Salt Catchers, Andy Sheppard apre un nuovo capitolo con Rita Marcotulli e Michel Benita

Nel nuovo album pubblicato da ECM il sassofonista inglese sceglie una formazione senza batteria insieme alla pianista italiana e al contrabbassista francese. Otto nuove composizioni, un brano di Carla Bley e una musica segnata dalla dimensione cameristica, dalla melodia e dalla saudade portoghese.

Ci sono incontri che nascono da una lunga conoscenza e aspettano anni prima di trovare la loro forma. È quanto accade in “Salt Catchers”, il nuovo album di Andy Sheppard pubblicato l’11 settembre da ECM: per la prima volta il sassofonista inglese riunisce in studio Rita Marcotulli al pianoforte e Michel Benita al contrabbasso, due musicisti che conosce da tempo ma con i quali non aveva mai registrato collettivamente.

Il trio nasce anche da un periodo di forzata sospensione. Durante la pandemia Sheppard si ritrova a scrivere molto e avverte l’esigenza di cambiare prospettiva rispetto a diversi progetti precedenti, spesso costruiti intorno alla chitarra. Cerca un suono basato sul pianoforte, una dimensione più cameristica che gli permetta allo stesso tempo di conservare riconoscibile la propria identità musicale.

La scelta di rinunciare alla batteria non è casuale. Sheppard aveva già sperimentato a lungo le possibilità di questo spazio sonoro nel trio con Carla Bley e Steve Swallow, formazione con la quale ha realizzato per ECM una trilogia di album. È un’esperienza che il sassofonista ricorda come determinante: suonare senza batteria impone un equilibrio particolare, rende più esposto ogni gesto e modifica il rapporto tra pulsazione, melodia e silenzio. “Salt Catchers” nasce così come qualcosa di nuovo, ma conserva un legame affettivo e musicale con gli anni trascorsi accanto a Bley e Swallow.

Andy Sheppard - Salt Catchers

Rita Marcotulli e Michel Benita diventano gli interlocutori scelti per questa nuova fase. Di Marcotulli, al suo primo album ECM, Sheppard sottolinea il lirismo ma anche la disponibilità al rischio e all’imprevisto; in Benita riconosce invece una particolare sintonia con gli aspetti più melodici e vicini alla musica popolare della propria scrittura. Tre sensibilità differenti convergono così in una formazione nella quale nessuno è chiamato semplicemente ad accompagnare gli altri.

Il rapporto di Sheppard con la melodia ha radici lontane. Il sassofonista riconduce parte della propria inclinazione verso temi ispirati alla musica popolare all’esperienza giovanile con il cantautore scozzese John Martyn e all’influenza esercitata su di lui da “Solid Air”. Da quella stagione della musica britannica deriva anche il desiderio, rimasto nel tempo, di provare a scrivere vere e proprie canzoni pur muovendosi all’interno del jazz.

A questa memoria si sovrappone oggi il Portogallo, dove Sheppard vive nei pressi di Lisbona. Il musicista riconosce nelle nuove composizioni la presenza della saudade, quella particolare combinazione di desiderio, assenza e malinconia associata alla cultura portoghese. Una sfumatura che percorre sotterraneamente buona parte di “Salt Catchers” e contribuisce al carattere intimo del disco.

Anche il titolo nasce dal Portogallo. Durante un progetto con l’Università di Aveiro, Sheppard visitò le saline della zona e rimase colpito da alcune fotografie che documentavano il duro lavoro della raccolta del sale. L’immagine gli sembrò adatta a una composizione particolarmente difficile da eseguire e divenne Salt Catchers. Il riferimento ritorna in Salgado — «salato» in portoghese — che è anche un richiamo alle fotografie di Sebastião Salgado.

Il disco comprende otto nuove composizioni di Sheppard, tutte scritte espressamente per questo progetto, alle quali si aggiunge Lawns di Carla Bley. Il trio di Bley, Sheppard e Swallow aveva eseguito spesso il brano dal vivo senza però registrarlo: riprenderlo nel nuovo album crea quindi un ponte diretto con quella esperienza. Sheppard racconta che anche Manfred Eicher, produttore del disco, sostenne l’idea di inserirlo nella sequenza, dove è diventato parte integrante dell’architettura complessiva del lavoro.

La chiusura è invece affidata a Irene, ballata dedicata alla madre di Sheppard, nella quale il sassofonista passa al soprano. Un epilogo raccolto per un disco che sembra cercare la propria forza proprio nella sottrazione.

“Salt Catchers” prosegue una relazione con ECM iniziata nel 2009 con “Movements in Colour”, registrato da Sheppard con un quintetto, e continuata con Trio Libero, con i quartetti di “Surrounded By Sea” del 2015 e “Romaria” del 2018 e con la trilogia realizzata insieme a Carla Bley e Steve Swallow. Per Rita Marcotulli rappresenta invece il debutto discografico per l’etichetta.

La gestazione del nuovo lavoro è stata lunga anche a causa delle restrizioni legate alla pandemia, ma proprio il tempo trascorso prima della registrazione ha consentito al trio di portare le composizioni sul palco e lasciarle maturare attraverso l’esperienza dal vivo. Quando Sheppard, Marcotulli e Benita sono entrati all’Auditorio Stelio Molo RSI di Lugano nel marzo 2025, quella musica aveva quindi già cominciato ad assumere una propria vita. A raccoglierla in studio è stato Manfred Eicher.

Tre strumenti e nessuna batteria. “Salt Catchers” trova così la propria identità nello spazio lasciato tra le note, nell’equilibrio tra scrittura e libertà e in una melodia che porta con sé ricordi britannici, anni condivisi con Carla Bley e Steve Swallow e la malinconia luminosa del Portogallo. Un nuovo trio che, per trovare una direzione diversa, parte anche dalla memoria.

Simone Cavagnino
Simone Cavagninohttps://www.soundinia.it
Simone Cavagnino è giornalista, autore e speaker radiofonico. Laureato in Scienze Giuridiche, si occupa di giornalismo culturale, musicale e comunicazione istituzionale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Infochannel TV Sardinia, ha diretto Unica Radio e ha scritto per JAZZIT, altre riviste nazionali e quotidiani regionali. Nel 2014 ha curato il documentario La memoria del suono, dedicato all'artista Pinuccio Sciola. Nel 2018 ha pubblicato, insieme al giornalista Claudio Loi, il volume Sardegna, jazz e dintorni (Aipsa Edizioni). Attualmente cura la comunicazione di alcuni tra i principali festival culturali della Sardegna e dirige Soundinia, testata giornalistica dedicata alla cultura, alla musica e ai territori del Mediterraneo.

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