Sabato 17 ottobre, alla Casa del Quartiere di Is Mirrionis, una giornata di studi dedicata al ricercatore che documentò la musica e la cultura tradizionale sarda. In programma un convegno internazionale, una mostra fotografica e una serata di balli accompagnati da launeddas e fisarmonica.
Nel 1952, a sedici anni, Andreas Fridolin Weis Bentzon arrivò in Sardegna e cominciò a percorrerla a piedi, spinto dalla curiosità per una cultura che avrebbe segnato il resto della sua vita. Quell’incontro fu l’inizio di un rapporto destinato a produrre una delle più importanti raccolte documentarie sulla musica tradizionale dell’Isola, con particolare attenzione alle launeddas. A novant’anni dalla nascita dell’antropologo ed etnomusicologo danese, scomparso prematuramente nel 1971, Cagliari gli dedica una giornata di studi, incontri e musica per riflettere sull’eredità delle sue ricerche e sulle possibilità di renderla accessibile alle nuove generazioni.
L’appuntamento è per sabato 17 ottobre alla Casa del Quartiere di Is Mirrionis, in via Nebida 36, dove l’associazione culturale Iscandula, presieduta da Dante Olianas, organizza il convegno Ricordando Andreas Fridolin Weis Bentzon nel 90° anniversario dalla sua nascita. Dalle 9 fino alla serata, studiosi, ricercatori e musicisti si confronteranno sul valore del patrimonio documentale raccolto da Bentzon e sulle prospettive della ricerca etnomusicologica e antropologica contemporanea. Il programma comprende anche una mostra delle sue fotografie e il ritorno di Bell’arrosa, l’iniziativa dedicata al ballo tradizionale sardo.
Dalla Danimarca alla Sardegna, una vita dedicata alla ricerca
Nato il 23 maggio 1936 a Gentofte, nei pressi di Copenaghen, in una famiglia di compositori e giuristi, Bentzon aveva già iniziato giovanissimo un’attività musicale nella jazz band del fratello Adrian. Il primo viaggio in Sardegna, compiuto a sedici anni, rappresentò una svolta. Con pochi mezzi a disposizione, attraversò l’Isola entrando in contatto con comunità, musicisti e forme di vita che sarebbero diventate l’oggetto principale dei suoi studi. Secondo il racconto biografico conservato da Iscandula, al ritorno in Danimarca disse alla famiglia di aver trovato «lo scopo della mia vita».

Tra il 1957 e il 1958 tornò nell’Isola grazie a una borsa di studio, viaggiando su una motocicletta Nimbus con sidecar. Durante una permanenza di circa otto mesi frequentò diversi centri, tra cui Cabras, Villaputzu e Ortacesus, e incontrò alcuni dei più importanti suonatori di launeddas del tempo. Le sue ricerche documentarono figure come Dionigi Burranca, Pasqualino Erriu, Aurelio Porcu, Giovanni Lai e Giovanni Casu, riservando particolare attenzione a Efisio Melis e Antonio Lara.
Bentzon non si limitò a registrare esecuzioni musicali. Attraverso fotografie, filmati, interviste e appunti cercò di comprendere il rapporto tra la musica e il contesto sociale nel quale veniva praticata: le occasioni del suonare, i processi di apprendimento, le relazioni tra maestri e allievi e il ruolo degli strumenti nella vita delle comunità.

Da quel lavoro nacque The Launeddas. A Sardinian Folk Music Instrument, lo studio pubblicato in due volumi a Copenaghen nel 1969, che costituisce ancora oggi un riferimento fondamentale per la conoscenza dello strumento. La ricerca univa l’analisi degli aspetti tecnici e musicali a un’indagine antropologica, considerando le launeddas non come un fenomeno isolato, ma come parte di un sistema culturale più ampio.
Gli interessi di Bentzon si estesero anche alla cultura materiale e alle trasformazioni della società sarda. Nel 1959 organizzò al Museo Nazionale di Danimarca un’esposizione dedicata alla vita e alla cultura dell’Isola. Dal 1965 concentrò una parte significativa delle sue ricerche sulla comunità pastorale di Nule, con l’intenzione di sviluppare un nuovo approccio metodologico allo studio antropologico. La morte, avvenuta il 20 dicembre 1971, a soli trentacinque anni, interruppe quel progetto, lasciando un patrimonio di registrazioni sonore, fotografie, filmati, oggetti e documenti.
Il convegno: memoria, archivi e nuove prospettive di ricerca
La giornata del 17 ottobre prenderà avvio alle 9 con i saluti istituzionali di Andrea Dettori, capo di gabinetto dell’Assessorato regionale alla Cultura, Nina Bentzon-Ehlers, in rappresentanza degli eredi Bentzon, e Dante Olianas, presidente di Iscandula.
Alle 10 comincerà la prima sessione scientifica, moderata da Eva Garau. Sarà lo stesso Olianas ad aprire gli interventi, ripercorrendo la storia dell’associazione e il lavoro svolto per preservare e valorizzare l’eredità dello studioso danese. Seguirà Anne-Mette Marchen Andersen, curatrice del Museo Nazionale di Danimarca, con una riflessione sul valore degli oggetti conservati nelle collezioni museali e sulla loro capacità di continuare a raccontare le culture da cui provengono. Il giornalista e fotografo Uliano Lucas affronterà invece il tema della rappresentazione visiva della Sardegna, interrogandosi sull’attualità dello sguardo documentario di Bentzon.

Dopo la pausa pranzo, i lavori riprenderanno alle 15 con Peter Ian Crawford, professore emerito di Antropologia visiva all’Università Artica della Norvegia, che collocherà il lavoro del ricercatore danese nel quadro dell’etnografia multimodale contemporanea, una prospettiva che integra differenti strumenti e linguaggi di documentazione.
Antonio Lai, del Dipartimento di Musicologia dell’Università Paris 8, presenterà un intervento intitolato Oltre la langue bentzoniana: decodificazione analitica, dialettica poietica e nuove prospettive nel linguaggio delle launeddas. Il suo contributo affronterà il rapporto tra i modelli di analisi elaborati da Bentzon e le possibilità di sviluppare nuove letture del linguaggio musicale dello strumento.
L’etnomusicologo Marco Lutzu, dell’Università di Cagliari, si concentrerà sui metodi e sulle prospettive della ricerca di Bentzon come etnografo musicale. A concludere la sessione sarà Umberto Cao, dell’Università di Aix-Marseille, con una riflessione sull’attualità dell’approccio antropologico dello studioso.

Alle 17.30 è prevista una tavola rotonda aperta al confronto tra relatori e pubblico. Uno dei temi centrali dell’iniziativa sarà il destino del patrimonio documentale di Bentzon: materiali che, oltre a testimoniare la storia delle launeddas, costituiscono fonti per comprendere i cambiamenti attraversati dalla società sarda nella seconda metà del Novecento.
Le fotografie di Bentzon e il ritorno di Bell’arrosa
Accanto agli interventi scientifici, la Casa del Quartiere ospiterà per tutta la giornata una mostra fotografica curata da Pietro Frau. L’esposizione presenterà diciassette gigantografie in bianco e nero, di 150 centimetri per lato, realizzate da Bentzon tra il 1955 e il 1962. Le immagini saranno accompagnate da dieci pannelli informativi in cinque lingue, dedicati alla vita e all’opera dell’etnomusicologo.

Le fotografie rappresentano un’altra componente del suo metodo di ricerca. Accanto alle registrazioni musicali, lo strumento fotografico gli consentiva di documentare persone, ambienti e situazioni quotidiane, restituendo una testimonianza visiva della Sardegna che stava attraversando profonde trasformazioni economiche e sociali.
Alle 20, nella sala grande della Casa del Quartiere, la giornata si concluderà con Bell’arrosa, sa primu discoteca de ballu sardu in su mundu, iniziativa ideata da Iscandula nel 1997 e riproposta nel corso degli anni. La serata sarà dedicata ai balli tradizionali, accompagnati da Bruno Camedda alla fisarmonica e Leonardo Palmas alle launeddas.
La conclusione musicale mette in relazione la riflessione scientifica con la pratica viva della tradizione. Il patrimonio studiato da Bentzon continua infatti a esistere attraverso i suonatori, le occasioni collettive e la trasmissione dei repertori, oltre che nelle registrazioni e nei documenti conservati negli archivi.
L’iniziativa è organizzata dall’associazione culturale Iscandula con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, della Regione Autonoma della Sardegna, della Presidenza del Consiglio regionale della Sardegna e della Fondazione di Sardegna.



