Roberto Bolle: «La Sardegna è una terra che non lascia indifferenti». Da Caravaggio al legame con l’isola

L’étoile torna al Teatro Lirico dopo undici anni con il balletto di Mauro Bigonzetti, in scena dal 16 al 18 ottobre. Nell’intervista a Soundinia racconta la complessità del pittore, l’emozione di un incontro notturno con le sue opere a Palazzo Barberini, il dialogo con le musiche di Monteverdi e il legame con la Sardegna.

C’è un istante, nei dipinti di Caravaggio, in cui tutto sembra sul punto di accadere. Un corpo si contrae, una mano si ritrae, uno sguardo intercetta qualcosa che proviene dall’esterno della tela. Il movimento è fermo, ma soltanto in apparenza: la pittura trattiene un’azione nel momento della sua massima intensità, lasciando a chi osserva la sensazione che possa riprendere da un momento all’altro. È da questa particolare relazione fra immobilità e movimento che prende avvio la conversazione di Soundinia con Roberto Bolle, protagonista di Caravaggio, il balletto di Mauro Bigonzetti in scena al Teatro Lirico di Cagliari dal 16 al 18 ottobre 2026.

L’occasione è il ritorno dell’étoile sul palcoscenico cagliaritano, dal quale mancava dal luglio 2015. Undici anni trascorsi senza interrompere, tuttavia, il rapporto con la Sardegna, dove Bolle è tornato per altri spettacoli e per soggiorni privati. Questa volta porta nell’isola un lavoro che affronta una delle figure più complesse della storia dell’arte italiana, cercando nella danza un linguaggio capace di restituirne non tanto la biografia quanto le tensioni interiori.

Nel corso dell’intervista, il riferimento iniziale è a uno dei dipinti più singolari di Michelangelo Merisi, Ragazzo morso da un ramarro. Il gesto improvviso del giovane, il volto attraversato dalla sorpresa e dal dolore, il corpo colto in una reazione istintiva: un’immagine che sembra anticipare il linguaggio della scena. Bolle riconosce immediatamente questa affinità fra la pittura caravaggesca e la danza.

«La danza, con la plasticità dei corpi e il movimento, riesce a ricreare dei quadri in scena», osserva. A contribuire a questa trasformazione sono anche le luci teatrali, che nello spettacolo assumono una funzione decisiva. «È un balletto che ha un grande impatto emotivo, una grande forza soprattutto nelle immagini che vengono portate in scena, nei colori, nel gusto teatrale».

Il Caravaggio di Bigonzetti nasce nel 2008 e si articola in due atti. Non segue una struttura biografica tradizionale, né cerca di tradurre in successione gli episodi più conosciuti della vita del pittore. Il coreografo costruisce invece un percorso nel suo universo emotivo, affidando ai corpi e alle relazioni fra i danzatori il compito di evocare le contraddizioni di un artista nel quale bellezza e violenza, spiritualità e inquietudine, desiderio e tormento convivono senza trovare una composizione definitiva.

È lo stesso Bolle a spiegare la scelta drammaturgica: Bigonzetti ha preferito non realizzare un balletto narrativo, ma «far dialogare Caravaggio con quelli che sono elementi fondamentali nella propria vita: la luce, l’ombra e la bellezza». Elementi che appartengono tanto all’esperienza umana del pittore quanto alla costruzione delle sue immagini.

Questa impostazione permette alla coreografia di attraversare registri emotivi differenti. «Ci sono momenti più magici, armonici e altri più tormentati», racconta Bolle, che riconosce nel lavoro del coreografo un punto di riferimento essenziale per affrontare un personaggio così articolato. «Interpretarlo non è stato difficile proprio perché sono stato ben guidato e mi ha dato comunque la possibilità di portare in scena delle emozioni e sensazioni non banali».

Il rapporto fra danza e pittura si sviluppa anche attraverso la costruzione visiva dello spettacolo. Le scene e il disegno luci sono firmati da Carlo Cerri, mentre i costumi sono di Lois Swandale e Kristopher Millar. L’impianto scenico lascia emergere i corpi, i loro rapporti e le trasformazioni della luce, che non si limita a illuminare l’azione, ma contribuisce a determinarne il significato. Come nei dipinti di Caravaggio, ciò che viene sottratto alla vista può diventare importante quanto ciò che appare.

Accanto a Bolle, interprete del pittore, la compagnia porta in scena anche figure simboliche che incarnano le forze intorno alle quali si sviluppa il balletto: Maria Khoreva interpreta la Luce, Anastasia Matvienko il Buio e Kseniya Rhzeuskaya la Bellezza. La loro presenza traduce in relazioni coreografiche gli elementi che Bigonzetti ha scelto come struttura dell’opera.

Ma interpretare Caravaggio ha modificato anche il rapporto personale di Bolle con il pittore. Prima del balletto, l’étoile ne conosceva già alcuni lavori, aveva visitato la chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma e diverse esposizioni. La preparazione dello spettacolo gli ha offerto l’occasione per approfondire quella conoscenza, fino a vivere un’esperienza che racconta come particolarmente intensa.

L’anno scorso, durante una mostra dedicata a Caravaggio a Palazzo Barberini, a Roma, Bolle ha partecipato alla realizzazione di una ripresa legata al balletto. Le riprese si sono svolte di notte, quando il museo era chiuso al pubblico.

«Ci siamo trovati fino alle tre di notte a Palazzo Barberini», ricorda. «È stato veramente surreale trovarsi in questo luogo, senza visitatori o turisti, e poter vedere Caravaggio in solitaria, in un ambiente così ricco di bellezza e di tensione».

La parola tensione ritorna nel suo racconto come una possibile chiave di lettura dell’intera esperienza. Non riguarda soltanto il contrasto fra luce e buio o l’intensità delle composizioni pittoriche, ma quella sensazione di verità che Bolle riconosce nelle opere di Merisi. «Quello che crea Caravaggio è questa tensione emotiva, questa verità nei propri quadri».

L’incontro notturno con i dipinti sembra allora assumere un valore che supera la preparazione di uno spettacolo. Osservare quelle opere senza la presenza di altri visitatori, in un rapporto diretto e prolungato con le immagini, ha permesso al danzatore di avvicinarsi ulteriormente al mondo del pittore. Una conoscenza che, trasferita sul palcoscenico, non si traduce nell’imitazione delle pose, ma nella ricerca di una qualità del movimento capace di esprimere la stessa intensità.

Un altro elemento fondamentale di Caravaggio è la musica. La partitura nasce dalle composizioni di Claudio Monteverdi, rielaborate e riorchestrate da Bruno Moretti per il linguaggio teatrale del balletto. A Cagliari l’esecuzione è affidata all’Orchestra del Teatro Lirico, diretta da Marco Dallara.

L’incontro fra Monteverdi e Caravaggio mette in relazione due figure appartenenti alla stessa stagione storica, ma soprattutto due modi di esplorare l’espressività umana attraverso linguaggi differenti. La musica del primo Seicento, ripensata per una formazione orchestrale contemporanea, diventa parte della drammaturgia coreografica e contribuisce a sostenere l’alternanza fra slancio lirico e conflitto interiore.

Bolle sottolinea la qualità di questo intreccio: «È una musica presa da Monteverdi, riadattata da Bruno Moretti, quindi su una base classica e armonica, ma anche in alcuni momenti molto drammatica». E aggiunge: «Si intreccia con la coreografia di Bigonzetti in maniera perfetta».

La dimensione musicale non costituisce dunque un semplice accompagnamento al movimento. È una delle componenti attraverso le quali il balletto costruisce il proprio carattere, insieme alla coreografia, alla luce, ai costumi e all’interpretazione. Per Bolle, ciascuno di questi elementi concorre alla forza complessiva della messa in scena.

La conversazione si sposta infine sulla Sardegna, una terra alla quale il danzatore riconosce un legame che va oltre le occasioni professionali. Negli ultimi anni vi è tornato anche per esibirsi in contesti differenti dal Teatro Lirico, mentre le amicizie costruite nel tempo hanno contribuito a mantenere vivo il rapporto con l’isola. Nell’intervista emerge anche il nome del musicista sardo Gavino Murgia, richiamato come una delle persone con cui Bolle ha stabilito una relazione di amicizia.

«Ho tanti amici sardi», racconta. «È una terra che crea forti legami e ogni volta che vengo sento questa forza». Nelle sue parole la Sardegna conserva un’identità emotiva riconoscibile, qualcosa che non si esaurisce nella bellezza del paesaggio o nell’accoglienza ricevuta durante gli spettacoli. «È una terra che non lascia indifferenti», aggiunge, capace di entrare «dentro la persona e il cuore».

Il ritorno al Lirico dopo undici anni riporta così Bolle in un teatro che appartiene alla sua storia artistica, ma con un lavoro che richiede una forma particolare di esposizione interpretativa. In Caravaggio la precisione tecnica della danza è al servizio di una figura inquieta e contraddittoria, la cui identità non può essere risolta in una sequenza di gesti riconoscibili. La coreografia cerca piuttosto di rendere visibili le forze che attraversano il pittore e che continuano a rendere le sue opere così immediate, anche a distanza di quattro secoli.

Il balletto ha debuttato a Cagliari venerdì 16 ottobre e prosegue con altre due rappresentazioni fuori abbonamento: sabato 17 ottobre alle 19 e domenica 18 ottobre alle 17, al Teatro Lirico di via Sant’Alenixedda. Le informazioni sulla biglietteria sono disponibili sul sito ufficiale del Teatro Lirico di Cagliari.

La conversazione integrale con Roberto Bolle, realizzata da Soundinia in occasione delle rappresentazioni cagliaritane, è disponibile nei contributi video e audio che accompagnano questo articolo. Un racconto nel quale il rapporto fra pittura e danza si sviluppa attraverso l’esperienza diretta dell’interprete: dalla scoperta di un Caravaggio più intimo e complesso fino alla ricerca di un movimento capace di restituire, sulla scena, la forza delle sue immagini.

Simone Cavagnino
Simone Cavagninohttps://www.soundinia.it
Simone Cavagnino è giornalista, autore e speaker radiofonico. Laureato in Scienze Giuridiche, si occupa di giornalismo culturale, musicale e comunicazione istituzionale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Infochannel TV Sardinia, ha diretto Unica Radio e ha scritto per JAZZIT, altre riviste nazionali e quotidiani regionali. Nel 2014 ha curato il documentario La memoria del suono, dedicato all'artista Pinuccio Sciola. Nel 2018 ha pubblicato, insieme al giornalista Claudio Loi, il volume Sardegna, jazz e dintorni (Aipsa Edizioni). Attualmente cura la comunicazione di alcuni tra i principali festival culturali della Sardegna e dirige Soundinia, testata giornalistica dedicata alla cultura, alla musica e ai territori del Mediterraneo.

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