Ugo La Pietra al MAN di Nuoro: sessant’anni di ricerca sull’abitare tra arte, architettura e territorio

Dal 27 novembre al 7 marzo 2027 il museo nuorese ospita «Domus, Domo», personale curata da Gabi Scardi con circa ottanta opere dal 1960 a oggi. Dai casotti del Poetto alla collaborazione con le tessitrici sarde, un percorso attraverso gli spazi della vita quotidiana e le trasformazioni della società.

Che cosa significa abitare un luogo? Dove finisce lo spazio privato e comincia quello pubblico? E in che modo le persone, attraverso gesti quotidiani, necessità e abitudini, trasformano l’architettura delle città? Sono interrogativi che attraversano oltre sessant’anni di ricerca di Ugo La Pietra, protagonista di una mostra personale al MAN – Museo d’arte della Provincia di Nuoro, dal 27 novembre 2026 al 7 marzo 2027. Intitolata Domus, Domo e curata da Gabi Scardi, l’esposizione sarà inaugurata venerdì 27 novembre alle 18 e riunirà circa ottanta opere, restituendo la complessità di un percorso artistico sviluppato tra arti visive, architettura, design e indagine sociale.

Nato nel 1938 a Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, e formatosi come architetto al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1964, La Pietra ha attraversato numerosi linguaggi espressivi senza riconoscersi nei confini di una singola disciplina. Artista, cineasta, progettista, docente ed editore, dagli anni Sessanta si definisce un ricercatore nel sistema della comunicazione e delle arti visive. La sua attività si è sviluppata attraverso la pittura segnica, l’arte concettuale, il cinema d’artista, le sperimentazioni del Radical Design e l’attenzione alle pratiche sociali, con una costante riflessione sul rapporto tra individuo e ambiente.

La mostra di Nuoro si inserisce nel percorso di studio che il MAN dedica agli artisti italiani impegnati, a partire dagli anni Sessanta, nell’analisi delle trasformazioni sociali e delle relazioni tra comunità e territorio. Nel caso di La Pietra, il filo conduttore è l’abitare, inteso non soltanto come organizzazione dello spazio domestico, ma come insieme di comportamenti, relazioni e possibilità di appropriazione dei luoghi.

«Dagli anni Sessanta ad oggi la mia ricerca si è sempre sviluppata attraverso l’analisi della società rispetto all’evoluzione dell’abitare, dallo spazio privato a quello pubblico», spiega l’artista. Una dichiarazione che sintetizza il nucleo di un lavoro interessato a mettere in discussione le separazioni convenzionali tra casa e città, interno ed esterno, progetto architettonico e uso spontaneo dello spazio.

Il percorso espositivo comprende acrilici, oggetti, ceramiche, arazzi, installazioni, disegni, fotomontaggi e film d’artista. Le sale del museo saranno articolate attorno a sei nuclei tematici: Casa e città, Fuori casa, Dentro e fuori casa, Fare casa, Casa e natura e Casa e giardino. Le stesse categorie strutturano il catalogo pubblicato da Quodlibet, con progetto grafico di Leonardo Sonnoli, offrendo una lettura trasversale delle opere realizzate dal 1960 fino alle produzioni più recenti.

Nella ricerca di La Pietra, gli elementi apparentemente marginali dell’ambiente urbano assumono un significato particolare. Panchine, marciapiedi, balconi, finestre, cortili e aree di passaggio diventano strumenti per osservare il rapporto tra il corpo e lo spazio, tra le forme progettate e gli usi che le persone ne fanno. L’architettura non è considerata esclusivamente come una struttura definita da regole e funzioni, ma come una realtà che può essere reinterpretata e modificata attraverso l’esperienza quotidiana.

È su questo aspetto che insiste anche la curatrice Gabi Scardi, individuando nelle opere dell’artista una contro-narrazione rispetto alle rappresentazioni ufficiali della città e ai modelli codificati dell’architettura. La Pietra rivolge infatti la propria attenzione a ciò che sfugge alla pianificazione, alle forme spontanee di organizzazione dello spazio e soprattutto alle soglie che mettono in comunicazione ambienti e funzioni differenti. Il confine, nella lettura proposta dalla curatrice, non costituisce necessariamente una separazione: può diventare un luogo di relazione, nel quale emergono possibilità impreviste di utilizzo e trasformazione.

Questa prospettiva trova espressione in opere come Dai gradi di libertà. Itinerari preferenziali del 1970, nelle sperimentazioni dedicate al rapporto tra interno ed esterno e negli interventi che riconsiderano gli oggetti dell’arredo urbano. Tra questi figurano Arcangelo Metropolitano, del 1977, e Barriera antiterrorismo – Panchina dissuasore, un lavoro che mette in relazione la funzione di controllo dello spazio pubblico con quella della seduta, rendendo visibili le contraddizioni che possono attraversare il progetto urbano.

Dal Poetto alla tessitura: il rapporto con la Sardegna

Un capitolo significativo della mostra riguarda il rapporto di Ugo La Pietra con la Sardegna, sviluppato nel corso di diversi decenni attraverso progetti dedicati all’architettura spontanea, all’artigianato e alle tradizioni produttive dell’Isola.

Nel 1978, l’artista realizza un’indagine sulla cultura balneare del Poetto di Cagliari, documentando attraverso fotografie e analisi i celebri casotti che, a partire dagli anni Dieci del Novecento, avevano progressivamente caratterizzato il paesaggio della spiaggia. Piccole costruzioni in legno utilizzate durante la stagione estiva, nate per rispondere a esigenze pratiche e divenute nel tempo un elemento riconoscibile dell’identità del litorale.

Per La Pietra, quelle strutture rappresentano un esempio di architettura spontanea: una forma di progettazione che nasce dall’esperienza diretta degli abitanti e dalle necessità della vita quotidiana, senza dipendere necessariamente da modelli architettonici istituzionalizzati. I casotti diventano così un caso di studio sul modo in cui una comunità modifica il proprio ambiente e attribuisce nuovi significati a uno spazio naturale.

L’interesse per la Sardegna prosegue nel 1987 con la partecipazione a Taccas. Nuovi tappeti sardi, progetto promosso dall’ISRE e presentato a Nuoro. L’iniziativa mette in relazione la progettazione contemporanea e le competenze della tessitura artigianale sarda, affidando alle manifatture locali disegni elaborati da artisti, architetti e designer italiani, tra cui Michele De Lucchi, Enrico Baj, Alessandro Mendini ed Ettore Sottsass.

Nel 2009, La Pietra realizza inoltre un ciclo di ceramiche sarde per la XIX Biennale di Artigianato Sardo, proseguendo un confronto con materiali e tecniche che occupa un posto importante nella sua riflessione sul rapporto tra arte, progetto e territorio.

La mostra del MAN introduce un ulteriore sviluppo di questa relazione attraverso un lavoro inedito realizzato in collaborazione con le tessitrici dello Studio Pratha. Dai disegni preparatori dell’artista nasce un ciclo di arazzi che traduce la sua ricerca visiva nel linguaggio della tessitura. Tra le opere figura Giardino, arazzo del 2026, che appartiene alla sezione dedicata al rapporto tra casa e giardino.

La collaborazione con le artigiane assume un significato che va oltre la semplice realizzazione materiale delle opere: mette in dialogo l’ideazione artistica con un sapere tecnico e manuale radicato nel territorio, richiamando uno dei temi ricorrenti nel lavoro di La Pietra, ovvero la necessità di riconoscere il valore culturale delle pratiche produttive e delle conoscenze che si trasmettono attraverso il fare.

Il percorso espositivo attraversa anche il rapporto tra architettura e natura, documentato da lavori come Recupero e reinvenzione. Orti urbani del 1969, Bosco in città del 2015, Natura perduta del 2019 e Architettura / Natura del 2024. Opere appartenenti a momenti differenti della carriera, ma riconducibili a una riflessione comune: la possibilità di ripensare gli ambienti costruiti a partire dalle relazioni tra esseri umani, paesaggio e forme della vita quotidiana.

Attraverso Domus, Domo, il MAN propone dunque una ricognizione su una figura che ha contribuito a ridefinire il rapporto tra arte e progetto, facendo dell’abitare una categoria culturale, politica e sociale. La casa, nella ricerca di Ugo La Pietra, non coincide soltanto con un edificio o con uno spazio privato: diventa un modo di interpretare il mondo, di riconoscere i bisogni delle persone e di immaginare relazioni differenti tra individuo e comunità.

La mostra invita a osservare anche gli spazi più familiari come luoghi in continua trasformazione. Dai casotti del Poetto agli oggetti urbani, dagli orti alle opere tessili, emerge una concezione dell’architettura che non si limita a organizzare lo spazio, ma si interroga su chi lo vive, su come lo utilizza e sulle possibilità di modificarlo. Una prospettiva che conserva la propria attualità di fronte alle trasformazioni delle città, alle questioni ambientali e alla necessità di ripensare il rapporto tra territorio e vita collettiva.

Ugo La Pietra. Domus, Domo sarà inaugurata venerdì 27 novembre 2026 alle 18 al MAN di Nuoro, in via Sebastiano Satta 27, e resterà aperta fino al 7 marzo 2027. Il museo osserva l’orario dalle 10 alle 19, con chiusura il lunedì. Per informazioni è possibile contattare il numero 0784 252110 o scrivere a info@museoman.it.

LE ULTIME

spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_imgspot_img