Dal 17 ottobre al 19 dicembre la prima parte della stagione 2026-2027 del Teatro del Segno porta a Is Mirrionis sette titoli tra nouveau cirque, prosa e musica. In cartellone Francesco Abate, Andrea Lupo, Daniel Dwerryhouse e un omaggio a Salvatore Cambosu. La stagione è dedicata a Rahul Bernardelli.
Sette spettacoli tra ottobre e dicembre, un percorso che attraversa circo contemporaneo, prosa, musica, memoria, migrazioni e identità. Teatro Senza Quartiere torna al TsE di Is Mirrionis, in via Quintino Sella a Cagliari, con la prima parte della stagione 2026-2027 organizzata dal Teatro del Segno e diretta artisticamente da Stefano Ledda. Il progetto, avviato nel 2017 con l’obiettivo di costruire nel quartiere uno spazio dedicato alle arti della scena, si prepara inoltre a raggiungere in primavera i dieci anni di attività.
«Un risultato importante, frutto dell’impegno e della collaborazione di tutti coloro che hanno creduto nella realizzazione di un sogno: aprire un teatro a Is Mirrionis», sottolinea Ledda. Il direttore artistico lega la storia del progetto anche al quartiere nel quale è nato e cresciuto e alla possibilità di offrire soprattutto alle nuove generazioni «un’opportunità di conoscere e confrontarsi con i linguaggi della scena, uno spazio fisico dove incontrarsi e condividere emozioni».
La stagione 2026-2027 è dedicata a Rahul Bernardelli, artista recentemente scomparso con il quale Ledda aveva lavorato. Maestro burattinaio, figlio di Lucia Sarzi e nipote di Otello Sarzi, Bernardelli aveva portato avanti la tradizione familiare del teatro di figura anche in Sardegna, dove aveva fondato Le Compagnie del Cocomero.
Ad aprire il cartellone, sabato 17 ottobre alle 20.30, sarà Kalinka / Il Circo come non l’avete mai visto di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, produzione della Compagnia Nando e Maila. Tra giocoleria, danze aeree, trapezio, monociclo e musica, i due interpreti costruiscono una successione di numeri e duetti intorno ai personaggi di Mascherpa, sgangherato impresario e presentatore, e Zirovna, primadonna proveniente da un immaginario circo della Russia sovietica.
Domenica 25 ottobre alle 20.30 Andrea Lupo porta in scena Il Circo Capovolto, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Milena Magnani, con la collaborazione artistica di Andrea Paolucci e le musiche originali di David Sarnelli. Il protagonista Branko Hrabal, fuggito dall’Ungheria e arrivato in un campo rom in Italia, ricostruisce attraverso la memoria la vicenda della propria famiglia e del nonno Nap’apò, il cui circo fu cancellato dalle persecuzioni naziste. Le arti circensi diventano così il tramite per un racconto che attraversa persecuzione, emarginazione, appartenenza e riscoperta delle proprie origini.
Il rapporto tra essere umano e natura è invece al centro di Abba Acuada (L’Acqua Nascosta), in programma sabato 31 ottobre alle 20.30. La produzione Rossolevante, con drammaturgia di Juri Piroddi e Silvia Cattoi e regia dello stesso Piroddi, prende le mosse da una favola sufi e intreccia parole e scritti di Pier Paolo Pasolini, poesie di Wisława Szymborska, Mariangela Gualtieri, Charlie Chaplin e Ilenia Sara e testi originali di Piroddi. In scena Silvia Cattoi, Juri Piroddi e Maria Giulia Cabiddu per una storia dell’acqua che dal mito arriva alla contemporaneità e alla crisi del rapporto tra l’uomo e l’ambiente.
Sabato 14 novembre alle 20.30 il TsE ospita Indegni / Quasi un Musical, con Francesco Abate e Renzo Cugis alla chitarra e voce, Fabio Farigu al basso e voce e Betti Manca alla voce. Prodotto da Osteria Sonora e costruito a partire dal romanzo Gli Indegni di Abate, lo spettacolo attraversa gli anni Ottanta e le trasformazioni sociali e culturali di una generazione cresciuta tra punk, radio libere, new wave, concerti e discoteche, ma anche dentro la diffusione delle droghe e dell’Aids. Realtà, invenzione e memoria personale si intrecciano in un racconto nel quale Cagliari e la provincia guardano verso Londra e Berlino.
Con Forse, sabato 28 novembre alle 20.30, Andrea Serra porta invece sul palcoscenico un monologo dedicato al rapporto tra linguaggio, memoria e identità. Il protagonista Marco cerca nelle parole definizioni esatte con cui governare l’incertezza del mondo. Un antico trauma e una parola volutamente indefinita, quel «forse» che per anni ha rappresentato un ostacolo, conducono progressivamente il personaggio verso una diversa possibilità di rapportarsi all’ambiguità.
Le migrazioni e il movimento delle persone sono il punto di partenza di Why, scritto e interpretato da Daniel Dwerryhouse e in programma sabato 12 dicembre alle 20.30. Il monologo, prodotto dal Collettivo Amori Difficili con il sostegno di Accademia Vega, intreccia elementi autobiografici, storia familiare, incontri e ironia per interrogarsi sulle ragioni che spingono gli esseri umani a partire e sulla persistenza della xenofobia. «Voglio raccontare perché ci muoviamo, perché l’uomo si sposta», spiega Dwerryhouse, facendo della propria identità familiare composita il punto di partenza del racconto.
La prima parte della stagione si conclude sabato 19 dicembre alle 20.30, fuori abbonamento, con Miele Amaro, recital liberamente tratto dall’omonimo libro di Salvatore Cambosu. L’adattamento è di Stefano Ledda, la drammaturgia musicale di Andrea Congia e la regia dello stesso Ledda. Sul palco Ledda alla voce e ai giocattoli sonori, Congia alle chitarre e pedal board e Andrea Cocco alla fisarmonica e agli strumenti tradizionali sardi attraversano miti, leggende, racconti e antichi saperi dell’Isola, dalla figura di Aristeo a La madre dell’ucciso.
La programmazione autunnale rappresenta soltanto la prima parte della stagione 2026-2027, che proseguirà in primavera con nuovi spettacoli. Intorno al TsE continuano inoltre le attività rivolte al quartiere e alle nuove generazioni: laboratori teatrali, progetti per le scuole e iniziative che utilizzano il linguaggio della scena per affrontare questioni sociali. Tra queste rientra anche il progetto dedicato al gioco d’azzardo e alla Generazione Alpha, mentre in primavera tornerà Teatro e Marmellata, rassegna pensata per bambini e famiglie.


