Il Béjart Ballet Lausanne di scena al Lirico di Cagliari

Dal 9 all’11 ottobre la compagnia fondata da Maurice Béjart torna al Teatro Lirico di Cagliari dopo vent’anni, con le coreografie sulle musiche di Stravinskij, Ravel e Theodorakis.

Era l’aprile di vent’anni fa quando sul palco del Lirico di Cagliari approdava per la prima volta il Béjart Ballet Lausanne, interprete di tre bellissime coreografie: Brel et Barbara, L’Oiseau de Feu, Boléro. Il pubblico sardo fece appena in tempo ad applaudire alcune creazioni del grande coreografo francese ancora in vita, prima che la morte sopraggiungesse nel novembre del 2007.

Dal 9 all’11 ottobre, la celebre compagnia fondata nel 1987, tra le poche a cui Béjart ha legato il proprio nome (l’una proiezione dell’altra: Ballets de l’Étoile, Ballet Théâtre de Paris, Ballet du XXe Siècle di Bruxelles, fondato nel 1960 e che rappresentò il maggiore gruppo all stars del momento), ritorna nel capoluogo sardo ospite della stagione danza 2026 del Lirico, con un programma nuovo solo in parte rispetto a quello del 2006: 7 danses grecques, su musiche di Theodorakis. Gli altri due sono i già citati L’Oiseau de Feu, con musica di Stravinskij, metafora di una trionfante rivoluzione partigiana, e Boléro, raffigurazione di un mistero orfico, panica immagine della seduzione, avvolta dalla musica di Ravel.

BBL 7 danses grecques (foto Laurent Philippe)

Nato come danzatore, Maurice Jean Berger (vero nome di Béjart), figlio del filosofo Gaston Berger, comprese presto che la sua strada non poteva essere quella dell’interprete e la sua arte doveva esprimersi in altre direzioni. Pur avendo studiato danza classica, detestava il balletto, i tutù e i fondali di cartapesta che giudicava volgari, e per questo sovvertì, rivoluzionandolo, il concetto stesso di danza.

Una rivoluzione che investì solo marginalmente l’innovazione del linguaggio, dato che l’apporto in questo senso non provocò grandi scosse, ma che invece lasciò un segno profondo e indelebile nell’approccio e nella visione della creazione. Béjart era infatti un artista totale che pescava da qualsiasi forma d’arte, colui che, come nessun altro, era in grado di catturare lo spirito dei tempi riconducendo ogni gesto, ogni idea, ogni messaggio a un atto di cultura.

Con le sue compagnie ha segnato mezzo secolo di costume teatrale anche fuori dai teatri, monitorando e traducendo in movimento tutta la realtà culturale e politica. «Ci sono balletti che valgono per un momento, che passano di moda, e altri che, dopo essere stati moderni, diventano classici», ricordò una ventina d’anni fa.

Classici come quelli che il pubblico potrà ammirare in queste tre intense giornate di danza, dove il Béjart Ballet Lausanne si esibisce sulle musiche eseguite dall’Orchestra del Teatro Lirico diretta dall’americano James Feddeck.

Dopo la prima di venerdì, alle 20, lo spettacolo viene replicato sabato 10 alle 15.30 e alle 20.30, e domenica 11 alle 17.

Domenica mattina, dalle 10.30 alle 12, nella Sala regia del Teatro, è in programma un workshop per livello medio e avanzato tenuto da Elisabet Ros, assistente del direttore artistico della compagnia, Julien Favreau.

Julien Favreau (foto Anoush Abrar)

Elisabet Ros ballò la coreografia Brel et Barbara nel 2006 in coppia con Gil Roman, in quegli anni anche direttore aggiunto del Béjart Ballet Lausanne. L’appuntamento si inserisce nel progetto Oltre la scena, con cui il Lirico intende rafforzare il rapporto di collaborazione con le scuole di danza attive sul territorio regionale.

La partecipazione è gratuita per gli abbonati alla stagione danza e i possessori del biglietto per lo spettacolo. Per informazioni e iscrizioni, scrivere entro le 12 di venerdì 9 all’indirizzo mail danza@liricocagliari.it.

Carlo Argiolas

Maurice Béjart (foto Jean-Guy Python)

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