La direttrice artistica di Pedras et Sonus racconta ai microfoni di Soundinia l’edizione 2026 del festival, in corso fino al 23 agosto tra Mogoro, Sini e Orosei. Dalla libertà di scelta che attraversa il programma all’incontro tra musica e territorio, passando per il sold out al Nuraghe Cuccurada, il dialogo con le comunità e una manifestazione che guarda già agli appuntamenti autunnali.
Giornate intense, poco sonno e «tutte le antenne accese», ma anche la sorpresa di essere fermata per strada da un artigiano del paese che ringrazia e si commuove. Zoe Pia, direttrice artistica di Pedras et Sonus, racconta così questi primi giorni del festival ai microfoni di Soundinia, mentre l’edizione 2026 entra nel vivo e prosegue il suo percorso fino al 23 agosto.
Un’intervista che parte da quanto sta accadendo in queste ore per allargare progressivamente lo sguardo all’identità di un progetto culturale che mette in relazione jazz, letteratura, teatro, territorio e comunità. Al centro rimane il tema che Zoe Pia ha scelto per costruire il programma di quest’anno: la libertà e la possibilità di scelta, una riflessione maturata anche attraverso la partecipazione al docufilm Rai Eresias di Daniela Vismara.
Nel racconto trovano spazio le prime giornate del festival: lo spettacolo Eresie con Grazia Dentoni e Zoe Pia, l’incontro con Andy dei Bluvertigo ed Eugene, il dialogo con Francesca Mulas e Giacomo Pisano e l’arrivo in Sardegna del Daniel Karlsson Trio. Proprio durante il concerto della formazione svedese è nato uno dei momenti più spontanei del festival: invitata sul palco, Zoe Pia ha scelto di proporre al clarinetto la danza sarda, costruendo sul momento un incontro musicale tra Sardegna e jazz nord-europeo.
Ma è soprattutto il rapporto con i luoghi a emergere come uno degli elementi centrali dell’intervista. Al Nuraghe Cuccurada, la visita guidata accompagnata musicalmente da Tobia Bondesan ha registrato il sold out e, racconta Pia, stanno già arrivando nuove richieste. Un risultato che apre alla possibilità di sviluppare ulteriormente in futuro la formula delle visite al sito archeologico attraverso la musica. Spazio anche all’incontro con Lorenzo Braina, originario di Mogoro, e alla partecipazione raccolta del pubblico durante Padri. Storie di uomini.
Il viaggio di Pedras et Sonus continua intanto oltre Mogoro. Nell’intervista Zoe Pia anticipa la tappa di Sini, dove Enrico Antonio Locci e Dario Zara incontreranno gli ospiti del centro di accoglienza, mettendo in relazione le storie dei sardi emigrati nel Nord Europa con quelle di chi dall’Africa è arrivato in Sardegna. «Anche se sembra di essere tanto diversi – spiega la direttrice artistica – in realtà siamo tutti molto, molto simili».
Il racconto guarda poi agli appuntamenti successivi: il Latin Jazz, i dj cubani Ayonis Lazaro e Maikel Napoles, la giornata del 22 agosto alla Fiera dell’Artigianato Artistico con Valentina Abha Lo Surdo e il lavoro dedicato alla voce e alla comunicazione, fino alla chiusura del 23 agosto con Indindara, il progetto di Zoe Pia con i Tenores di Orosei “Antoni Milia”.
Ma Pedras et Sonus non terminerà con gli appuntamenti di agosto. Zoe Pia anticipa anche la prosecuzione delle attività in autunno e riflette sul valore di una programmazione culturale capace di estendersi oltre la stagione estiva, anche in relazione alle politiche di destagionalizzazione.
È nella parte conclusiva dell’intervista, però, che emerge forse con maggiore chiarezza la visione che accompagna la crescita del festival. Organizzare Pedras et Sonus nel territorio nel quale è cresciuta significa per Zoe Pia lavorare durante tutto l’anno, costruire collaborazioni e provare a trasformare le opportunità di formazione in possibilità professionali. La direttrice cita l’esperienza di Rebecca Orrù, arrivata attraverso il partenariato con l’Università di Cagliari prima come tirocinante e poi entrata nel lavoro del festival.
Una prospettiva che lega direttamente produzione culturale e futuro delle aree interne: «Siamo in una parte di Sardegna che soffre anche della disoccupazione, dello spopolamento, quindi credo che la cultura possa anche arrivare a dare da mangiare e da lavorare alle persone e trattenerle in questo paradiso», conclude Zoe Pia.


