Giuseppe Biasi, una vita da ricostruire: in post produzione il docufilm di Francesco Tomba

Terminate le riprese tra Piemonte e Sardegna, entra nella fase finale “Giuseppe Biasi. Una questione privata”. Il documentario ripercorre la parabola artistica e umana del pittore sassarese fino alle controverse circostanze della morte nel 1945. Tra gli interventi Giuliana Altea, Efisio Carbone, Igino Panzino e Luciano Marroccu.

Non una biografia costruita con la pretesa di ricomporre ogni passaggio, ma un viaggio a ritroso seguendo tracce, luoghi, documenti e testimonianze. A più di ottant’anni dalla morte di Giuseppe Biasi, una delle figure centrali dell’arte sarda del Novecento, il regista cagliaritano Francesco Tomba prova a rimettere insieme i frammenti di una vicenda artistica e umana complessa, fino agli ultimi e controversi giorni trascorsi in Piemonte.

Terminate le riprese, entra ora nella fase di post produzione “Giuseppe Biasi. Una questione privata”, docufilm che dovrebbe essere completato entro la fine del 2026.

Prodotto dall’associazione culturale Tusitala, con la produzione esecutiva dell’APS A Pagu per la Sardegna e della casa di produzione Fargo Entertainment per il Piemonte, il film attraversa le differenti stagioni della vita di Biasi affidandosi ai luoghi che ne conservano la memoria, ai materiali d’archivio e alle testimonianze di studiosi ed esperti.

Tra le voci raccolte dal documentario ci sono quelle degli storici dell’arte Giuliana Altea ed Efisio Carbone, del pittore sassarese Igino Panzino e dello storico Luciano Marroccu, insieme a testimonianze provenienti dalle comunità attraversate durante le riprese.

Dall’identità sarda all’Africa, fino agli ultimi anni

Il percorso segue le tappe principali della produzione di Biasi e alcuni dei nodi che ne hanno segnato la ricerca: il rapporto con l’identità e il folklore sardo, l’universo femminile e l’esperienza del pittorismo coloniale nell’Africa degli anni Venti.

Ma il viaggio conduce inevitabilmente anche verso il capitolo più difficile della sua biografia: la morte avvenuta nel maggio 1945 ad Andorno Micca, nel Biellese, durante la prigionia seguita all’arresto con l’accusa di collaborazionismo con il regime fascista.

È proprio la necessità di comprendere meglio quella storia ad aver acceso inizialmente la curiosità di Francesco Tomba, nato a Cagliari ma oggi diviso tra la Sardegna e Biella, la stessa città nella quale Biasi trascorse gli ultimi anni della propria vita.

«Da sardo che vive a Biella, la stessa città in cui visse Biasi negli ultimi anni, volevo saperne di più», racconta il regista. Il film nasce dunque da un punto di vista dichiaratamente personale: «È stato un lavoro soggettivo, intimo, guidato non dalla pretesa di raccontare ogni aspetto della carriera o della vita di Biasi quanto dalla curiosità che ci ha portato a seguire delle tracce».

Anche il titolo racconta questa impostazione. “Una questione privata” richiama il celebre romanzo di Beppe Fenoglio: una citazione utilizzata nel documentario dall’archivista Danilo Craveia durante una delle interviste realizzate e successivamente scelta per accompagnare il nome dell’artista nel titolo del film.

Un viaggio tra Piemonte e Sardegna

La geografia delle riprese segue quella della vita di Biasi. La prima parte del documentario è stata realizzata negli ultimi mesi del 2025 in Piemonte, regione nella quale il pittore trascorse gli ultimi tre anni.

La produzione ha lavorato tra Biella, Pray e Varallo, concentrandosi sui contesti storici, archivistici e museali legati alla vicenda dell’artista.

Tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno del 2026 il viaggio si è spostato invece in Sardegna, attraversando Cagliari, Desulo, Fonni, Nuoro, Sassari e Tempio Pausania. Un ritorno nell’isola che permette al racconto di ricostruire il rapporto tra Biasi e una Sardegna che nella sua opera non rappresentò semplicemente un repertorio di soggetti, ma uno dei grandi terreni della sua ricerca artistica.

Il documentario nasce così dalla continua oscillazione tra le due regioni: la Sardegna della formazione e dell’immaginario e il Piemonte degli ultimi anni, fino all’epilogo del 1945.

Francesco Tomba, dal cinema breve al nuovo documentario

Classe 1992, Francesco Tomba è nato a Cagliari e vive tra Cagliari e Biella. Dopo il liceo classico Siotto Pintor si è laureato al DAMS di Bologna e ha successivamente conseguito la laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media alla IULM di Milano.

Il debutto sul grande schermo arriva nel 2021 con il docufilm “Dove nasce il vento”, prodotto da Tusitala e selezionato in diversi festival nazionali e internazionali.

Nel 2023 ha co-diretto “La punizione del prete”, cortometraggio di finzione prodotto dall’ISRE con il contributo della Sardegna Film Commission e successivamente proiettato in oltre duecento città nell’ambito della rassegna Visioni Sarde della Cineteca di Bologna. Il lavoro ha ottenuto, tra gli altri riconoscimenti, il concorso Rai “Parla corto!” e il premio “Diritto di parola” del Babel Film Festival nel 2024.

Come consulente artistico e montatore Tomba ha inoltre lavorato al web-doc “Anda, Torra e Ghorba” di Rosi Giua e Raffaele Cattedra e collaborato con manifestazioni cinematografiche tra cui Noir in Festival, Visioni Italiane, la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e il Cagliari Film Festival. Nel cinema e nella televisione ha preso parte, con differenti ruoli produttivi e di assistenza alla regia, a lavori come “Four More Shots Please!”, “Lubo” di Giorgio Diritti e “Prima di noi” di Daniele Luchetti e Valia Santella.

Parallelamente alla post produzione di “Giuseppe Biasi. Una questione privata”, sta lavorando a una serie di documentari per la Città Metropolitana di Cagliari.

La realizzazione del film dedicato a Biasi è sostenuta dalla Regione Autonoma della Sardegna e dalla Fondazione di Sardegna, con la collaborazione dell’ISRE – Istituto Superiore Regionale Etnografico e del portale SardegnaCultura.

Quando il montaggio sarà concluso, entro la fine dell’anno secondo le previsioni della produzione, il percorso compiuto tra archivi, opere, paesi e testimonianze dovrà ricomporsi in un unico racconto. Non per chiudere definitivamente una vicenda che conserva ancora zone controverse, ma per tornare a interrogare Giuseppe Biasi attraverso ciò che della sua vita e della sua opera continua a parlare nel presente.

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