Ezio Mauro: «Siamo avvolti dall’informazione, ma il giornalismo deve darle un senso»

Dal mistero della morte e dell’imbalsamazione di Lenin al futuro dell’informazione, dal legame con Emilio Lussu alla crisi della democrazia liberale. Ezio Mauro si racconta nell’intervista realizzata da Simone Cavagnino per il progetto Spreaker podcast del Festival Premio Emilio Lussu 2025, dove il suo La mummia di Lenin ha vinto il premio per la saggistica.

C’è una domanda che, per Ezio Mauro, continua a definire il mestiere del giornalista anche quando cambiano strumenti, tempi e forme dell’informazione: «Che cosa resta da capire?». È da questa necessità di interrogare ciò che ancora sfugge che nasce anche La mummia di Lenin, il libro pubblicato da Feltrinelli nell’aprile 2025 e vincitore della sezione Saggistica dell’undicesima edizione del Festival Premio Emilio Lussu. A Cagliari, poche ore prima della premiazione, Mauro ne ha parlato con Simone Cavagnino in un’intervista realizzata all’Hotel Regina Margherita per il progetto Spreaker podcast del festival.

La conversazione comincia dalla Sardegna e dai ricordi personali. Cagliari è stata soprattutto una destinazione professionale, mentre il rapporto con l’Isola attraversa anche gli anni trascorsi a Chia quando i figli erano piccoli, i viaggi con gli amici e altri luoghi visitati nel tempo. Prima della partenza, racconta Mauro, la moglie gli aveva affidato una raccomandazione semplice: «Goditi i profumi della Sardegna».

Poi il discorso entra nel cuore di La mummia di Lenin. Il libro nasce da quello che Mauro definisce «un pallino, un’ossessione, una testardaggine». Visitando il mausoleo di Mosca, il giornalista percepisce l’esistenza di una zona ancora opaca nella storia della morte di Lenin e della conservazione del suo corpo. Ed è proprio lì che riconosce un territorio congeniale al suo mestiere: dove esiste un segreto, sostiene, «c’è terreno fertile per il giornalismo».

Al centro della ricerca ci sono anche i diari compilati dai medici che seguirono Lenin durante la malattia, documenti sui quali per decenni è rimasto un vincolo di segretezza. Mauro ricostruisce nell’intervista il tentativo di comprendere che cosa possano ancora raccontare quelle carte sulle condizioni del leader bolscevico, ma soprattutto si sofferma sull’operazione che trasformò il suo cadavere in un corpo destinato a sopravvivere pubblicamente alla morte. L’imbalsamazione non viene raccontata soltanto come una questione scientifica: diventa uno degli strumenti attraverso i quali interrogare il rapporto tra potere, memoria e costruzione del mito sovietico. Il libro segue proprio questa traccia, dal declino fisico di Lenin alla conservazione del corpo e al significato assunto dal mausoleo nella storia russa.

Ricevere a Cagliari un riconoscimento intitolato a Emilio Lussu aggiunge alla presenza di Mauro al festival un significato ulteriore. «È un onore prima di tutto», dice. Il riferimento si allarga subito alla cultura del Partito d’Azione e ad alcune figure che hanno attraversato la sua formazione professionale e intellettuale. Ricorda Alessandro Galante Garrone, conosciuto negli anni della Stampa, e richiama Norberto Bobbio. «Secondo me l’Italia avrebbe sempre bisogno di uomini come lui», osserva parlando di Lussu.

Nella lettura di Mauro, l’eredità azionista ha lasciato una traccia culturale ben superiore alla consistenza numerica avuta dal partito. Il tentativo era quello di tenere insieme «il metodo liberale con le ragioni della sinistra», costringendo quest’ultima a confrontarsi con le proprie contraddizioni. Anche la storia della Stampa, osserva, conserva le tracce di quella disseminazione attraverso gli intellettuali provenienti dall’esperienza del Partito d’Azione che, in epoche differenti, hanno scritto sul quotidiano torinese.

Dalla storia politica il dialogo si sposta quindi sul presente di un mestiere che Mauro conosce da oltre mezzo secolo. La domanda riguarda la crisi dell’editoria, la precarizzazione del lavoro giornalistico e un ecosistema nel quale la carta ha perso la centralità che aveva nel Novecento. La risposta parte da un apparente paradosso: «Non c’è mai stato consumo di informazione come ce n’è oggi». Non siamo più costretti ad andare a cercare le notizie o ad aspettare un determinato momento della giornata. Siamo invece continuamente immersi in quello che Mauro chiama un «pulviscolo informativo».

È proprio l’abbondanza, tuttavia, a rendere ancora necessario il giornalismo. Per Mauro l’informazione acquista capacità di interpretare la realtà soltanto quando intervengono due operazioni: gerarchia e selezione. Un giornale non può e non deve riprodurre l’intero flusso delle notizie; deve scegliere quelle capaci di restituire un significato alla giornata o alla fase storica che si sta attraversando. La funzione giornalistica si sposta quindi dalla disponibilità dell’informazione alla sua organizzazione.

L’immagine scelta da Mauro è molto concreta. Il continuo assaggio di notizie attraverso telefono e social è «una spolverata», ma «non si può vivere di aperitivi, bisogna fare dei pasti completi ogni tanto». Da qui la convinzione che continuerà a esistere un bisogno di informazione organizzata, anche se i supporti attraverso i quali verrà distribuita potranno cambiare profondamente.

La parte più direttamente politica dell’intervista affronta Donald Trump e le trasformazioni della democrazia occidentale. Mauro propone una lettura netta, definendo il trumpismo non come «post-politica» ma come «post-democrazia». È una valutazione che individua il conflitto fondamentale non tanto nella contrapposizione con il Partito Democratico statunitense quanto nella tensione con l’architettura della democrazia liberale: corpi intermedi, contrappesi istituzionali, organismi di controllo e garanzie costruite per limitare e bilanciare l’esercizio del potere.

Secondo Mauro, una parte della nuova destra radicale tende a considerare questi elementi come ostacoli alla relazione diretta tra eletto ed elettore e all’esercizio della sovranità derivante dal consenso popolare. La sua analisi si estende anche all’Europa, dove vede circolare impostazioni analoghe. Non è una descrizione neutrale del fenomeno, ma il giudizio politico espresso dal giornalista durante la conversazione, inserito all’interno di una riflessione più ampia sulla tenuta delle istituzioni liberaldemocratiche.

L’ultima domanda riguarda la speranza. Mauro risponde tornando alla necessità di non accettare un mondo apparentemente già spiegato. Richiama Pier Paolo Pasolini e Zygmunt Bauman e insiste soprattutto sul valore della domanda. La tentazione contemporanea, osserva, è pensare che non ci sia «più niente da capire», che le risposte siano già disponibili e sia sufficiente raccoglierle.

Internet, da questo punto di vista, contiene per il giornalismo una possibilità straordinaria: permette di «scrivere adesso quello che è accaduto adesso perché venga letto adesso». Ma la velocità, proprio perché formidabile, può diventare una gabbia quando sostituisce la comprensione. La sfida è utilizzare la potenza dell’istantaneità senza diventarne schiavi. E continuare, nonostante tutto, a porre la domanda che attraversa l’intera conversazione: «Che cosa resta da capire?».

L’intervista a Ezio Mauro è stata realizzata da Simone Cavagnino per il progetto Spreaker podcast del Festival Premio Emilio Lussu 2025. In quell’edizione La mummia di Lenin ha ottenuto il primo premio della sezione Saggistica, assegnato dalla giuria internazionale del festival.

Simone Cavagnino
Simone Cavagninohttps://www.soundinia.it
Simone Cavagnino è giornalista, autore e speaker radiofonico. Laureato in Scienze Giuridiche, si occupa di giornalismo culturale, musicale e comunicazione istituzionale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Infochannel TV Sardinia, ha diretto Unica Radio e ha scritto per JAZZIT, altre riviste nazionali e quotidiani regionali. Nel 2014 ha curato il documentario La memoria del suono, dedicato all'artista Pinuccio Sciola. Nel 2018 ha pubblicato, insieme al giornalista Claudio Loi, il volume Sardegna, jazz e dintorni (Aipsa Edizioni). Attualmente cura la comunicazione di alcuni tra i principali festival culturali della Sardegna e dirige Soundinia, testata giornalistica dedicata alla cultura, alla musica e ai territori del Mediterraneo.

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