“Artista perché?”: sei voci dell’arte contemporanea sarda raccontano ciò che nasce prima dell’opera

Domenica 18 ottobre alle 18.30, alla Fondazione Giuseppe Siotto di Cagliari, la presentazione del docufilm di Alessandra Menesini e Marco Alberto Desogus. Cinquanta minuti di testimonianze e immagini per esplorare le motivazioni, i pensieri e i percorsi creativi di Gabriella Locci, Antonello Dessì, Anna Marceddu, Simone Dulcis, La Fille Bertha e Lino Fois. Ingresso libero.

Che cosa spinge una persona a diventare artista? Da dove nasce la necessità di dipingere, fotografare, incidere, costruire immagini o trasformare gli oggetti? E quanto dell’esperienza personale, della memoria e dello sguardo sul mondo confluisce in un’opera prima ancora che questa prenda forma?

Sono gli interrogativi dai quali prende avvio Artista perché?, il docufilm ideato dalla critica d’arte Alessandra Menesini e dal regista Marco Alberto Desogus, che sarà presentato domenica 18 ottobre 2026 alle 18.30, negli spazi della Fondazione di ricerca Giuseppe Siotto, nel quartiere Castello a Cagliari.

Il film, una produzione italiana del 2026 della durata di 50 minuti, attraversa l’universo creativo di sei artisti legati alla scena contemporanea: Gabriella Locci, Antonello Dessì, Anna Marceddu, Simone Dulcis, La Fille Bertha e Lino Fois. Sei percorsi differenti, scelti dagli autori per affinità o contrasto, che diventano altrettante occasioni per interrogare il rapporto tra l’identità dell’artista e le ragioni profonde della sua ricerca.

L’obiettivo non è costruire una ricognizione esaustiva delle rispettive produzioni, né proporre una lettura critica tradizionale delle opere. Il documentario cerca piuttosto di avvicinarsi a ciò che precede il risultato visibile: il pensiero, l’impulso creativo, le esperienze e le domande che accompagnano il lavoro artistico.

Prima dell’opera: il bisogno di creare

Il titolo Artista perché? contiene già il nucleo dell’indagine. Non si limita a chiedere che cosa faccia un artista o quali tecniche utilizzi, ma sposta l’attenzione sulle motivazioni che rendono la pratica artistica una componente essenziale della sua esistenza.

È una domanda apparentemente semplice, alla quale difficilmente corrisponde una risposta univoca. Per alcuni la creazione può nascere dall’urgenza di esprimere qualcosa che non trova spazio nel linguaggio ordinario; per altri dall’osservazione della realtà, dal rapporto con i materiali, dalla necessità di conservare una memoria o di mettere in discussione significati consolidati.

Il progetto di Menesini e Desogus si muove proprio in questo territorio, nel quale il lavoro dell’artista viene osservato non soltanto attraverso il suo risultato, ma anche attraverso il processo umano e intellettuale che lo alimenta.

La scelta dei protagonisti permette di attraversare linguaggi differenti, dalla pittura alla fotografia, dall’incisione alla pratica del murale, fino alla costruzione e all’assemblaggio di oggetti.

La diversità delle esperienze non costituisce un ostacolo al racconto, ma ne rappresenta il punto di partenza: ciascun artista porta con sé una relazione personale con le immagini, i materiali e la realtà, offrendo una prospettiva distinta sulla necessità di creare.

Sei artisti, sei modi di interpretare il mondo

I protagonisti di Artista perché? rappresentano sensibilità e pratiche espressive differenti.

Gabriella Locci lavora nell’ambito della pittura e dell’incisione, due linguaggi che condividono l’attenzione al segno, ma si sviluppano attraverso procedimenti e relazioni con la materia profondamente diversi. La sua presenza introduce nel documentario una riflessione sulle possibilità espressive dell’immagine e sulla dimensione tecnica della creazione.

Antonello Dessì si muove tra pittura e scultura d’oggetti, esplorando un territorio nel quale la rappresentazione dialoga con la presenza fisica delle forme. Il suo percorso contribuisce ad ampliare il discorso sul rapporto tra immagine, materia e costruzione artistica.

Anna Marceddu, fotografa particolarmente attenta ai risvolti sociali, porta nel progetto uno sguardo che si confronta con la realtà e con le persone. La fotografia diventa così uno strumento per osservare il mondo, selezionare frammenti dell’esperienza e interrogare ciò che spesso rimane ai margini dell’attenzione.

La Fille Bertha sviluppa la propria ricerca attraverso la pittura e il muralismo. La sua presenza permette di considerare anche la relazione tra produzione artistica e spazio, tra l’immagine concepita dall’autore e il contesto nel quale viene collocata e osservata.

Simone Dulcis è presentato come pittore, ma Alessandra Menesini e Marco Alberto Desogus ne suggeriscono anche una dimensione poetica. Una definizione che, nelle intenzioni degli autori, sembra indicare la possibilità che il linguaggio visivo custodisca una sensibilità capace di andare oltre la semplice rappresentazione.

Lino Fois, infine, lavora attraverso l’assemblaggio di oggetti, intervenendo sui loro significati abituali. La trasformazione e la ricombinazione diventano strumenti per modificare la percezione di elementi familiari, facendo emergere interpretazioni inattese.

Sei modalità di lavoro che non vengono ricondotte a un unico stile o a una medesima idea di arte. Il documentario cerca invece di mettere in relazione le differenze, lasciando emergere il carattere personale delle rispettive esperienze.

Non interviste, ma pensieri lasciati liberi

Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda la scelta del metodo narrativo.

Menesini e Desogus hanno deciso di non costruire il film secondo la struttura convenzionale dell’intervista, nella quale domande e risposte scandiscono un percorso prestabilito. Agli artisti è stato invece chiesto di confrontarsi liberamente con le ragioni del proprio lavoro, lasciando che i pensieri potessero svilupparsi senza una rigida successione di argomenti.

«Abbiamo deciso non di intervistare gli artisti, ma di interpellarli, lasciando che i loro pensieri seguissero il flusso», spiega Alessandra Menesini nel comunicato di presentazione.

La distinzione non è soltanto terminologica. Interpellare significa, in questo caso, sollecitare una riflessione personale senza imporre necessariamente una forma narrativa già definita. Il risultato ricercato dagli autori è un racconto rapido e il più possibile sincero, nel quale le parole dei protagonisti possano conservare esitazioni, associazioni e percorsi individuali.

Si tratta di una scelta che pone al centro il rapporto tra il cinema documentario e la testimonianza. La telecamera non registra soltanto informazioni su opere e carriere, ma cerca di avvicinarsi al modo in cui gli artisti raccontano se stessi e attribuiscono significato alla propria attività.

La spontaneità diventa quindi parte del linguaggio del film, pur all’interno di una costruzione cinematografica che seleziona e organizza i materiali raccolti.

Le opere raccontate attraverso immagini e parole

Accanto alle testimonianze, Artista perché? presenta una sequenza di immagini dedicate alle opere dei sei protagonisti, accompagnata dal commento fuori campo di Alessandra Menesini.

Questa componente introduce un secondo livello di lettura, nel quale le riflessioni degli artisti possono essere messe in relazione con i risultati concreti del loro lavoro.

Il passaggio dalla parola all’immagine permette di osservare come le motivazioni dichiarate si confrontino con la pratica creativa. Non necessariamente per individuare corrispondenze immediate, ma per accostare due dimensioni che spesso vengono considerate separatamente: il pensiero dell’autore e l’autonomia espressiva dell’opera.

La presenza del commento critico offre inoltre un elemento di mediazione tra il racconto personale e lo sguardo dello spettatore, inserendo le testimonianze in una prospettiva più ampia.

Il documentario si colloca così in uno spazio di incontro tra critica d’arte e linguaggio audiovisivo. Da una parte, l’attenzione ai percorsi e alle opere; dall’altra, la possibilità del cinema di restituire la voce, i tempi e la presenza fisica dei protagonisti.

È un approccio che può contribuire ad avvicinare anche un pubblico non specialistico alle pratiche dell’arte contemporanea, spostando l’attenzione dalla domanda su che cosa significhi un’opera a quella, altrettanto importante, sulle ragioni per cui qualcuno abbia sentito il bisogno di realizzarla.

La Fondazione Siotto ospita la presentazione a Cagliari

La proiezione di domenica 18 ottobre si terrà negli spazi della Fondazione di ricerca Giuseppe Siotto, nel quartiere Castello di Cagliari.

La scelta di un luogo dedicato alla ricerca e alla cultura accompagna un progetto che si propone di creare un’occasione di conoscenza e confronto intorno alla produzione artistica contemporanea.

Il film mette in relazione sei personalità differenti senza cercare di costruire una definizione universale dell’artista. Al contrario, il suo punto di interesse risiede nella pluralità delle risposte possibili, nella distanza tra i percorsi e nelle eventuali affinità che possono emergere da esperienze apparentemente lontane.

In questo senso, Artista perché? non riguarda soltanto i suoi sei protagonisti. La domanda contenuta nel titolo si estende al rapporto che ciascuno intrattiene con la creazione artistica, con il bisogno di esprimersi e con la possibilità di attribuire nuove forme e significati alla realtà.

Informazioni sulla proiezione

Artista perché?, progetto di Alessandra Menesini e Marco Alberto Desogus, sarà presentato domenica 18 ottobre 2026 alle ore 18.30 alla Fondazione di ricerca Giuseppe Siotto, nel quartiere Castello a Cagliari.

Durata: 50 minuti.
Produzione: Italia, 2026.
Ingresso: libero.
Informazioni e prenotazioni: fgsiotto@gmail.com.

L’iniziativa è realizzata con il contributo della Direzione generale Biblioteche e Istituti culturali del Ministero della Cultura, dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione della Regione Autonoma della Sardegna, del Servizio Cultura del Comune di Cagliari e della Fondazione di Sardegna.

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