Marianna Aprile: «La politica deve tornare alle promesse e abbandonare la propaganda»

A Soundinia Marianna Aprile racconta “La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta”: la genesi del libro, le donne dimenticate della storia italiana e la distanza ancora esistente tra diritti riconosciuti e diritti vissuti. La giornalista e scrittrice sarà al Festival letterario di San Gavino Monreale sabato 26 settembre.

Ottant’anni di storia italiana osservati attraverso il percorso delle donne verso una cittadinanza piena. È il filo che attraversa “La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta”, il libro di Marianna Aprile pubblicato da Rizzoli nell’aprile 2026. Un viaggio che parte dalle battaglie precedenti alla nascita della Repubblica, attraversa il voto del 1946 e l’ingresso delle ventuno donne nell’Assemblea costituente e arriva fino all’Italia contemporanea, interrogandosi sulla distanza che ancora separa l’uguaglianza riconosciuta dalle norme da quella vissuta nella società.

Giornalista, scrittrice e conduttrice di In Onda su La7, Aprile ne ha parlato in un’intervista a Soundinia, alla vigilia del suo ritorno in Sardegna. Sabato 26 settembre, alle 19.30, sarà infatti nella corte di Casa Mereu, a San Gavino Monreale, per presentare il libro al Festival letterario di San Gavino Monreale insieme alla giornalista Sara Perria.

La genesi di “La promessa” parte da una proposta di Rizzoli e da una ricorrenza precisa: gli ottant’anni dal 1946, quando le italiane votarono e furono votate per la prima volta. Un anniversario che per Aprile offriva l’occasione di guardare contemporaneamente indietro e al presente.

«Il compleanno tondo degli ottant’anni si prestava a un bilancio che parlasse anche di oggi, oltre che di ieri», racconta. Da qui un lavoro che ha richiesto circa quattro mesi di ricerca tra archivi, libri e studi e oltre tre mesi di scrittura.

Una promessa lunga ottant’anni

Il titolo contiene già la chiave di lettura dell’intero percorso. Da una parte ci sono le aspirazioni che le donne italiane hanno coltivato quando ancora non avevano gli strumenti per trasformarle in diritti; dall’altra l’impegno che la nuova Repubblica assume nei loro confronti.

«Il riconoscimento del diritto di voto nel ’46 era una promessa che le istituzioni, il Paese faceva alle italiane: una promessa di una cittadinanza piena e paritaria rispetto a quella degli italiani che sarebbero nati con la Repubblica», spiega Aprile.

Nel 1946 le donne parteciparono alle elezioni amministrative e, il 2 giugno, al referendum istituzionale e all’elezione dell’Assemblea costituente. Ventuno furono elette alla Costituente. Il libro segue il cammino attraverso il quale i principi fissati allora nella Carta avrebbero alimentato le successive battaglie per nuovi diritti, dal divorzio alla riforma del diritto di famiglia, dalla tutela della maternità all’interruzione volontaria di gravidanza.

Ma “La promessa” non è soltanto la ricostruzione di una conquista. La domanda riguarda ciò che quella conquista ha prodotto e, soprattutto, ciò che resta incompiuto.

Le donne riportate dentro la storia

Nella ricerca Aprile incontra figure che hanno cercato di conquistare uno spazio pubblico quando quello spazio era ancora fortemente limitato. Ricorda Anna Maria Mozzoni, Anna Kuliscioff, le partigiane e anche le futuriste italiane: storie differenti che diventano, nelle sue parole, le «perle» di una collana attraverso cui rileggere il percorso che avrebbe condotto alla Repubblica.

Tra tutte, nell’intervista a Soundinia sceglie Teresa Mattei. Partigiana e più giovane componente dell’Assemblea costituente, Mattei diventa nel racconto di Aprile l’esempio di una concezione della politica che supera il destino individuale e assume su di sé la rappresentanza di chi una voce nelle istituzioni ancora non ce l’ha.

È anche attraverso vicende come questa che il libro restituisce il contributo delle costituenti alla costruzione della nuova cittadinanza. Un lavoro che passò anche attraverso le parole e la formulazione degli articoli della Costituzione, in particolare sui temi dell’uguaglianza, della famiglia e del lavoro.

«La politica deve tornare alle promesse»

Dalla storia il confronto arriva al presente. E proprio la parola scelta per il titolo consente ad Aprile di distinguere due concetti che considera profondamente diversi: promessa e propaganda.

«La promessa più impegnativa e più preziosa che la politica dovrebbe e potrebbe fare ai cittadini è di tornare alle promesse e smetterla con la propaganda, perché propaganda e promesse sono due cose diverse».

La promessa, nella sua lettura, presuppone un impegno reciproco tra politica e cittadini. E il punto di partenza dovrebbe essere quello fissato dalla Costituzione: «Dare davvero corpo ai principi costituzionali, quindi la tutela dei diritti, la tutela delle libertà, la parità nel godimento di queste libertà e di questi diritti».

È qui che il libro smette definitivamente di essere soltanto una ricostruzione storica: gli ottant’anni trascorsi dal suffragio diventano uno strumento per interrogare il presente.

Giorgia Meloni e una donna a Palazzo Chigi

Lo dichiara già il sottotitolo: il percorso di “La promessa” arriva fino alla prima donna a Palazzo Chigi. Nell’intervista il confronto si sposta quindi su Giorgia Meloni e sulla distinzione tra il raggiungimento individuale di un vertice politico e un avanzamento collettivo della condizione femminile. Il tema è presente nello stesso libro, che domanda esplicitamente se l’arrivo di una donna alla guida del governo significhi che la battaglia per la piena cittadinanza femminile possa considerarsi conclusa.

Aprile riconosce innanzitutto il percorso personale della presidente del Consiglio: «Lei ha avuto la determinazione di pensarsi fin dall’inizio su un percorso che avrebbe dovuto o potuto portarla dove è arrivata, quindi ha mantenuto la promessa che aveva fatto a se stessa».

Più critica è la valutazione espressa dalla giornalista sulle politiche rivolte alle donne: «Per quanto riguarda le promesse che aveva fatto e che fa tuttora alle italiane direi, insomma, non proprio mantenute».

Nell’intervista Aprile porta l’esempio degli asili nido e del rapporto tra disponibilità dei servizi, occupazione femminile e divari territoriali, collocando la questione dentro una riflessione più ampia: avere una donna al vertice delle istituzioni rappresenta un passaggio storico, ma non esaurisce la domanda su quanto siano cambiate concretamente le condizioni delle altre donne.

Educazione affettiva: «Certi problemi non hanno bandiera»

Il confronto si allarga quindi all’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Aprile contesta soprattutto la trasformazione di questioni sociali complesse in terreni di contrapposizione ideologica.

«O lo Stato deve esserci sempre per fornire ai giovani tutti gli strumenti che servono per vivere nella collettività seguendo i principi di base, quindi il rispetto degli altri, dei corpi degli altri, dei sentimenti degli altri, del ruolo degli altri, oppure si lascia in capo alle famiglie».

Ma affidare interamente questo compito alla famiglia, osserva, significa presupporre che ogni nucleo familiare disponga degli strumenti necessari per affrontarlo. Ed è proprio questa certezza che Aprile mette in discussione.

Il ragionamento arriva alla violenza sessuale e al femminicidio, rispetto ai quali rivendica la necessità di sottrarre il confronto alla logica degli schieramenti: «Sono problemi che non hanno bandiera. Bisognerebbe affrontarli come facevano i costituenti, cercando un compromesso tra culture politiche».

È un passaggio che riporta ancora una volta al cuore del libro: la capacità di culture politiche differenti di confrontarsi su principi destinati a diventare patrimonio comune.

Marianna Aprile

«Io non uso l’intelligenza artificiale»

L’ultima parte della conversazione cambia terreno e porta “La promessa” dentro uno dei grandi interrogativi contemporanei della scrittura e del giornalismo: l’intelligenza artificiale.

Su questo Aprile non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Io non uso l’intelligenza artificiale».

Racconta di averla sperimentata per un periodo per esercitarsi nelle conversazioni scritte in inglese e di essersi fermata quando ha percepito una crescente capacità dello strumento di riprodurre alcuni suoi modi espressivi. «Quando mi ha detto: “No, ma lo sto imparando da te”, ho detto: “Ecco, io non ti voglio insegnare niente, dovevi essere tu a insegnare l’inglese a me”».

Anche durante il lavoro sul libro ha scelto di non utilizzarla, neppure per sintetizzare il materiale raccolto: «Mi sono letta pagina dopo pagina tutto quello che mi dovevo leggere e quindi tutti gli errori che trovate sono miei e non dell’IA».

Aprile racconta inoltre che il tema è ormai entrato anche nei rapporti tra autori ed editori, con clausole contrattuali relative all’impiego dell’intelligenza artificiale. Un particolare che, al di là della sua scelta personale, restituisce quanto rapidamente questi strumenti stiano modificando anche le regole della produzione editoriale.

Dalla conquista del voto alla Costituzione, dalle donne rimaste ai margini della narrazione storica alla politica contemporanea, dall’educazione affettiva all’intelligenza artificiale: la conversazione con Marianna Aprile finisce così per seguire la stessa traiettoria di “La promessa”. Parte dal passato non per celebrarlo, ma per usarlo come misura del presente.

L’intervista integrale a Marianna Aprile è disponibile su Soundinia.

Sabato 26 settembre, alle 19.30, Marianna Aprile presenterà “La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta” nella corte di Casa Mereu a San Gavino Monreale, dialogando con Sara Perria nell’ambito del Festival letterario di San Gavino Monreale.

La Promessa - Marianna Aprile - copertina

La musica del podcast è di Marek Zielinski da Pixabay

Simone Cavagnino
Simone Cavagninohttps://www.soundinia.it
Simone Cavagnino è giornalista, autore e speaker radiofonico. Laureato in Scienze Giuridiche, si occupa di giornalismo culturale, musicale e comunicazione istituzionale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Infochannel TV Sardinia, ha diretto Unica Radio e ha scritto per JAZZIT, altre riviste nazionali e quotidiani regionali. Nel 2014 ha curato il documentario La memoria del suono, dedicato all'artista Pinuccio Sciola. Nel 2018 ha pubblicato, insieme al giornalista Claudio Loi, il volume Sardegna, jazz e dintorni (Aipsa Edizioni). Attualmente cura la comunicazione di alcuni tra i principali festival culturali della Sardegna e dirige Soundinia, testata giornalistica dedicata alla cultura, alla musica e ai territori del Mediterraneo.

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