Nel 2023, durante la nona edizione del Festival Premio Emilio Lussu, Vera Gheno raccontava a Simone Cavagnino Parole d’altro genere, il rapporto tra linguaggio, scrittura e identità e la capacità delle parole di dare forma anche alle esperienze più dolorose. Soundinia recupera oggi quell’intervista, realizzata a Cagliari per il progetto Spreaker podcast del festival.
«Salus per verba». La salute attraverso le parole. A tre anni di distanza, è forse questa la frase che meglio restituisce il senso della conversazione con Vera Gheno realizzata il 10 ottobre 2023 nella Sala Castello dell’Hotel Regina Margherita di Cagliari, durante la nona edizione del Festival Premio Emilio Lussu. Un’intervista che Soundinia recupera oggi dal progetto Spreaker podcast della manifestazione e che conserva intatta una domanda centrale nel lavoro della sociolinguista: che cosa possono fare le parole non soltanto nel discorso pubblico, ma nella costruzione della nostra identità e nel modo in cui raccontiamo ciò che viviamo?
Gheno era arrivata al Festival Premio Emilio Lussu per presentare Parole d’altro genere. Come le scrittrici hanno cambiato il mondo, pubblicato da Rizzoli nel marzo di quello stesso anno. Un libro costruito attraverso una selezione di testi di scrittrici appartenenti a epoche e contesti differenti, da Saffo alle autrici contemporanee, e pensato per riportare alla luce una genealogia letteraria a lungo rimasta ai margini del canone.
Nell’intervista Gheno scherza sulla definizione stessa del volume. «Non bisogna dire che è un’antologia», racconta ricordando il suggerimento ricevuto durante la lavorazione editoriale. Si può parlare di percorso, raccolta o «crestomazia», ma il punto di partenza rimane una collezione di testi scelti e messi in relazione dalla curatrice.
Durante la preparazione, però, quel progetto iniziale cambia. Selezionare i testi non basta più: Gheno sente la necessità di intervenire personalmente e decide di accompagnare ciascuna autrice con un’introduzione costruita attorno a una parola chiave. Nasce così una relazione a tre tra la scrittrice, il testo e la curatrice. Per Saffo, per esempio, la parola scelta è «gelosia». La letteratura del passato viene riportata dentro il presente e interrogata a partire dall’esperienza contemporanea.
«Mi è piaciuta molto questa possibilità che ho avuto di ricostruire in qualche modo la parte storica del mio essere femminista oggi», spiega. Il libro diventa quindi anche una ricerca delle voci che hanno preceduto domande, conflitti e trasformazioni che appartengono ancora al nostro tempo.
Lo stesso titolo nasce dalla volontà di mantenere aperte più possibilità di lettura. Gheno racconta di avere «una fissa con i titoli polisemici»: Parole d’altro genere può significare parole differenti da quelle abituali, ma rimanda contemporaneamente al genere e alla necessità di non considerarlo una categoria incapace di accogliere esperienze diverse. Il volume attraversa infatti epoche, continenti e forme letterarie attraverso autrici come Saffo, Christine de Pizan, Virginia Woolf, Zelda Fitzgerald e Margaret Mitchell, mettendo in discussione l’idea che la presenza delle donne nella storia della letteratura sia stata marginale perché marginale fosse la loro produzione.
Ma riletta oggi, l’intervista assume interesse anche quando abbandona progressivamente il libro e si sposta sul rapporto personale di Gheno con la scrittura. Nel 2023 raccontava il privilegio di poter vivere facendo ciò che amava: scrivere, pubblicare, parlare in pubblico e insegnare. Senza idealizzare il mestiere e senza negarne scadenze e pressioni: «Lavorativamente parlando sono stressata ma molto felice».
Da qui la conversazione entra in un territorio più intimo. «Ho sempre di più nel corso del tempo creduto nel potere salvifico della parola», raccontava Gheno. E aggiungeva: «Per me la salute passa dalle parole, passa dalla possibilità di verbalizzare ciò che ci fa soffrire».
La scrittura viene descritta quasi come uno strumento per mettere ordine: serve a comprendere meglio ciò che accade, a dare una forma a quello che fa male e a trasformare l’esperienza individuale in qualcosa che può essere condiviso. Gheno ricorda il 2019, anno particolarmente difficile sul piano personale e contemporaneamente molto produttivo sul versante editoriale. Ne parla con ironia, raccontando di avere scritto quattro libri anche per reagire a una delusione sentimentale.
Dietro la battuta rimane però una concezione precisa della scrittura. Pubblicare un libro non conclude il processo, perché da quel momento il testo comincia a produrre incontri. «Ogni libro poi crea una serie di reazioni a catena e di relazioni a catena», dice Gheno. Ed è proprio dentro quelle relazioni che racconta di riuscire a «ritrovare anche la bussola».
È una dimensione che nell’intervista viene estesa anche ai festival culturali. Quella del 2023 era la sua prima partecipazione al Festival Premio Emilio Lussu. Gheno spiegava di scegliere molti degli inviti non soltanto in funzione del luogo o delle condizioni professionali, ma osservando il modo in cui una manifestazione viene costruita e soprattutto il rapporto che chi la organizza stabilisce con gli ospiti.
A Cagliari aveva percepito, raccontava, «un grande affetto degli organizzatori e delle organizzatrici nei confronti del loro festival». Quando accade, una manifestazione smette di essere semplicemente «la rassegna della gente che passa sul palco» e diventa uno spazio nel quale costruire relazioni, amicizie e nuove conoscenze.
Riascoltata nel 2026, la conversazione restituisce così qualcosa di più di una presentazione editoriale legata all’uscita di Parole d’altro genere. Il libro è il punto di partenza per un discorso che progressivamente si allarga alla funzione delle parole: quelle recuperate dalla storia della letteratura, quelle utilizzate per definire identità e differenze, quelle necessarie per raccontare se stessi.
La conclusione dell’intervista porta tutto questo su un registro ironico. Richiamando L’uomo che usciva la gente di Maccio Capatonda, Gheno si definisce scherzosamente «la donna che usciva i libri»: «Io esco libri». Poi il gioco linguistico cambia direzione: la gente, invece, prova a farla entrare nei propri libri.
A distanza di tre anni, resta soprattutto l’immagine delle parole che escono, incontrano altre persone e producono nuove relazioni. È lì che Gheno, in quella conversazione del 2023, diceva di ritrovare la propria bussola.
L’intervista è stata realizzata da Simone Cavagnino il 10 ottobre 2023 a Cagliari per il progetto Spreaker podcast del Festival Premio Emilio Lussu.


