Su Soundinia le direttrici artistiche di LucidoSottile raccontano il Lucido Festival 2026, costruito intorno al tema “Strupiaus”, il lavoro nelle periferie di Cagliari e l’esperienza di On the Road sulla linea 1 del Ctm: «I soldi della comunità devono tornare alla comunità»
Portare lo spettacolo dove le persone vivono, invece di aspettare che siano loro a raggiungere il teatro. È una delle idee che attraversano il Lucido Festival 2026, il progetto di LucidoSottile che quest’anno riunisce Lucido Festival, On the Road, Burning City e CagliariTiAmo e costruisce tra Cagliari ed Elmas un percorso fatto di teatro, musica, danza, performance e partecipazione.
A raccontarlo ai microfoni di Soundinia sono Tiziana Troja e Michela Sale Musio, direttrici artistiche di LucidoSottile, in una conversazione che parte dal tema scelto per questa edizione, Strupiaus, e arriva alle periferie, al rapporto con le comunità e agli spettacoli portati a bordo degli autobus della linea 1 del Ctm.
Strupiaus, quando la ferita diventa meraviglia
È proprio Strupiaus la parola intorno alla quale LucidoSottile ha costruito il festival. Troja ne ricorda la provenienza campidanese e il significato originario legato a ciò che è storpio, ferito o mutilato, ma anche il rovesciamento che assume nello slang cagliaritano, dove può indicare qualcosa di straordinario.
«È esattamente il contrario – racconta – qualcosa di meraviglioso, gigantesco, straordinario». Da questa ambivalenza nasce l’idea di raccontare la ferita che diventa meraviglia, cercandola anche nei luoghi dimenticati o ai margini della città, capaci di rivelare una bellezza che spesso rimane nascosta.
Una prospettiva che Michela Sale Musio riconduce direttamente al percorso sviluppato negli anni da LucidoSottile: dare spazio a chi normalmente ne ha meno e utilizzare l’arte per attraversare mondi e questioni che difficilmente raggiungono il centro della scena.
«I soldi della comunità devono tornare alla comunità»
La presenza di più progetti all’interno della stessa stagione permette a Troja e Sale Musio di affrontare anche un altro aspetto centrale del loro lavoro: il rapporto tra progettazione culturale e risorse pubbliche. Emerge così una precisa idea della loro funzione e della responsabilità che comporta utilizzarle.
«I soldi della comunità devono tornare alla comunità», sottolinea Troja, spiegando che lavorare nelle periferie richiede tempo e continuità. LucidoSottile ha iniziato questo percorso cinque anni fa e oggi, racconta, esistono quartieri nei quali il festival è atteso dagli abitanti.
Portare teatro, musica e danza nelle piazze, nelle botteghe, nei bar e nelle strade significa, nella lettura proposta da Troja, compiere anche «un’azione politica». Nell’intervista la direttrice artistica collega questa scelta alla trasformazione del centro di Cagliari e alla necessità di lavorare sulla periferia «in termini sociali e in termini culturali».
Le periferie attraverso lo sguardo di Fiorella Sanna
Questa ricerca passa anche attraverso le immagini. Troja e Sale Musio raccontano il lavoro realizzato con la fotografa Fiorella Sanna, che le ha ritratte in alcuni dei luoghi periferici attraversati dai loro progetti.
L’obiettivo non è nascondere le ferite, ma modificare lo sguardo. Angoli quotidiani di Is Mirrionis, San Michele e Giorgino, normalmente attraversati senza particolare attenzione, diventano soggetti da osservare nuovamente. «Le foto di Fiorella Sanna non fanno altro che restituire la bellezza anche di quei luoghi dove si nasconde la ferita di Strupiaus», spiega Troja.
Sale Musio sintetizza il metodo adottato negli anni con una formula: essere «invasive ma non invadenti». Entrare nei quartieri, quindi, ma «in punta di piedi», costruendo una relazione con chi li abita.

Ed è proprio la continuità, secondo Troja, a distinguere un progetto radicato nel territorio da un intervento occasionale: «Il rapporto con le periferie va continuato durante tutto l’anno, non solo durante il festival». Frequentare quei luoghi, conoscerne le persone e costruire connessioni diventa parte integrante del lavoro artistico.
Nel corso della conversazione emerge anche un riferimento condiviso a Pier Paolo Pasolini e al suo sguardo sulle periferie. Troja e Sale Musio lo indicano, senza proporre impropri accostamenti con il proprio lavoro, come una delle fonti di ispirazione della loro ricerca.
Un autobus di linea trasformato in palcoscenico
Tra le esperienze già realizzate nell’edizione 2026 c’è Lucido On the Road, che per tre giornate ha portato teatro e musica sulla linea 1 del Ctm.
L’aspetto più interessante, nel racconto delle due direttrici, è l’incontro con un pubblico che non aveva necessariamente scelto di assistere a uno spettacolo. Passeggeri in attesa del normale autobus di linea si sono trovati davanti un mezzo trasformato attraverso luci, musica e performance.
«All’inizio entrano sospettosissimi e dopo pochi minuti li trovi a ballare sorridenti, scatenati», racconta Sale Musio. Troja sottolinea soprattutto la presenza contemporanea di generazioni differenti e la capacità dello spazio ristretto dell’autobus di cancellare progressivamente la separazione tra artista e spettatore: «Il pubblico diventa parte dello spettacolo».
È qui che emerge forse con maggiore chiarezza la filosofia che tiene insieme i diversi progetti di LucidoSottile.
«Noi vogliamo andare dove c’è il pubblico – spiega Troja – non vogliamo che il pubblico venga da noi in teatro». Il teatro tradizionale rimane parte del lavoro della compagnia, ma ciò che continua ad affascinare le due artiste è la possibilità di invertire il movimento: raggiungere direttamente le persone e portare lo spettacolo nei luoghi della loro quotidianità.
Ed è proprio da questa idea che Strupiaus trova la sua dimensione più concreta: non cancellare i margini e le imperfezioni della città, ma fermarsi a guardarli, entrarci in relazione e provare, attraverso l’arte, a far emergere ciò che normalmente resta fuori campo.
Ascolta l’intervista completa a Tiziana Troja e Michela Sale Musio su Soundinia.
Musica del podcast: Alex Morgan su Pixabay



