La seconda edizione del festival attraversa per tutto ottobre le diverse sponde del Mediterraneo, tra jazz, tradizioni, produzioni originali e laboratori. Nell’intervista per Soundinia il direttore artistico Marco Sotgiu racconta il progetto e la dedica al fratello Francesco: «Il festival porta una grande traccia e una testimonianza del suo lavoro di ricerca e di incontro».
Un suono che parte dalla Sardegna e si propaga verso altre culture. È nell’immagine contenuta nel nome stesso di PropagaSuoni che Marco Sotgiu individua il principio della seconda edizione del Festival delle Musiche del Mediterraneo, in programma fino al 31 ottobre al The Old Tipsy di Quartu Sant’Elena. Un mese di concerti, laboratori e produzioni originali organizzato dall’Associazione culturale Gong e costruito intorno all’incontro tra jazz, patrimoni musicali della Sardegna e differenti tradizioni del Mediterraneo.
Nell’intervista realizzata per Soundinia – Sardegna in podcast, disponibile in audio insieme a questo articolo, il direttore artistico ripercorre il progetto e soprattutto la dedica che attraversa l’intera edizione: quella a Francesco Sotgiu, batterista e violinista scomparso nel 2026, fratello di Marco e parte attiva dell’Associazione Gong.
«Assieme avevamo portato avanti un programma negli anni che ci ha portato a questa seconda edizione del festival», racconta Sotgiu. PropagaSuoni raccoglie così anche una parte del lavoro sviluppato insieme, legato alla ricerca di possibili punti d’incontro tra improvvisazione jazzistica e radici musicali della Sardegna. La memoria di Francesco non è affidata a un unico appuntamento commemorativo, ma entra nella costruzione artistica della rassegna e nel suo modo di intendere il rapporto tra linguaggi differenti.
Da qui nasce anche il nome PropagaSuoni. Sotgiu parte dalla storia della Sardegna come terra attraversata da popoli e culture, capace al tempo stesso di conservare una propria identità. Nel festival il movimento viene idealmente rovesciato: «Questa volta è la Sardegna che si offre, che vuole dare la propria tradizione per incontrare altre musiche, altre idee». Il suono diventa qualcosa che si muove verso l’esterno e incontra altre sponde.
Il programma 2026 disegna infatti una geografia che comprende Sardegna, Tunisia, Palestina, Marocco e Grecia. Dopo le attività inaugurali del primo ottobre, il calendario musicale entra nel vivo sabato 3 ottobre con la cantante e suonatrice di oud tunisina Sarra Douik insieme al contrabbassista Francesco Bordignon. L’8 ottobre Radici Sonore, produzione originale dell’Associazione Gong, porta al The Old Tipsy l’Orlando Mascia Trio insieme a un’esposizione di strumenti della tradizione sarda; il 10 ottobre è invece in programma la Paolo Carrus Sardinia Big Band.
Una parte significativa del festival guarda alla Palestina. Il 13 ottobre Mohammed Aramen conduce un workshop di dabke, danza collettiva diffusa nel Levante, mentre il 15 ottobre la serata con Samih Al Madhoun, giovane musicista palestinese all’oud e alla voce, e i Savios De Ruga destina gli incassi all’Associazione Amicizia Sardegna Palestina.
Il viaggio prosegue il 16 ottobre con Encuentros del Jamal Ouassini Ensemble Med, progetto che mette in relazione musicisti e linguaggi provenienti da Marocco, Grecia e Italia. Il 25 ottobre arriva Heritage, produzione originale di Insulae Lab – Centro di produzione musica con Bebo Ferra alle chitarre e Salvatore Maiore al violoncello. La chiusura del 31 ottobre è affidata al Limen Collective, formazione con Alessandra Soro, Simone Soro, Fabrizio Leoni e Marco Bellafiore.
Nel racconto di Sotgiu emerge però un secondo elemento: la costruzione, a Quartu Sant’Elena, di occasioni diverse ma comunicanti intorno alla musica. Dal 20 al 24 ottobre la città ospiterà infatti anche la prima edizione di Arenas – Mediterranean Jazz Lab, seminario internazionale che con PropagaSuoni condivide l’attenzione per l’incontro tra musicisti provenienti da esperienze e Paesi differenti. «Quello che ci accomuna è proprio l’incontro fra le culture e la condivisione», osserva Sotgiu.
È inevitabile che la conversazione ritorni infine a Francesco. Il direttore artistico ne parla prima come musicista, ricordandone l’attività nel jazz e in altri ambiti musicali, poi come compagno di un percorso costruito nel tempo attraverso l’Associazione Gong. «Per me è stata una figura importantissima sotto diversi aspetti, sia come fratello sia per il progetto che abbiamo portato avanti».
È probabilmente qui che la seconda edizione di PropagaSuoni trova il proprio centro. Non semplicemente nella successione degli appuntamenti, ma nella continuità di un lavoro. La ricerca di Francesco Sotgiu sull’incontro tra jazz e radici musicali della Sardegna viene raccolta da un festival che prova a farla procedere verso altre direzioni e altre culture. La memoria, in questo caso, non rimane ferma: si propaga.
PropagaSuoni prosegue fino al 31 ottobre al The Old Tipsy, in via D’Annunzio 14 a Quartu Sant’Elena. I posti sono limitati e per gli appuntamenti è richiesta la prenotazione attraverso l’Associazione culturale Gong al numero 391 703 0968.
L’intervista integrale a Marco Sotgiu è disponibile in audio in questa pagina.
Musica del podcast: Marco Conti / VelarioMusic, da Pixabay. Brano utilizzato secondo i termini della Pixabay Content License.


