Bebo Ferra: «La Sardegna ha il vento, il silenzio e un suono tutto suo»

Nel podcast di Simone Cavagnino, realizzato in collaborazione con il giornalista Simone La Croce e Sa Scena, il chitarrista racconta il ritorno nell’Isola, l’eredità musicale del fratello Massimo e il rapporto tra jazz, identità e insegnamento. Una conversazione che accompagna la nascita di Arenas – Mediterranean Jazz Lab, dal 20 al 24 ottobre a Quartu Sant’Elena. L’intervista integrale è disponibile all’ascolto in questa pagina.

Un podcast di Simone Cavagnino, realizzato in collaborazione con il giornalista Simone La Croce e Sa Scena, per attraversare il percorso umano e artistico di Bebo Ferra, chitarrista, compositore e docente tra le figure più riconoscibili del jazz italiano. Una conversazione che prende le mosse dall’esperienza di un musicista impegnato da decenni sulla scena nazionale e internazionale, per affrontare questioni che riguardano la formazione, la ricerca di un linguaggio personale, il rapporto con le proprie radici e le prospettive della produzione jazzistica contemporanea. L’intervista integrale è disponibile nel player presente in questa pagina.

Bebo Ferra © Roberto Cifarelli bluenote #bluenotemilan
Bebo Ferra © Roberto Cifarelli bluenote #bluenotemilan

Il dialogo si apre con una riflessione sul rapporto tra didattica e attività concertistica. Ferra contesta l’idea, ancora diffusa in alcuni ambienti, secondo cui il jazz non possa essere insegnato senza comprometterne la spontaneità. Al contrario, considera lo studio uno strumento fondamentale per acquisire consapevolezza, comprendere i linguaggi dei grandi musicisti e costruire una propria identità espressiva. Un convincimento maturato anche attraverso la sua esperienza personale: da autodidatta, proprio l’insegnamento lo ha portato a organizzare e razionalizzare conoscenze acquisite inizialmente attraverso l’ascolto e la pratica musicale.

La conversazione si allarga quindi alla riconoscibilità del jazz italiano nel panorama internazionale e al ruolo che la produzione discografica può svolgere nella definizione di una scena musicale. Ferra richiama l’esperienza della ECM di Manfred Eicher, decisiva nel dare visibilità a una sensibilità jazzistica europea e in particolare scandinava, e quella dell’etichetta Egea, con la quale ha realizzato numerosi lavori. Secondo il chitarrista, all’Italia è mancata soprattutto una visione produttiva capace di valorizzare e diffondere con continuità una propria identità musicale, nonostante la presenza di caratteristiche distintive, a cominciare dalla cantabilità e dal rapporto con la tradizione melodica nazionale.

Bebo Ferra - foto di Paolo Piga

Ampio spazio è dedicato alla situazione del jazz in Sardegna, alle difficoltà che i progetti originali incontrano nel raggiungere circuiti più ampi e alle opportunità offerte dai centri di produzione Insulæ Lab e MediN Sard. Ferra descrive una fase particolarmente interessante per l’Isola, nella quale nuove strutture produttive consentono ai musicisti di sviluppare idee e trasformarle in progetti concreti. Una condizione che ha assunto un significato personale dopo la sua decisione di tornare a vivere in Sardegna, maturata due anni fa dopo 36 anni trascorsi a Milano. Un ritorno motivato inizialmente da ragioni familiari, ma accompagnato da opportunità artistiche che lo stesso musicista racconta di non aver previsto.

Tra i passaggi più intensi dell’intervista emerge il ricordo del fratello Massimo Ferra, figura decisiva nella sua formazione e nel suo avvicinamento alla scena musicale sarda. Bebo ripercorre gli anni dell’adolescenza, quando seguiva il fratello maggiore e, grazie a lui, entrava in contatto con musicisti già attivi nell’Isola. Dopo la sua scomparsa, la scelta di raccoglierne l’eredità didattica al Conservatorio di Cagliari ha assunto un valore umano oltre che professionale. A questa continuità si affianca il progetto Ferra’s Legacy, dedicato alla valorizzazione delle composizioni di Massimo attraverso una formazione cameristica, con l’intento di far conoscere il suo patrimonio musicale anche al di fuori della Sardegna.

Salvatore Maiore e Bebo Ferra • foto Nanni Angeli©

Il confronto si concentra poi su Arenas – Mediterranean Jazz Lab, la cui prima edizione è in programma dal 20 al 24 ottobre 2026 a Quartu Sant’Elena, sotto la direzione artistica dello stesso Ferra. Il progetto nasce dall’idea di mettere in relazione la tradizione jazzistica con le molteplici culture musicali del Mediterraneo, coinvolgendo docenti come Roberto Taufic, Salvatore Maiore, Daniela Spalletta, Fabrizio Cassol, Diogo Alexandre e Noé Clerc. Ferra racconta le ragioni di queste scelte e il desiderio di offrire agli studenti un’esperienza formativa aperta alla contaminazione e al confronto tra linguaggi differenti. I seminari sono dedicati alla memoria di Francesco Sotgiu, musicista e compositore con il quale ha condiviso un rapporto personale e artistico iniziato nell’adolescenza. Il suo ricordo diventa l’occasione per riflettere sulla ricerca delle proprie radici come elemento fondamentale nella costruzione di una voce musicale riconoscibile.

Da questa prospettiva nasce anche una riflessione sul rapporto tra paesaggio, cultura e identità sonora. Ferra mette a confronto la musica dei paesi scandinavi, nella quale riconosce idealmente il silenzio e gli spazi dei territori nordici, con quella che può nascere dall’esperienza della Sardegna. Il vento, la dimensione del silenzio, i grandi spazi naturali e le tradizioni ritmiche dell’Isola diventano possibili elementi di un linguaggio musicale personale. Non si tratta di riprodurre modelli folklorici, ma di lasciare emergere nella scrittura e nell’improvvisazione ciò che appartiene alla propria storia e sensibilità. In questo senso, il Mediterraneo non rappresenta un confine geografico o culturale, ma un punto di partenza per aprirsi al mondo.

Nella parte conclusiva della conversazione, Ferra torna sul valore dell’insegnamento e sul rapporto umano con gli studenti. Respinge l’idea della didattica come ripiego rispetto all’attività artistica e la descrive invece come un’occasione continua di confronto e crescita reciproca. La passione, prima ancora della trasmissione delle competenze tecniche, è ciò che considera essenziale nel rapporto con i giovani musicisti. Lo dimostrano anche i legami mantenuti con numerosi ex allievi, oggi professionisti attivi in diversi paesi, che continuano a rivolgersi a lui per consigli musicali e personali. Con affetto e ironia li definisce i suoi «figli illegittimi», un’espressione che restituisce la profondità di relazioni capaci di proseguire ben oltre il percorso di studi.

Bebo Ferra

Tutti questi temi trovano spazio nel podcast integrale di Simone Cavagnino, realizzato in collaborazione con il giornalista Simone La Croce e Sa Scena Sarda, disponibile all’ascolto in questa pagina. Attraverso ricordi, esperienze e riflessioni dirette, Bebo Ferra offre uno sguardo sul jazz come linguaggio in continua trasformazione, nel quale la conoscenza della tradizione, la ricerca della propria identità e la capacità di incontrare culture differenti diventano parti di un unico percorso artistico e umano.

Bebo Ferra - foto di Luca Vantusso

Crediti musicali e fotografici

La musica utilizzata nel podcast è di Jakob Welik, disponibile attraverso Pixabay.

Le fotografie pubblicate a corredo dell’articolo provengono da materiali raccolti per la realizzazione del contenuto. Per alcune immagini non è stato possibile identificare con certezza gli autori. La redazione di Soundinia è a disposizione dei fotografi e degli eventuali titolari dei diritti per integrare o correggere le attribuzioni e per esaminare tempestivamente eventuali richieste relative all’utilizzo delle immagini, compresa, ove necessario, la loro rimozione.

Simone Cavagnino
Simone Cavagninohttps://www.soundinia.it
Simone Cavagnino è giornalista, autore e speaker radiofonico. Laureato in Scienze Giuridiche, si occupa di giornalismo culturale, musicale e comunicazione istituzionale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Infochannel TV Sardinia, ha diretto Unica Radio e ha scritto per JAZZIT, altre riviste nazionali e quotidiani regionali. Nel 2014 ha curato il documentario La memoria del suono, dedicato all'artista Pinuccio Sciola. Nel 2018 ha pubblicato, insieme al giornalista Claudio Loi, il volume Sardegna, jazz e dintorni (Aipsa Edizioni). Attualmente cura la comunicazione di alcuni tra i principali festival culturali della Sardegna e dirige Soundinia, testata giornalistica dedicata alla cultura, alla musica e ai territori del Mediterraneo.

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