Paolo Ruffini torna in Sardegna con “Presente”: il 18 ottobre al Teatro Nelson Mandela di Santa Teresa Gallura

Domenica 18 ottobre alle 21, nell’ambito della Stagione di Prosa 2026-2027 del CeDAC Sardegna, l’attore e comico livornese porta in scena il suo nuovo monologo, prodotto da Vera Produzione. Uno spettacolo tra ironia e riflessione che affronta le contraddizioni della società iperconnessa, il rapporto con le emozioni e il valore delle relazioni umane. L’appuntamento è già sold out.

In un’epoca nella quale la possibilità di comunicare è diventata pressoché illimitata, ascoltare davvero gli altri sembra essere sempre più difficile. È da questo paradosso che prende forma Presente, il nuovo spettacolo scritto e interpretato da Paolo Ruffini, in programma domenica 18 ottobre 2026 alle 21 al Teatro Nelson Mandela di Santa Teresa Gallura, nell’ambito della Stagione di Prosa 2026-2027 del CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna. Il monologo, prodotto da Vera Produzione, segna il ritorno nell’Isola dell’attore, regista e conduttore toscano. Per l’appuntamento gallurese gli organizzatori hanno già annunciato il tutto esaurito al botteghino.

Al centro dello spettacolo c’è una riflessione sulla difficoltà di abitare pienamente il tempo presente, in una società che moltiplica le occasioni di connessione ma sembra ridurre gli spazi dell’incontro autentico. Ruffini attraversa i paradossi della comunicazione digitale, la ricerca continua di approvazione, la paura del giudizio e la progressiva trasformazione dell’identità personale in un’immagine da esibire e sottoporre alla valutazione degli altri.

Ne nasce un racconto che alterna comicità e introspezione, interrogandosi sul significato della gentilezza, sulla capacità di riconoscere le proprie fragilità e sulla possibilità di recuperare un rapporto più consapevole con se stessi e con le persone che ci circondano.

I paradossi della società iperconnessa

«Un tempo in cui tutto si condivide, ma nessuno si ascolta davvero»: è questa una delle immagini attraverso le quali viene presentato Presente. Una contraddizione che attraversa la quotidianità contemporanea, segnata dalla presenza costante degli smartphone, dalla comunicazione istantanea e dall’esposizione pubblica di esperienze, opinioni e sentimenti.

Lo spettacolo affronta il rapporto tra vita reale e rappresentazione digitale, soffermandosi su una società nella quale anche le relazioni personali rischiano di essere condizionate dalla ricerca di consenso. Il numero dei follower, la quantità di interazioni e la necessità di apparire diventano parametri attraverso i quali misurare il proprio valore, mentre l’errore e la debolezza sono spesso percepiti come qualcosa da nascondere.

In questo scenario trovano spazio anche i fenomeni dell’odio online, del giudizio collettivo e della gogna mediatica. Ruffini osserva le conseguenze di un sistema comunicativo nel quale l’esposizione continua può trasformare ogni gesto in un’occasione di approvazione o condanna, rendendo più difficile accettare le imperfezioni proprie e altrui.

L’intenzione, tuttavia, non è costruire una semplice critica dei social media. Il monologo utilizza le contraddizioni della contemporaneità per interrogarsi su ciò che resta dell’esperienza umana quando ogni momento sembra destinato a essere documentato, condiviso e commentato.

La fragilità come risorsa, la gentilezza come scelta

Accanto alla dimensione satirica, Presente sviluppa una riflessione sull’educazione sentimentale, sulla diversità e sull’unicità delle persone. Lo spettacolo propone di guardare alla fragilità non come a un limite da nascondere, ma come a una componente essenziale dell’esperienza individuale e delle relazioni.

Nelle note di presentazione, il lavoro viene descritto come «un’ode alla gentilezza, all’empatia, alla fragilità come forza». È una dichiarazione d’intenti che chiarisce la prospettiva scelta da Ruffini: recuperare il valore di sentimenti e comportamenti spesso considerati marginali in un contesto dominato dalla competizione e dalla ricerca della perfezione.

Il monologo attraversa così emozioni differenti, dalla gioia al dolore, dalla paura alla speranza, cercando di riconoscere in ciascuna una parte significativa della vita. Anche la sofferenza viene affrontata come un’esperienza alla quale provare ad attribuire un senso, senza trasformarla necessariamente in qualcosa da cancellare o dissimulare.

Un ruolo importante è affidato agli insegnamenti che l’artista racconta di aver ricevuto attraverso il rapporto con i bambini, protagonisti di una parte significativa dei suoi progetti teatrali e audiovisivi. È soprattutto nella loro capacità di osservare la realtà senza le sovrastrutture degli adulti che Ruffini individua una possibile alternativa alle convenzioni e ai modelli imposti dalla società.

La meraviglia per le piccole cose, la libertà di esprimere le emozioni e la disponibilità a riconoscere il valore di ciò che non è immediatamente visibile diventano alcuni dei riferimenti di questa ricerca.

Il significato di essere presenti

Il titolo dello spettacolo richiama direttamente la necessità di ritrovare una dimensione autentica del tempo. Essere presenti significa, nella prospettiva proposta da Ruffini, sottrarsi almeno per un momento alla continua accelerazione della quotidianità e riconoscere l’importanza delle esperienze che si stanno vivendo.

Il riferimento ideale è al carpe diem oraziano, reinterpretato attraverso le contraddizioni della contemporaneità. Non si tratta soltanto di cogliere le opportunità offerte dalla vita, ma di recuperare la capacità di prestare attenzione alle persone, ai gesti e alle emozioni che rischiano di passare inosservati.

La riflessione riguarda anche la difficoltà di distinguere ciò che conta realmente da ciò che occupa continuamente la nostra attenzione. Nell’universo digitale, dove ogni contenuto compete per ottenere visibilità, il valore di un incontro o di una relazione non può essere ridotto alla sua rappresentazione pubblica.

Da qui l’invito a scegliere, almeno occasionalmente, la lentezza e l’ascolto. Il teatro diventa il luogo nel quale sperimentare concretamente questa possibilità: uno spazio condiviso in cui artisti e spettatori partecipano alla stessa esperienza, senza la mediazione di uno schermo e nell’irripetibilità di un momento vissuto insieme.

La dimensione del qui e ora assume così un significato che va oltre il contenuto del monologo e riguarda la natura stessa dello spettacolo dal vivo.

Paolo Ruffini, tra comicità, cinema e impegno sociale

Nato a Livorno nel 1978, Paolo Ruffini ha costruito un percorso professionale che attraversa cinema, televisione, teatro, radio ed editoria, affiancando all’attività artistica un impegno continuativo in progetti dedicati all’inclusione e alle relazioni umane.

Il suo esordio cinematografico risale al 1997, con una partecipazione a Ovosodo di Paolo Virzì. Negli anni successivi lavora in numerose produzioni cinematografiche, collaborando con registi come Neri Parenti, Carlo Vanzina e Fausto Brizzi. Nel 2013 debutta alla regia con Fuga di cervelli, ampliando progressivamente la propria attività anche alla realizzazione di documentari e progetti audiovisivi.

La notorietà televisiva arriva attraverso MTV, dove approda nel 2002 dopo aver vinto il concorso Cercasi VJ. Successivamente diventa uno dei volti di Colorado, programma comico di Mediaset al quale resta legato per diverse stagioni, dal 2011 al 2019. Nel novembre 2025 torna su Italia 1 alla conduzione di Zelig On.

Il teatro rappresenta però uno degli ambiti nei quali Ruffini ha sviluppato con maggiore continuità una ricerca capace di unire intrattenimento e attenzione ai temi sociali. Tra i suoi lavori figurano Paolo Ruffini Show, Up & Down, Din Don Down – Alla ricerca di (D)io e Il Babysitter – Quando diventerai piccolo capirai.

Particolarmente significativo è il percorso avviato nel 2018 con Up & Down, progetto teatrale che coinvolge attori con disabilità e che, secondo i dati comunicati dalla produzione, ha raggiunto oltre 250mila spettatori. L’esperienza ha dato origine anche a un documentario cinematografico, premiato con un Nastro d’Argento, e a una pubblicazione editoriale.

Da questa esperienza è nato successivamente Din Don Down, che ha proseguito il confronto tra comicità, inclusione e domande esistenziali, affrontando anche il rapporto con la spiritualità e il significato delle relazioni umane.

Dai podcast ai nuovi progetti teatrali

Negli ultimi anni Ruffini ha ulteriormente ampliato la propria attività attraverso format digitali e radiofonici costruiti intorno al dialogo tra generazioni.

Nei videopodcast Il Babysitter – Quando diventerai piccolo capirai e Il Badante – Il presente è già il futuro, l’artista si confronta rispettivamente con bambini e persone anziane, utilizzando domande apparentemente semplici per affrontare temi legati alla vita, all’amore, alla memoria e al significato delle esperienze personali.

Secondo i dati forniti dalla produzione, questi progetti hanno raccolto complessivamente oltre 300 milioni di visualizzazioni, contribuendo a consolidare la presenza di Ruffini sulle piattaforme digitali.

Nel 2025 ha inoltre avviato, insieme a Federico Parlanti, Radio Up&Down – La trasmissione con un cromosoma in più su Radio 24, cui si è aggiunto nel 2026 il programma Come stai? E non rispondere tutto bene…, dedicato alla salute mentale.

La sua attività comprende anche la scrittura. Tra i libri pubblicati figurano Posso solo amare, Tutto bene, Benito, Presente!, uscito nel 2025 per Baldini+Castoldi, e Io sono perfetto, pubblicato nel gennaio 2026 da La nave di Teseo.

In parallelo prosegue l’attività teatrale, con progetti come Il Badante – Quando impari a lasciar andare, qualcosa resta per sempre, diretto da Claudia Campolongo, e Le donne non fanno ridere – Quando la comicità non sa guidare, spettacolo che riunisce diverse interpreti della comicità femminile.

Presente si inserisce in questo percorso, riprendendo alcune delle questioni che attraversano i lavori più recenti dell’artista: il dialogo tra generazioni, il rapporto con le emozioni, l’accettazione delle fragilità e la ricerca di forme di comunicazione capaci di superare le convenzioni sociali.

L’appuntamento a Santa Teresa Gallura

Il nuovo monologo di Paolo Ruffini sarà in scena domenica 18 ottobre alle 21 al Teatro Nelson Mandela di Santa Teresa Gallura, nell’ambito della Stagione di Prosa 2026-2027 del CeDAC Sardegna.

Lo spettacolo, scritto e interpretato dallo stesso Ruffini e prodotto da Vera Produzione, ha già registrato il tutto esaurito al botteghino, secondo quanto comunicato dagli organizzatori.

L’appuntamento offre al pubblico gallurese l’occasione di incontrare una delle figure più popolari dello spettacolo italiano in una dimensione diversa da quella televisiva: quella del monologo, nella quale la comicità diventa uno strumento per affrontare questioni personali e collettive.

Tra ironia e riflessione, Presente propone dunque un confronto con il tempo in cui viviamo e con la possibilità di recuperare ciò che rischia di essere sacrificato alla velocità della comunicazione contemporanea: l’ascolto, l’empatia e il valore di un’esperienza realmente condivisa.

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