Contrasti, a Sassari due concerti tra le musiche del Caucaso e l’opera italiana dell’Ottocento

Il Festival Internazionale Contrasti torna nella Biblioteca Francescana di Santa Maria di Betlem con due appuntamenti a ingresso gratuito. Sabato 17 ottobre il duo Freund–Boutros presenta Between East and West, mentre domenica 25 ottobre Marco Battaglia propone Sei corde all’Opera, suonando una chitarra del 1811 appartenuta a Giuseppe Mazzini.

Un itinerario musicale che attraversa le tradizioni dell’Armenia e del Caucaso, per poi approdare alle melodie del teatro d’opera italiano dell’Ottocento, rilette attraverso uno strumento dalla particolare storia. Sono due gli appuntamenti che il Festival Internazionale Contrasti, nella sua Autumn Edition, propone a Sassari nella Biblioteca Francescana del Convento di Santa Maria di Betlem. Sabato 17 ottobre, alle 18.30, il clarinettista francese Nicolas Freund e il chitarrista di origine armena Laurent Boutros presenteranno Between East and West. Domenica 25 ottobre, alla stessa ora, il chitarrista milanese Marco Battaglia sarà protagonista di Sei corde all’Opera, un recital dedicato alle trascrizioni ottocentesche del repertorio lirico, eseguite su una chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini.

La manifestazione, ideata e organizzata dall’associazione culturale Contrapunctum ETS con la direzione artistica di Laura Cocco, prosegue così il proprio percorso attraverso repertori e tradizioni differenti, mettendo al centro il dialogo tra strumenti, culture musicali e pratiche interpretative. Entrambi i concerti sono a ingresso gratuito.

Freund–Boutros, un dialogo musicale tra Oriente e Occidente

Il primo appuntamento, sabato 17 ottobre, vedrà sul palco il Duo Freund–Boutros, formazione composta da Nicolas Freund al clarinetto e Laurent Boutros alla chitarra. Il programma di Between East and West mette in relazione composizioni appartenenti alla tradizione colta europea con pagine ispirate alle culture musicali del Caucaso e dell’area armena.

L’incontro tra clarinetto e chitarra costituisce uno degli elementi distintivi del progetto. La flessibilità espressiva dello strumento a fiato, capace di muoversi tra registri e dinamiche differenti, si combina con le possibilità timbriche e armoniche della chitarra, dando forma a un repertorio che alterna scrittura cameristica, riferimenti popolari e suggestioni ritmiche.

Tra gli autori in programma figurano Erik Satie, Camille Saint-Saëns, Aram Khachaturian e Astor Piazzolla, accanto alle composizioni originali di Boutros. Di Khachaturian sarà proposta la Berceuse dal balletto Gayaneh, mentre il repertorio di Piazzolla sarà rappresentato da Libertango, una delle sue composizioni più conosciute, nella quale il linguaggio del tango argentino incontra una scrittura caratterizzata da tensione ritmica e ricerca armonica.

La presenza di questi autori permette di attraversare contesti musicali differenti, dalla Francia tra Ottocento e Novecento all’Armenia sovietica, fino all’Argentina del secondo Novecento. Il programma non segue dunque una successione strettamente geografica o cronologica, ma costruisce un percorso attraverso affinità espressive, contaminazioni e trasformazioni dei linguaggi musicali.

Le composizioni di Laurent Boutros e la memoria musicale armena

Una parte significativa del concerto sarà dedicata alle musiche originali di Laurent Boutros, chitarrista e compositore la cui ricerca si confronta con le tradizioni popolari armene e caucasiche.

Brani come Journal d’Istiklal, Amasia, Métisse, Oriental Milonga e Ararat testimoniano, secondo la presentazione del festival, il rapporto dell’autore con questo patrimonio culturale e la volontà di svilupparne le suggestioni all’interno di una scrittura contemporanea.

Il riferimento all’Armenia assume una particolare rilevanza in un programma costruito attorno al rapporto tra Oriente e Occidente. La posizione geografica e la storia culturale del Caucaso hanno favorito nel corso dei secoli l’incontro tra tradizioni differenti, dando origine a un patrimonio musicale nel quale convivono elementi locali e influenze provenienti da aree vicine.

Nelle composizioni di Boutros questo rapporto si traduce in un linguaggio che non si limita alla citazione delle melodie tradizionali, ma le utilizza come riferimento per una ricerca personale. La presenza del clarinetto di Freund contribuisce ad ampliare le possibilità espressive delle partiture, trasformando il concerto in un dialogo tra due sensibilità interpretative.

Marco Battaglia e la chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini

Domenica 25 ottobre, sempre alle 18.30, il secondo appuntamento del festival sarà affidato a Marco Battaglia, protagonista del recital Sei corde all’Opera.

Il programma propone un percorso attraverso le trascrizioni chitarristiche ottocentesche di celebri pagine del melodramma italiano, con musiche di Mauro Giuliani, Matteo Carcassi, Francesco Molino e Caspar Joseph Mertz ispirate a temi operistici di Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Giovanni Paisiello e Giuseppe Verdi.

L’elemento più significativo della serata sarà lo strumento utilizzato da Battaglia: una chitarra costruita a Napoli nel 1811 dal liutaio Gennaro Fabricatore, appartenuta a Giuseppe Mazzini e oggi conservata nella collezione privata del musicista.

La presenza di uno strumento storico consente di affrontare il repertorio in una prospettiva che tiene conto non soltanto delle partiture, ma anche delle caratteristiche sonore e costruttive delle chitarre utilizzate nell’Ottocento.

Rispetto agli strumenti moderni, le chitarre del primo XIX secolo presentavano dimensioni, materiali e soluzioni costruttive differenti, che influivano sulla risposta sonora e sull’equilibrio tra i registri. L’esecuzione su uno strumento d’epoca permette quindi di avvicinarsi a una dimensione timbrica diversa da quella abitualmente associata alla chitarra classica contemporanea.

Il melodramma italiano nelle trascrizioni per chitarra

Il recital di Battaglia richiama una pratica musicale particolarmente diffusa nell’Ottocento: la trascrizione di arie, temi e pagine operistiche per strumenti destinati anche all’esecuzione domestica e nei salotti.

Prima della diffusione dei mezzi di riproduzione sonora, gli adattamenti strumentali rappresentavano uno dei principali strumenti attraverso i quali il repertorio teatrale poteva circolare al di fuori dei teatri d’opera. Le melodie più conosciute venivano rielaborate per pianoforte, chitarra e piccoli organici cameristici, contribuendo alla diffusione delle composizioni e alla loro permanenza nella memoria musicale collettiva.

In questo contesto, la chitarra occupava uno spazio significativo. Compositori e virtuosi come Giuliani, Carcassi e Molino contribuirono allo sviluppo di una letteratura strumentale nella quale la scrittura originale conviveva con fantasie, variazioni e parafrasi su temi operistici.

Il programma di Sei corde all’Opera si inserisce in questa tradizione, proponendo un confronto tra il linguaggio teatrale dei compositori italiani e le possibilità espressive della chitarra ottocentesca.

Tra le pagine annunciate figura la Fantasia brillante sui Puritani di Matteo Carcassi, opera che Battaglia ha riscoperto attraverso l’individuazione di quella che, secondo il materiale diffuso dagli organizzatori, risulta essere l’unica copia a stampa oggi conosciuta.

La composizione rappresenta un esempio del rapporto tra il successo del melodramma e la produzione strumentale dell’epoca. I puritani, ultima opera di Vincenzo Bellini, debuttò a Parigi nel 1835 e divenne rapidamente un riferimento del repertorio belcantistico. La sua fortuna favorì anche la realizzazione di adattamenti e fantasie destinati a strumenti differenti.

La musica nella vita di Giuseppe Mazzini

La chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini introduce un ulteriore elemento storico nel concerto. Il protagonista del Risorgimento italiano, ricordato soprattutto per la propria attività politica e intellettuale, coltivò infatti anche un interesse personale per la musica e per la pratica chitarristica.

Lo strumento costruito da Gennaro Fabricatore nel 1811 costituisce una testimonianza materiale di questa dimensione meno conosciuta della sua biografia. La sua presenza nel recital di Marco Battaglia permette di mettere in relazione la storia musicale dell’Ottocento con quella culturale e politica italiana.

L’interesse non risiede soltanto nella provenienza della chitarra, ma nella possibilità di ascoltare un repertorio coevo attraverso uno strumento che appartiene allo stesso contesto storico.

In questa prospettiva, il concerto assume anche una funzione di divulgazione del patrimonio musicale, riportando l’attenzione su autori, trascrizioni e pratiche esecutive che hanno contribuito alla circolazione della musica operistica al di fuori dei grandi teatri.

Contrasti, due percorsi tra ricerca e interpretazione

I due appuntamenti sassaresi presentano approcci differenti al repertorio, ma condividono l’attenzione per la relazione tra musica e memoria culturale.

Nel concerto del duo Freund–Boutros, il confronto avviene attraverso l’incontro tra tradizioni geografiche e linguaggi compositivi diversi. Nel recital di Marco Battaglia, invece, la ricerca si concentra sulla storia degli strumenti, sulle fonti musicali e sulle modalità attraverso le quali il repertorio operistico veniva reinterpretato nell’Ottocento.

Il Festival Internazionale Contrasti prosegue così la propria attività con una proposta che affianca alla dimensione concertistica quella dell’approfondimento storico e musicale.

L’Autumn Edition è promossa dall’associazione culturale Contrapunctum ETS, con la direzione artistica di Laura Cocco, e realizzata con il contributo della Regione autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, il patrocinio del Comune di Sassari e nell’ambito del network Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari.

I concerti si terranno nella Biblioteca Francescana del Convento di Santa Maria di Betlem, a Sassari, sabato 17 ottobre e domenica 25 ottobre 2026, entrambi alle 18.30, con ingresso gratuito.

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