Roma Jazz Festival, cinquant’anni guardando a Miles Davis

Dal 1° al 24 novembre la cinquantesima edizione attraversa Auditorium Parco della Musica, Casa del Jazz e Alcazar. Paolo Fresu apre il programma dedicato al centenario di Miles Davis; tra gli ospiti Kurt Elling con gli Yellowjackets, Steve Coleman, Gonzalo Rubalcaba, Hamilton de Holanda, Enzo Favata, Zoe Pia, Jeremy Pelt e Jason Miles. Due appuntamenti fuori Roma ricordano John Coltrane.

Cinquant’anni di festival coincidono con i cent’anni dalla nascita di Miles Davis. Il Roma Jazz Festival costruisce intorno a questo doppio anniversario la sua edizione 2026, in programma dal 1° al 24 novembre con diciotto concerti tra l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, la Casa del Jazz e l’Alcazar, ai quali si aggiungono due appuntamenti a Rieti e all’Abbazia di Fossanova, a Priverno.

Il titolo scelto, Rileggere Miles, ripensare il jazz, indica il punto di osservazione di un cartellone che non vuole limitarsi alla celebrazione. Miles Davis diventa piuttosto una chiave per attraversare trasformazioni, eredità e nuove direzioni di una musica che proprio nella capacità di cambiare ha trovato uno dei suoi caratteri più riconoscibili.

La relazione tra Davis e il festival è anche parte della sua storia. Nato nel 1976 alla Quercia del Tasso, sul Gianicolo, il Roma Jazz Festival ha ospitato il trombettista americano in diverse occasioni. Il direttore artistico Mario Ciampà ricorda in particolare l’ultimo concerto romano, il 23 luglio 1991 allo Stadio Olimpico, pochi mesi prima della morte del musicista. In mezzo secolo il festival ha attraversato luoghi e stagioni differenti della Capitale, portando sui propri palchi musicisti come Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Sonny Rollins, Wayne Shorter, McCoy Tyner, Pat Metheny, Ray Charles, Herbie Hancock e Chick Corea, fino alle generazioni più recenti.

Il punto di partenza del programma sarà affidato il 1° novembre a Paolo Fresu. Nella Sala Sinopoli dell’Auditorium il trombettista sardo presenterà Kind of Lives, sviluppo concertistico di Kind of Miles, il progetto teatrale e musicale attraverso il quale Fresu ha già esplorato la figura di Davis. La formazione è idealmente divisa in due nuclei, uno rivolto al Miles degli anni Cinquanta e l’altro alle successive trasformazioni elettriche del suo linguaggio.

Il 4 novembre, nella Sala Petrassi, Kurt Elling incontra gli Yellowjackets in Celebrate Weather Report, rilettura del repertorio della formazione fondata da Joe Zawinul e Wayne Shorter. Il giorno successivo arriva Steve Coleman con i Five Elements, mentre il 6 novembre il pianoforte di Gonzalo Rubalcaba dialogherà con il bandolim di Hamilton de Holanda nel progetto Collab.

Hamilton de Holanda e Gonzalo Rubalcaba photo by Dani Gurgel

Una parte significativa del festival si sposterà poi alla Casa del Jazz. Il 7 novembre sarà protagonista la clarinettista e polistrumentista sarda Zoe Pia alla guida dell’EIC – Eden Inverted Collective. Atlantidei prende le mosse dall’immaginario che ha accostato la Sardegna al mito platonico di Atlantide e lo traduce in un progetto affidato a un ensemble di musicisti under 35 provenienti da orchestre lirico-sinfoniche italiane.

L’8 novembre toccherà al trio di Domenico Rizzuto con Disastri quotidiani. Il 13 arriverà la chitarrista Eleonora Strino, mentre il 14 novembre il Nexus Quartet presenterà Appunti di viaggio, album d’esordio della giovane formazione napoletana.

Il ritorno all’Auditorium, il 16 novembre, porta nuovamente la Sardegna al centro del programma con Enzo Favata e Atlantico Reunion. A più di venticinque anni dal disco pubblicato nel 1999, Favata riprende un progetto nato dall’incontro tra jazz, immaginari sudamericani e Sardegna, insieme a Daniele Di Bonaventura, Marcello Peghin e Salvatore Maltana. La nuova tappa arriva nello stesso periodo di Ritornare, suo primo disco per ECM.

Il nucleo più direttamente legato all’eredità di Davis si concentra nei giorni successivi. Il 17 novembre Erik Truffaz e Antonio Lizana propongono New Sketches of Spain, incontro tra jazz e flamenco che prende come riferimento Sketches of Spain, l’album realizzato da Miles Davis con Gil Evans. Il 18 Gregory Hutchinson presenta Kind of Now – The Pulse of Miles Davis, rileggendo il repertorio davisiano a partire anche dal ruolo ritmico dei batteristi che hanno accompagnato il trombettista nelle diverse fasi della sua carriera.

Il 19 novembre il festival apre un altro capitolo della memoria recente del jazz. La Casa del Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini, con Javier Girotto, dedica Tenor Madness a Sonny Rollins, morto il 25 maggio 2026 a 95 anni. Rollins aveva partecipato al Roma Jazz Festival nel 2009 e la sua scomparsa, nell’anno dei centenari di Davis e Coltrane, aggiunge inevitabilmente un ulteriore elemento alla riflessione sulla storia che attraversa questa edizione.

Il 20 novembre la programmazione si trasferisce all’Alcazar con gli Omasta, formazione polacca della nuova scena europea, mentre il 21 novembre all’Auditorium arriva il quintetto del trombettista statunitense Jeremy Pelt.

Jeremy Pelt (c) Eva Kapanadze

La giornata del 22 novembre attraversa pubblici e luoghi differenti. Al Teatro Studio Borgna torna al mattino Fiabe Jazz, con Musicanti di Brema Swing Band; alle 18 sarà protagonista la contrabbassista Rosa Brunello con We Are Surging Waters, lavoro nel quale confluiscono suggestioni maturate anche attraverso un viaggio in Senegal e una riflessione su libertà, memoria ed emancipazione. Nella stessa giornata, all’Abbazia di Fossanova, la Priverno Jazz Orchestra sarà impegnata nel secondo dei due appuntamenti dedicati a John Coltrane.

Il centenario della nascita di Coltrane costituisce infatti l’altro asse storico dell’edizione. Il 15 novembre la Rieti Jazz Orchestra eseguirà nella Chiesa di San Domenico a Rieti un progetto dedicato ad A Love Supreme; il 22 novembre il riferimento al capolavoro coltraniano arriverà a Fossanova con la Priverno Jazz Orchestra.

Il 23 novembre Chiara Civello incontrerà il produttore Cristiano Crisci, Clap! Clap!, in un nuovo progetto che mette in relazione scrittura, jazz, elettronica, art-pop e cultura dei club.

La chiusura del 24 novembre riporterà infine il percorso esattamente al suo punto di partenza. Jason Miles presenterà 100 Miles for Miles Davis. Tastierista, compositore, produttore e programmatore, Miles partecipò alla costruzione del suono di lavori di Davis della seconda metà degli anni Ottanta come Tutu, Music from Siesta e Amandla. Il suo concerto chiuderà così un festival che utilizza il centenario non per cristallizzare Davis in un repertorio, ma per osservare ciò che della sua idea di trasformazione continua a produrre conseguenze nel jazz contemporaneo.

Accanto ai concerti, la cinquantesima edizione lascia anche una traccia documentaria della propria storia con il catalogo Roma Jazz Festival – Jazz, Arte e Grafica (2002/2026), realizzato in collaborazione con Artribune. Il festival è prodotto da IMF Foundation in coproduzione con Fondazione Musica per Roma, con il contributo del Ministero della Cultura e il sostegno della Regione Lazio.

[O.M.]

Eleonora Strino

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