Florinas in Giallo, gran finale con Sara B. Elfgren, Tullio Avoledo, Alice Basso e Sigfrido Ranucci

Domenica 30 agosto la quarta e ultima giornata del festival: dall’Aperitivo in Giallo al tradizionale pranzo con gli autori, fino agli incontri in piazza del Popolo. Alle 21 all’Anfiteatro Comunale chiude Sigfrido Ranucci con “Diario di un trapezista”. La scrittrice svedese Sara B. Elfgren racconta a Soundinia il suo “Cose di famiglia”.

Ultima giornata per Florinas in Giallo 2026. Domenica 30 agosto il festival saluta il pubblico con un programma che attraversa l’intera giornata, tra incontri letterari, convivialità e spettacolo, fino all’appuntamento conclusivo con Sigfrido Ranucci.

Si parte alle 11.30 con l’Aperitivo in Giallo: Silvia Sanna presenta L’ombra del padre, pubblicato da Morellini, in dialogo con Stefano Resmini.

Alle 13.30 torna invece uno degli appuntamenti caratteristici della manifestazione, A pranzo col delitto, curato da Giovanni Fancello e dall’Associazione Ena ’E Littu. Un momento nel quale la dimensione letteraria del festival si trasferisce a tavola, permettendo al pubblico di condividere il pranzo con gli autori.

Nel pomeriggio gli incontri si spostano in piazza del Popolo. Alle 18 Tullio Avoledo presenta Ultimo valzer di una ragazza perbene, edito da Neri Pozza, dialogando con Cristina Nadotti. Alle 18.45 arriva Alice Basso con Le ottanta domande di Atena Ferraris, pubblicato da Garzanti: a intervistarla sarà Raffaele Sari.

Alle 19.30 sarà quindi il momento della scrittrice svedese Sara B. Elfgren, che presenta Cose di famiglia, pubblicato in Italia da Marsilio, insieme a Luca Crovi, con la traduzione di Sara Blasina.

La chiusura è prevista alle 21, nello spazio all’aperto dell’Anfiteatro Comunale, con “Diario di un trapezista”, monologo scritto e interpretato da Sigfrido Ranucci. L’appuntamento sarà preceduto dall’esibizione del Coro di Florinas.

Sara B. Elfgren: «Nelle relazioni profonde c’è tanta bellezza, ma anche la possibilità di una grande sofferenza» [dal comunicato stampa di Giovanni Dessole]

Tradotta in trenta lingue, autrice di romanzi per ragazzi e adulti, graphic novel e testi per teatro, televisione, cinema, radio e videogiochi, Sara B. Elfgren arriva a Florinas con Cose di famiglia. Nel suo percorso ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è stata candidata all’August Prize e al Nordic Council Literature Prize.

Al centro del romanzo ci sono Mirjam e Nia, due sorelle cresciute separatamente, un’isola apparentemente idilliaca e una relazione familiare nella quale progressivamente affiorano dipendenza, violenza, paura e fragilità della fiducia.

Hai scritto per bambini e ragazzi per molti anni. Cosa è cambiato quando sei passata alla narrativa per adulti?

«Molti adulti leggono i miei romanzi per ragazzi. Quindi non è stato un cambiamento così grande. Ma ogni nuovo romanzo è di per sé una nuova sfida, indipendentemente dalla fascia d’età».

In Cose di famiglia il pericolo nasce dall’interno delle relazioni più strette. Perché ti interessava esplorare proprio questo tipo di paura?

«Penso sia affascinante capire e mostrare quanto le emozioni e le nostre identità, il nostro senso del valore e il nostro senso di libertà possano essere condizionati dalle relazioni più strette. L’ho notato nelle persone intorno a me e in me stessa, soprattutto nei momenti di crisi. Nelle relazioni profonde c’è così tanta bellezza, ma se la persona sbagliata riesce a entrarti sotto pelle può configurarsi una grande sofferenza all’orizzonte e può diventare quasi emotivamente impossibile liberarsene».

Mirjam e Nia sono sorelle, eppure sembrano quasi due persone che non riescono più a riconoscersi. Cosa rimane di un legame familiare quando la fiducia è stata infranta?

«Sono sorelle, ma sono cresciute separatamente e il loro rapporto è per molti versi più simile a un’amicizia. Un’amicizia molto complicata. Capire cosa racchiuda quella relazione e quanto sia forte il loro legame è una parte fondamentale del percorso di Mirjam nel romanzo. Alla fine, in qualche modo, arriva una risposta, ma non voglio rovinare la sorpresa».

L’ambientazione ha un peso decisivo. L’isola sulla quale si sviluppa la vicenda passa progressivamente dall’essere un luogo di bellezza a uno spazio di isolamento.

«L’isola è comparsa nella mia mente prima ancora della trama e dei personaggi», racconta Elfgren. «Ho trascorso le estati della mia infanzia su una penisola dell’arcipelago di Stoccolma, quindi è un’ambientazione a cui sono molto affezionata. Inoltre, volevo rendere la sensazione del completo isolamento».

La costruzione della suspense procede così insieme all’indagine psicologica. Il lettore osserva gli avvenimenti attraverso Mirjam e la sua percezione di ciò che sta accadendo.

«Il romanzo è scritto dal punto di vista di Mirjam e siamo molto dentro la sua testa. Dal momento che è una persona che ha trascorso molto tempo a riflettere su questi temi, mi è sembrato naturale seguire i suoi pensieri. E, almeno per me, questo aggiunge livelli alla suspense. C’è molto di più in gioco».

Per Elfgren tensione narrativa ed emotiva sono difficili da separare. «Fin dall’inizio avevo un’idea di base della trama, con i suoi colpi di scena e i suoi principali sviluppi. Per me, i due tipi di tensione sono strettamente intrecciati. Ho trovato interessante mettere una persona piuttosto comune come Mirjam in una situazione così estrema. Gran parte della suspense nasce dai suoi tentativi, e dai suoi fallimenti, di affrontare la situazione. Quando sei sottoposto a molto stress, è molto più difficile concentrarti e avere un giudizio lucido».

L’esperienza maturata dall’autrice tra media differenti permette infine di interrogarsi sulla specificità della paura raccontata attraverso la parola scritta.

«Se riesci davvero a entrare sotto la pelle del lettore, penso che le reazioni possano essere più forti rispetto ad altri media, perché il testo può risuonare con le esperienze personali del lettore in un modo unico. Amo scrivere romanzi perché ti permettono di creare un intero mondo, e proprio questo, a sua volta, è ciò che rende così difficile scriverli».

Nella costruzione della suspense, aggiunge, entra in gioco anche la capacità dell’autore di cambiare prospettiva: «Se scrivi gialli è utile riuscire a passare dal ruolo di scrittore a quello di lettore. Cosa penserei, da lettore? Cosa accadrà qui? Sono domande che mi pongo spesso. Ma poi devi tornare sempre dentro il testo, per scriverlo».

Domenica sera, con l’incontro dedicato a Cose di famiglia e il successivo monologo di Sigfrido Ranucci, Florinas in Giallo 2026 chiuderà così la sua quarta e ultima giornata.

Sara B. Elfgren

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