L’esperienza del Comune al convegno nazionale sulle scuole aperte. Il progetto, inserito nel PN Metro Plus 2021-2027, punta a coinvolgere ragazze e ragazzi nella lettura dei bisogni educativi e a rafforzare il rapporto tra istituti scolastici, quartieri e comunità.
Trasformare la scuola in uno spazio che continui a vivere oltre l’orario delle lezioni, aprendosi al quartiere e costruendo intorno agli studenti una rete educativa più ampia. È l’impostazione di Controvento – Nessuna rotta è già scritta, il progetto del Comune di Cagliari dedicato al contrasto della povertà educativa e della dispersione scolastica, presentato a Bologna nell’ambito del convegno nazionale Fare scuole aperte – Dal vademecum all’esperienza sul campo.
A illustrare l’esperienza cagliaritana al Teatro Testoni è stata Giulia Andreozzi, assessora comunale alla Pubblica istruzione, sostegno allo studio e alla conoscenza. L’incontro ha messo a confronto percorsi sviluppati in diverse città italiane, tra cui Bergamo, Bologna, Milano, Roma e Cagliari, intorno a un tema comune: ampliare la funzione degli istituti scolastici e costruire luoghi capaci di accogliere attività educative, sociali e culturali anche fuori dall’orario curricolare.
«È stata un’opportunità preziosa per condividere le esperienze che la città di Cagliari sta costruendo nell’ambito delle politiche educative finalizzate alla prevenzione della dispersione scolastica», ha spiegato Andreozzi a margine del suo intervento.
Il progetto cagliaritano si colloca nell’ambito del Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027 e dell’operazione CA4.4.11.1.d Inclusione per tutti gli studenti. La documentazione del programma nazionale conferma che l’intervento fa capo al Comune di Cagliari e al Servizio Pubblica istruzione e politiche giovanili e comprende azioni rivolte al contrasto della dispersione scolastica.
Controvento si rivolge in particolare a ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 18 anni, coinvolgendo anche scuole e docenti. Uno degli elementi centrali del metodo è la partecipazione diretta degli studenti alla lettura dei bisogni educativi e sociali dei contesti nei quali vivono. Ragazze e ragazzi assumono il ruolo di peer researchers, ricercatori tra pari chiamati a contribuire alla mappatura del territorio e all’individuazione delle esigenze sulle quali costruire gli interventi.
Il percorso indicato dal Comune si articola tra ricerca-azione e animazione, accompagnamento e monitoraggio, valutazione dell’impatto e comunicazione. I dati raccolti dovranno contribuire alla definizione delle attività extrascolastiche e delle aperture pomeridiane degli istituti. In questa prospettiva entrano in gioco anche i Patti educativi di comunità, pensati per mettere in relazione scuole, amministrazione, Terzo settore e altre realtà territoriali.
L’operazione Inclusione per tutti gli studenti non nasce soltanto come dichiarazione programmatica: nel 2025 il Comune ha avviato una procedura per l’affidamento dei servizi di ricerca-azione, animazione e accompagnamento rivolti ai soggetti promotori degli interventi contro la dispersione nelle scuole secondarie. La procedura risulta aggiudicata nel marzo 2026.
Il modello discusso a Bologna sposta dunque l’attenzione dalla scuola intesa esclusivamente come luogo della didattica alla costruzione di presìdi educativi connessi al contesto sociale in cui operano. «Le scuole aperte sono luoghi nei quali si rafforzano le relazioni, si impara il valore della partecipazione e si sviluppa il senso di comunità», ha sottolineato Andreozzi. L’obiettivo dichiarato di Controvento è partire dall’ascolto delle nuove generazioni per costruire attività e opportunità educative che possano proseguire nel tempo.


