Stefano Bollani e Enrico Rava di nuovo in duo: a dicembre l’incontro a Roma

Il pianista e il trombettista tornano a suonare insieme il 23 dicembre alla Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Una relazione musicale iniziata nel 1996 e documentata da una lunga discografia comune, da Rava Plays Rava a Tati, The Third Man e New York Days.

«Un’intesa che dura da trent’anni». Stefano Bollani sceglie queste parole per annunciare il ritorno sul palco insieme a Enrico Rava. L’appuntamento è per mercoledì 23 dicembre alle 20, alla Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, dove pianoforte e tromba torneranno alla dimensione essenziale del duo.

La data cade esattamente trent’anni dopo l’inizio della loro collaborazione. Era il 1996 quando Bollani cominciò a suonare con Rava, in un momento decisivo del proprio percorso: conclusi gli studi al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze e dopo le prime esperienze professionali anche nella musica pop, il pianista stava orientando sempre più nettamente il proprio lavoro verso il jazz.

Da allora il rapporto tra i due ha attraversato centinaia di concerti e numerose registrazioni. La biografia ufficiale di Bollani parla di tredici dischi realizzati insieme e individua proprio nell’incontro con Rava una delle tappe fondamentali della sua carriera.

Lo stesso Bollani ha raccontato in passato quanto quel rapporto abbia inciso sulla propria formazione. Rava lo incoraggiò a dedicarsi pienamente al jazz e divenne per lui una sorta di padre artistico. Dal trombettista, ha spiegato, imparò soprattutto una concezione della leadership fondata sulla fiducia nei musicisti e sulla libertà: non costruire gabbie intorno all’improvvisazione e non suonare qualcosa soltanto perché si pensa possa piacere a chi guida il gruppo.

Prima ancora dei lavori realizzati per ECM, la dimensione del duo aveva già trovato una testimonianza discografica in Rava Plays Rava, pubblicato da Philology nel 2000. Tredici brani, Rava alla tromba e Bollani al pianoforte, senza sezione ritmica: il repertorio del trombettista viene affidato interamente alla conversazione tra i due strumenti. Ci sono Le solite cose, Bandoleros, Certi angoli segreti, Lady Orlando, Fragile, Parks e due versioni di Suzie Wong. Un documento importante perché mostra come il duo non sia una formula arrivata nella fase matura della loro collaborazione, ma appartenga alla sua storia fin dai primi anni.

Rava plays Rava - copertina

Il rapporto si sviluppa poi attraverso organici differenti. Nel 2003 Bollani è nel quintetto di Rava di Easy Living, il disco che segna il ritorno del trombettista alla ECM. Nel 2005 arriva Tati, registrato a New York con Paul Motian alla batteria. È un trio privo di contrabbasso nel quale tromba, pianoforte e batteria possono muoversi con particolare libertà; nel repertorio convivono composizioni dei tre musicisti, Gershwin e anche Puccini, con E lucevan le stelle.

Nel 2007 il dialogo torna alla sua forma più scoperta con The Third Man. Registrato a Lugano nel novembre dell’anno precedente sotto la produzione di Manfred Eicher, l’album mette nuovamente Rava e Bollani da soli, tromba e pianoforte.

Il repertorio permette di capire bene il terreno sul quale si incontrano. Alle composizioni dei due musicisti si affiancano Estate di Bruno Martino, Retrato em Branco e Preto di Antonio Carlos Jobim e Felipe di Moacir Santos. La title track nasce invece da un’improvvisazione e viene successivamente dedicata a Orson Welles e alla tradizione del film noir.

La caratteristica del duo sta anche nell’assenza di una divisione rigida delle funzioni. Non c’è semplicemente una tromba solista sostenuta dal pianoforte: accompagnamento, melodia, contrappunto e improvvisazione possono cambiare continuamente posizione. È una conversazione costruita su un vocabolario accumulato negli anni, ma abbastanza aperta da non trasformare quella familiarità in prevedibilità.

Nel 2009 arriva New York Days, registrato l’anno precedente agli Avatar Studios di New York. La formazione si allarga al sassofonista tenore Mark Turner, al contrabbassista Larry Grenadier e nuovamente a Paul Motian. Il rapporto tra Rava e Bollani entra così in un quintetto internazionale nel quale composizioni e improvvisazioni collettive convivono nello stesso programma.

È una storia discografica che racconta anche l’evoluzione dei ruoli. Quando i due cominciano a collaborare, Rava è già uno dei musicisti italiani maggiormente inseriti nella scena internazionale, mentre Bollani appartiene a una generazione successiva ed è all’inizio della propria affermazione nel jazz. Con il trascorrere degli anni quella relazione tra mentore e giovane musicista si trasforma nel confronto fra due personalità autonome.

Rava porta con sé un percorso iniziato negli anni Sessanta e sviluppato tra Italia, Argentina e Stati Uniti, passando attraverso il free jazz e le esperienze con musicisti come Gato Barbieri, Steve Lacy, Roswell Rudd e Cecil Taylor, prima di costruire una delle discografie più riconoscibili del jazz europeo. Una parte importante del suo lavoro è stata inoltre dedicata alle generazioni successive: dalle sue formazioni sono passati, oltre allo stesso Bollani, musicisti come Gianluca Petrella e Giovanni Guidi.

Bollani ha progressivamente ampliato il proprio campo d’azione, facendo convivere jazz, canzone, musica brasiliana, repertorio classico, composizione e improvvisazione. Ma il rapporto con Rava è rimasto una delle linee continue della sua storia musicale.

I loro percorsi hanno continuato a incrociarsi anche recentemente. Nel giugno 2026 erano entrambi alla Sala Santa Cecilia per Tutta Vita Live, progetto di Bollani nato da un’idea di Valentina Cenni e costruito intorno a un ampio gruppo di musicisti che comprendeva anche Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi e Roberto Gatto.

Il 23 dicembre la prospettiva sarà opposta: nessuna grande formazione, soltanto tromba e pianoforte.

«Il 23 dicembre torno a suonare con Enrico Rava, un’intesa che dura da trent’anni, con uno dei musicisti più visionari che conosco», ha scritto Bollani annunciando il concerto.

Trent’anni, in questo caso, non sono soltanto una formula celebrativa. Corrispondono alla cronologia documentata di una collaborazione iniziata nel 1996 e sviluppata attraverso duo, trio, quartetti e quintetti, concerti e registrazioni. Rava Plays Rava ne conserva una delle prime fotografie discografiche; The Third Man mostra lo stesso dialogo diversi anni dopo. Il concerto romano aggiungerà un nuovo passaggio a una relazione musicale che ha fatto della libertà e dell’ascolto reciproco due dei propri elementi più riconoscibili.

Simone Cavagnino
Simone Cavagninohttps://www.soundinia.it
Simone Cavagnino è giornalista, autore e speaker radiofonico. Laureato in Scienze Giuridiche, si occupa di giornalismo culturale, musicale e comunicazione istituzionale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Infochannel TV Sardinia, ha diretto Unica Radio e ha scritto per JAZZIT, altre riviste nazionali e quotidiani regionali. Nel 2014 ha curato il documentario La memoria del suono, dedicato all'artista Pinuccio Sciola. Nel 2018 ha pubblicato, insieme al giornalista Claudio Loi, il volume Sardegna, jazz e dintorni (Aipsa Edizioni). Attualmente cura la comunicazione di alcuni tra i principali festival culturali della Sardegna e dirige Soundinia, testata giornalistica dedicata alla cultura, alla musica e ai territori del Mediterraneo.

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