Martedì 27 ottobre alle 20.30 l’attore e comico ligure è protagonista del nuovo appuntamento di Pezzi Unici, la rassegna trasversa del CeDAC Sardegna. Un monologo sull’ossessione contemporanea per la felicità, sulla gratitudine esibita e sul diritto di riconoscere le proprie imperfezioni.
Essere felici sembra essere diventato un obbligo. Bisogna mostrarsi soddisfatti, riconoscenti, capaci di affrontare ogni difficoltà con il sorriso, possibilmente accompagnando il tutto con una dichiarazione pubblica di gratitudine. Ma cosa accade quando la vita reale non corrisponde a questo modello? E se, invece di inseguire continuamente la versione migliore di noi stessi, provassimo ad accettare anche errori, contraddizioni e fallimenti?
Da queste domande prende forma (In)grato, il monologo interpretato da Antonio Ornano, in scena martedì 27 ottobre alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari nell’ambito di Pezzi Unici, la rassegna trasversa del CeDAC Sardegna, inserita nella Stagione di Prosa 2026-2027.
Scritto dallo stesso Ornano insieme a Matteo Monforte, Simone Repetto e Carlo Turati, con la regia di Alessandro Nidi e la produzione di Epoché ArtEventi, lo spettacolo affronta attraverso la comicità uno dei paradossi della contemporaneità: la crescente pressione a mostrarsi sempre realizzati, appagati e padroni del proprio destino, anche quando l’esperienza quotidiana racconta qualcosa di molto diverso.
L’ingratitudine come antidoto alla felicità obbligatoria
Al centro di (In)grato c’è una riflessione sull’industria della felicità e sulla diffusione di modelli comportamentali che promettono benessere, successo e realizzazione personale attraverso formule apparentemente semplici.
In un contesto culturale nel quale ciascuno viene continuamente invitato a migliorarsi, a sviluppare il proprio potenziale e a considerare ogni risultato come il prodotto esclusivo delle proprie scelte, il fallimento rischia di trasformarsi in una colpa individuale. Anche il disagio, la stanchezza o l’insoddisfazione possono apparire come segnali di una mancata capacità di affrontare la vita con l’atteggiamento giusto.
Ornano rovescia questa prospettiva, mettendo in discussione l’idea che sia necessario essere costantemente riconoscenti per ciò che si possiede e ostentare un equilibrio emotivo impeccabile.
Il bersaglio della sua ironia non è la gratitudine in sé, ma la sua trasformazione in un comportamento obbligatorio, in una rappresentazione sociale che lascia sempre meno spazio alle fragilità personali.
La riflessione coinvolge inevitabilmente anche i social media, dove la costruzione dell’immagine pubblica tende spesso a privilegiare i momenti di successo, le esperienze positive e le dichiarazioni di soddisfazione. Dietro questa rappresentazione, suggerisce lo spettacolo, possono nascondersi dubbi, inquietudini e difficoltà che raramente trovano spazio nel racconto di sé.
«Siamo talmente impegnati a cercare di diventare quello che il mondo vorrebbe che fossimo che abbiamo dimenticato quello che siamo», osserva Ornano nella presentazione del monologo.
È proprio in questa distanza tra identità personale e aspettative esterne che si sviluppa la comicità di (In)grato, costruita intorno alle contraddizioni di individui impegnati a interpretare una parte anche quando vorrebbero semplicemente sottrarsi alle richieste degli altri.
Il diritto di sbagliare e la comicità dell’imperfezione
La prospettiva scelta da Ornano è quella di un’ironia che non risparmia il protagonista e che trova nella fallibilità umana la propria materia narrativa.
L’attore, che ama definirsi «un esemplare di maschio caucasico clamorosamente imperfetto», ha costruito una parte importante della propria identità artistica intorno alla rappresentazione delle inadeguatezze maschili, delle difficoltà sentimentali e delle contraddizioni nei rapporti interpersonali.
Anche in (In)grato questa ricerca assume un ruolo centrale, ma si allarga a una riflessione più generale sulle aspettative che attraversano la società contemporanea.
L’imperfezione non viene presentata come qualcosa da correggere necessariamente, bensì come una componente inevitabile dell’esperienza umana. Da qui nasce la possibilità di guardare ai propri limiti con maggiore indulgenza e di riconoscere, attraverso il riso, quanto siano fragili anche le immagini di successo e sicurezza costruite dagli altri.
«E allora c’è chi, in mezzo a tutta questa patinata gratitudine, resta in bilico e magari decide di praticare una genuina ingratitudine, giusto per fare un bagno nella realtà, per guardare con ironia, leggerezza e misericordia la splendida fallibilità di tutti gli esseri umani, perché sbagliano anche i migliori, e quando capita ne siamo felici», si legge nella presentazione dello spettacolo.
La scelta dell’ingratitudine diventa così una provocazione teatrale, un modo per sottrarsi almeno temporaneamente all’obbligo di apparire impeccabili.
Nel monologo, il fallimento perde la sua dimensione esclusivamente negativa e diventa occasione di riconoscimento reciproco. Gli errori e le contraddizioni, anziché isolare gli individui, possono rivelare esperienze condivise e restituire una misura più autentica dei rapporti umani.
Da Zelig al teatro, il percorso di Antonio Ornano
Nato a La Spezia nel 1972 e cresciuto a Genova, Antonio Ornano ha sviluppato una carriera che attraversa teatro, televisione e comicità.
Dopo gli studi classici e la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito il proprio interesse per la recitazione, partecipando a produzioni teatrali legate anche a testi e autori della tradizione letteraria, da Riccardo III a Cesare Pavese ed Edgar Allan Poe.
Ha successivamente fondato la realtà creativa MAODIT Entertainment, dedicandosi alla scrittura, alla produzione e all’interpretazione di spettacoli e cortometraggi, con partecipazioni a manifestazioni internazionali.
Il passaggio alla comicità televisiva è avvenuto attraverso il laboratorio Zelig di Genova, dove ha sviluppato alcuni dei personaggi destinati a caratterizzare la sua presenza sul piccolo schermo.
Tra questi figurano Franco Prunes, consulente motivazionale e seduttore dai metodi discutibili; Space Cacace, muratore dalla comicità tagliente; Ignazio, figlio unico condizionato dal rapporto con la madre e ossessionato dalla chirurgia estetica; e il professor Ornano, biologo naturalista protagonista di osservazioni paradossali sul mondo animale.
Dopo le esperienze con Central Station, Scorie e Zelig Off, Ornano è entrato nel cast di Zelig su Canale 5, partecipando a numerose edizioni tra il 2010 e il 2016.
Negli anni successivi ha collaborato con la Gialappa’s Band in programmi come Mai Dire Nius, Mai Dire Nazionale e Mai Dire Talk, prendendo parte anche a Colorado e Quelli che il calcio.
La sua attività comprende inoltre esperienze nella serialità televisiva, tra cui Scatola Nera e Masantonio, oltre a spettacoli teatrali e speciali comici.
Nel 2020 ha portato in scena L’Ornano Furioso, proseguendo il lavoro sulla comicità autobiografica e sulle contraddizioni dell’identità maschile. Dal 2021 è tornato sul palcoscenico televisivo di Zelig, mentre nel 2022 ha partecipato a Stand Up! Comici in prova sul Nove.
Nel 2025 è stato protagonista, sempre sul Nove, dello spettacolo televisivo Antonio Ornano – Maschio caucasico irrisolto, ulteriore espressione di un percorso artistico nel quale l’autoironia e l’analisi delle fragilità personali costituiscono elementi ricorrenti.
Pezzi Unici, la rassegna trasversa del CeDAC Sardegna
L’appuntamento con (In)grato rientra nella programmazione di Pezzi Unici, la rassegna trasversa del CeDAC – Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna, nell’ambito della Stagione di Prosa 2026-2027.
La proposta porta al Teatro Massimo un monologo che utilizza la comicità per affrontare questioni legate ai comportamenti sociali, all’identità individuale e alle trasformazioni delle relazioni contemporanee.
La rappresentazione è organizzata dal CeDAC Sardegna con il patrocinio e il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Cagliari, e con il contributo della Fondazione di Sardegna.
(In)grato, con Antonio Ornano e la regia di Alessandro Nidi, andrà in scena martedì 27 ottobre alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari.


