Il 18 settembre alla MusiCA Arena della Fiera di Cagliari nove musicisti celebrano l’eredità del chitarrista spagnolo. In apertura il concerto di Stefania Secci Rosa nell’ambito di Cagliari dal Vivo.
Paco de Lucía sta alla chitarra flamenca come Jimi Hendrix a quella rock e Wes Montgomery alla sei corde jazz. Al monumentale chitarrista, virtuoso e innovatore, scomparso nel 2014 all’età di 66 anni, Sardegna Concerti dedica l’appuntamento in prima nazionale italiana del 18 settembre alle 21 alla MusiCA Arena della Fiera di Cagliari, dal titolo Paco de Lucía Legacy. Il concerto sarà aperto dall’esibizione della cantante Stefania Secci Rosa nell’ambito del cartellone Cagliari dal Vivo 2026.
Dopo il debutto mondiale alla Carnegie Hall di New York nel 2024, a dieci anni dalla morte, il progetto promosso dalla Fondazione Paco de Lucía arriva quindi per la prima volta in Italia. Sul palco, a rendere omaggio al chitarrista nato ad Algeciras, nella provincia di Cadice, ci sarà una formazione di nove elementi, alcuni dei quali lo hanno accompagnato negli ultimi anni della sua carriera: Duquende e David de Jacoba alle voci, Farru al baile, Alex Escalera al flauto, Juan Habichuela Nieto, Josemi Carmona e Antonio Sánchez alle chitarre, Julián Heredia al basso e alle percussioni e Ramonín alle percussioni.
Un viaggio nelle composizioni e nella poetica di colui che ha rivoluzionato il flamenco con brani come la bulería Gitanos Andaluces, El Tempul, Aires Choqueros, Aires de Linares, Celosa, Cepa Andaluza, Guajiras de Lucía, Lamento Minero, Mi Niño Curro, rondeña dalle atmosfere cupe, Canción de Amor, Entre dos aguas, Zyryab e molti altri, nei quali allegria ed energia si fondono e si confondono.

Dotato di un virtuosismo strumentale eccezionale e di una creatività vulcanica, Francisco Sánchez Gómez – vero nome di Paco de Lucía, che scelse il nome d’arte in omaggio alla madre Lucía Gómez – rivoluzionò una musica che i puristi avrebbero voluto immutabile, diffondendola in ogni angolo del mondo per poi farla incontrare con il jazz e altri linguaggi musicali, dai quali attinse nuovi stimoli.
Come non ricordare il Guitar Trio con Al Di Meola e John McLaughlin e il fortunato album Friday Night in San Francisco, del 1981, incontro fra tre differenti concezioni della chitarra che contribuì a portare questo crossover a un pubblico vastissimo, nonostante de Lucía avesse dichiarato a proposito del rapporto fra i due linguaggi: «Jazz e flamenco? Una fusione impossibile. Non abbiamo fatto altro che cercare un’alternativa per la nostra espressione».
Cresciuto con il flamenco nel sangue, fu un niño prodigio, di quelli che poi mantengono le promesse, tanto che a undici anni abbandonò la scuola per dedicarsi completamente alla musica. Il celebre Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo lo affrontò senza una formazione accademica nella lettura musicale, imparandone gran parte attraverso l’ascolto e affidandosi a un rapporto con la musica sviluppato soprattutto attraverso l’orecchio e la pratica dello strumento.
E visto che nella storia di ogni artista c’è sempre un incontro fondamentale, il suo ebbe il nome del gitano Camarón de la Isla, una delle più importanti voci nella storia del flamenco, ammirato anche da Mick Jagger e Bono Vox, con cui incise numerosi album: «Appena lo ascoltai mi fece perdere l’equilibrio, non potevo credere a ciò che udivo».
Nella sua luminosa e invidiabile carriera collaborò con musicisti provenienti da mondi differenti, tra i quali Chick Corea, Carlos Santana, Bryan Adams, Wynton Marsalis e Larry Coryell, fino agli italiani Luciano Pavarotti, Claudio Baglioni, Anna Oxa e Al Bano. Nonostante il re del flamenco non ci sia più, resta la sua musica, capace di ammaliare ancora oggi come la prima volta.
Informazioni al numero 070 657428 e all’indirizzo info@boxofficesardegna.it.
Carlo Argiolas



