Marcello Fois vince il Premio Campiello 2026 con L’immensa distrazione e dedica il riconoscimento a Michela Murgia

Lo scrittore nuorese si aggiudica la 64ª edizione con 83 voti, tre in più di Alcide Pierantozzi. La proclamazione nella Sala Grande del Palazzo del Cinema del Lido di Venezia. Nel suo intervento Fois ricorda Michela Murgia e Grazia Deledda.

Marcello Fois ha vinto la 64ª edizione del Premio Campiello con L’immensa distrazione, pubblicato da Einaudi. La proclamazione è arrivata sabato 3 ottobre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, che per la prima volta ha ospitato la finale del concorso di narrativa italiana contemporanea promosso dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto.

Una vittoria decisa da appena tre preferenze. Fois ha ottenuto 83 voti dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, davanti ad Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), fermatosi a 80. Terza Elena Varvello con La vita sempre (Guanda), con 54 voti; quarta Valeria Parrella con La ragazzina (Feltrinelli), con 33; quinto Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet), con 32. Hanno votato 282 dei 300 componenti della giuria.

Subito dopo la proclamazione Fois ha legato il riconoscimento al nome di Michela Murgia, sua amica e già presente nella dedica del romanzo. «Voglio intanto ringraziare una persona che non c’è più, ma per me c’è», ha detto, ricordandola come «una donna bellissima» e «molto resiliente». Un pensiero rivolto alla scrittrice sarda scomparsa nel 2023 nel momento in cui L’immensa distrazione riceve uno dei principali premi letterari italiani.

Nelle parole pronunciate al Lido è entrata anche Grazia Deledda. Fois ha ricordato di essere nato a duecento metri dalla casa della scrittrice nuorese e ha richiamato il centenario del Nobel per la Letteratura ricevuto nel 1926, soffermandosi sulla necessità di conservarne la presenza nella memoria culturale italiana.

L’immensa distrazione porta Fois fuori dalla Sardegna per raccontare la famiglia Manfredini e una storia che attraversa il Novecento. Al centro c’è Ettore Manfredini, ultranovantenne che, appena morto, ha la sensazione di essersi risvegliato e ripercorre ciò che ha costruito, perduto e lasciato. Il bilancio di un’esistenza diventa progressivamente quello di una famiglia e delle generazioni che l’hanno attraversata.

La memoria individuale incontra così la storia collettiva, dalla crescita economica alle ferite della guerra, dalle leggi razziali ai conflitti e ai segreti familiari. È una saga nella quale Fois utilizza la vicenda dei Manfredini per interrogare il rapporto tra passato ed eredità, successo e responsabilità, vita e morte.

Parlando del lavoro che lo ha condotto al romanzo, Fois ha spiegato che scriverlo è stato anche un modo per fare un bilancio e interrogarsi sulla propria posizione e sul mestiere dello scrittore. Una riflessione che, nella serata della vittoria, si è intrecciata con la gratitudine verso il mondo della letteratura e con il ricordo delle due scrittrici sarde.

La finale ha completato il percorso iniziato con la selezione della cinquina da parte della Giuria dei Letterati e concluso attraverso il voto dei Lettori Anonimi. La distanza minima tra Fois e Pierantozzi ha mantenuto aperto il risultato fino allo scrutinio conclusivo.

Durante la serata sono stati ricordati anche gli altri riconoscimenti dell’edizione. Il Campiello Opera Prima è stato assegnato a Nadeesha Uyangoda per Acqua sporca (Einaudi), mentre Matteo Ghisleri ha vinto il Campiello Giovani con il racconto Ricalcolo percorso. Il Premio alla Carriera è andato a Domenico Starnone; il Campiello Junior a Rosella Postorino e Daniele Mencarelli.

Per Fois, nato a Nuoro nel 1960, la serata del Campiello assume così anche una particolare dimensione sarda. Nelle parole pronunciate dopo la vittoria convivono la memoria personale di Michela Murgia e quella letteraria di Grazia Deledda: due riferimenti che lo scrittore ha scelto di portare con sé nel momento della proclamazione.

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