manifestazione dedicata alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio culturale che quest’anno celebra la sua trentesima edizione. Per il sesto anno il centro del Cagliaritano apre al pubblico dieci luoghi rappresentativi della propria storia, attraverso un programma di visite guidate gratuite che coinvolge scolaresche, associazioni e volontari.
L’appuntamento si inserisce nel calendario autunnale della manifestazione promossa da Imago Mundi OdV, che nel fine settimana del 17 e 18 ottobre coinvolgerà in Sardegna anche Ardauli, Siddi e Ulassai, quest’ultima al debutto nella rete di Monumenti Aperti. Il programma nazionale raggiungerà inoltre Ferrara, Palermo, Santa Maria del Molise e Siracusa.
A Capoterra il percorso attraversa idealmente il territorio dal mare alla montagna, restituendo una geografia culturale nella quale edifici religiosi, dimore storiche, infrastrutture produttive e opere difensive raccontano epoche differenti. Un patrimonio che conserva le tracce delle trasformazioni economiche e sociali della comunità, dal mondo rurale e minerario alle esigenze di difesa del territorio.
Quattro chiese per raccontare la storia religiosa di Capoterra
Una parte significativa dell’itinerario è dedicata agli edifici di culto. Nel centro abitato sarà visitabile la Chiesa Parrocchiale di Sant’Efisio, in piazza Chiesa, lungo corso Gramsci. Edificata tra il 1855 e il 1858 con pianta a croce latina, conserva della costruzione originaria l’altare maggiore in marmo, caratterizzato da uno stile eclettico. A raccontarne la storia ai visitatori saranno i bambini e le bambine della scuola primaria, protagonisti di un’esperienza che affianca alla conoscenza del patrimonio un percorso di educazione culturale.
Sempre a Sant’Efisio è dedicata la Chiesa stazionale di Su Loi, in via 1° Maggio, una cappella costruita nei primi anni del Novecento. L’edificio presenta murature in ciottolame granitico, rinforzate da pilastri in cemento, e una copertura a doppio spiovente sostenuta da travature lignee. Una testimonianza dell’architettura religiosa minore, strettamente legata alla vita e alle tradizioni delle comunità locali.
Di particolare interesse storico è la Chiesa di Santa Barbara, nell’omonima località, edificata intorno al 1280 in stile romanico-pisano. La sua storia si intreccia con la tradizione agiografica della santa, martirizzata per la propria fede. Secondo una leggenda locale, nel luogo in cui cadde la testa di Santa Barbara sarebbe sgorgata la sorgente di Sa Scabitzada, elemento che lega il racconto religioso alla geografia del territorio.
Completa il percorso la Chiesa di San Girolamo, situata nella località omonima. Secondo la ricostruzione proposta nel programma, l’edificio fu donato dall’arcivescovo di Cagliari all’eremita Francisco Boy affinché potesse condurvi una vita solitaria e contemplativa. Il luogo conserva così una memoria legata all’eremitismo e alla tradizione spirituale associata alla figura di San Girolamo.
Casa Melis e la Biblioteca Sergio Atzeni: l’architettura civile tra passato e presente
Il percorso prosegue attraverso due edifici che testimoniano differenti stagioni della storia urbana di Capoterra.
In via Cagliari 170 sarà possibile visitare Casa Melis, villa caratterizzata da elementi decorativi riconducibili allo stile Liberty, con fregi e soffitti ornamentali. Donata da Elio Melis al Comune, la struttura è oggi utilizzata per attività culturali, congressi, dibattiti e mostre. La sua apertura permette di avvicinarsi a un linguaggio architettonico che, tra Otto e Novecento, ha segnato anche la trasformazione delle residenze private.
Un’altra tappa è rappresentata dalla Biblioteca comunale Sergio Atzeni, in vico II del Popolo 2, nel quartiere conosciuto dai capoterresi come bixinau de susu. L’edificio risale al 1930 e fu originariamente progettato per ospitare la Caserma dei Carabinieri. Il complesso comprende due fabbricati collocati all’interno di un ampio cortile delimitato da un alto muro perimetrale.
Dopo la dismissione della funzione militare, nel 2004 il Comune acquistò l’immobile per restaurarlo e destinarlo alla Biblioteca comunale multimediale intitolata allo scrittore Sergio Atzeni. Un esempio di riuso del patrimonio edilizio, nel quale un edificio nato per esigenze istituzionali è diventato uno spazio pubblico dedicato alla lettura, allo studio e alla cultura.
La memoria mineraria tra Piazza Municipio e Casa Spadaccino
Monumenti Aperti offrirà anche l’occasione per riscoprire il passato produttivo di Capoterra e il rapporto tra il territorio e l’attività estrattiva.
In Piazza Municipio, in via Cagliari 91, sono conservati ed esposti reperti legati al lavoro dei minatori. Le testimonianze rimandano alla storia mineraria della Sardegna e, in particolare, alla zona montana di Cirifoddi, conosciuta per le proprie risorse minerarie fin dall’antichità. A illustrare questo patrimonio saranno gli alunni delle scuole primaria e secondaria, insieme ai volontari dell’Oratorio San Francesco.
Un’altra testimonianza è Casa Spadaccino, in via 1° Maggio, nella località di Su Loi. L’edificio nacque come stazione d’arrivo del sistema di trasporto collegato a una vicina miniera di ferro. Successivamente la stazione e gli ambienti della vecchia rimessa ferroviaria furono trasformati dai Villahermosa in una residenza padronale agricola.
Dopo un lungo periodo di abbandono, la struttura è entrata nel patrimonio comunale ed è stata restaurata per essere destinata a centro polifunzionale. La sua storia permette di ricostruire il passaggio dall’utilizzo industriale a quello agricolo e, infine, alla valorizzazione pubblica.
Dalla Torre di Su Loi ai fortini di Pauliara: il territorio come sistema difensivo
Il rapporto tra Capoterra e la propria posizione geografica emerge con particolare evidenza nelle architetture militari.
Lungo la costa sarà visitabile la Torre di Su Loi, nella località di Torre degli Ulivi, parte del sistema di torri di avvistamento che per secoli ha caratterizzato il litorale sardo. Costruita in una posizione sopraelevata rispetto al mare, la torre occupava un punto strategico anche per la presenza di risorse idriche.
Con il venir meno delle esigenze difensive legate alle incursioni dal mare, la struttura assunse altre funzioni di controllo, tra cui la prevenzione del contrabbando e la sorveglianza dei navigli considerati sospetti sotto il profilo sanitario. La sua storia riflette dunque il mutamento delle esigenze di sicurezza e delle attività di controllo lungo le coste.
Spostandosi verso l’interno, in località Poggio dei Pini, sarà possibile conoscere i Fortini militari di Pauliara, sul Monte Pauliara. Si tratta di un sistema di postazioni difensive in calcestruzzo, progettato durante la Seconda guerra mondiale per contribuire alla protezione di Cagliari e del Campidano da possibili attacchi nemici.
Le fortificazioni, concepite per integrarsi e mimetizzarsi nel paesaggio, facevano parte di un sistema articolato in sette gruppi di postazioni, denominati capisaldi, distribuiti in un’area che si estendeva da La Maddalena Spiaggia a Baccalamanza e Monte Pauliara.
La visita consente di osservare un patrimonio spesso poco conosciuto, nel quale l’architettura militare si intreccia con la morfologia del territorio e con la memoria del secondo conflitto mondiale.
Trent’anni di Monumenti Aperti, dalla Sardegna al resto d’Italia
L’edizione 2026 segna un anniversario significativo per Monumenti Aperti, progetto nato a Cagliari nel 1997 e progressivamente esteso a numerosi centri della Sardegna e, negli anni più recenti, anche ad altre regioni italiane.
«E siamo arrivati alla trentesima edizione. Quasi non sembra vero», osserva Massimiliano Messina, presidente di Imago Mundi OdV, ricordando l’intuizione iniziale dei cinque amici che diedero vita alla manifestazione. Un’esperienza che, sottolinea Messina, ha saputo crescere attraverso «ideali, passione, impegno, entusiasmo, costanza, pazienza, tanta perseveranza».
Il presidente richiama anche la dimensione nazionale raggiunta dal progetto, consolidata nell’edizione 2026 attraverso il coinvolgimento di città e comunità distribuite lungo la penisola. Una crescita che mantiene al centro il modello originario della manifestazione: la partecipazione diretta dei cittadini alla conoscenza e alla narrazione dei luoghi.
In Sardegna sono 60 i comuni coinvolti nell’edizione 2026, con un calendario che ha attraversato la primavera e prosegue durante l’autunno. Dopo l’apertura cagliaritana del 18 e 19 aprile, la manifestazione ha interessato numerosi centri dell’Isola, per poi riprendere dopo la pausa estiva.
Il fine settimana del 17 e 18 ottobre coinvolgerà Ardauli, Capoterra, Siddi e Ulassai. Seguiranno Ploaghe, il 24 e 25 ottobre, e Nuoro, il 31 ottobre e il 1° novembre, secondo il calendario regionale comunicato dagli organizzatori.
Orari e informazioni per le visite
A Capoterra i dieci monumenti saranno visitabili gratuitamente sabato 17 ottobre dalle 15.30 alle 18.30 e domenica 18 ottobre dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30, salvo eventuali indicazioni specifiche per i singoli luoghi.
Le visite agli edifici religiosi saranno sospese durante le funzioni liturgiche.
Per informazioni e aggiornamenti sul programma è possibile consultare il sito ufficiale www.monumentiaperti.com, l’app Monumenti Aperti e i profili social della manifestazione.
Monumenti Aperti è realizzata da Imago Mundi OdV con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna, della Città Metropolitana e della Fondazione di Sardegna, nell’ambito di una rete di collaborazioni e patrocini istituzionali che comprende anche il Parlamento Europeo.


