Il Sardinia Archeo Festival torna dal 12 al 14 giugno a Cagliari con la sua settima edizione dedicata ai “Micromondi”. Ne abbiamo parlato con Matteo Tatti e Alice Nozza dell’associazione Itzokor, che dal 2019 porta avanti un progetto di divulgazione culturale capace di intrecciare archeologia, storia, antropologia, geografia e musica.
Partiamo dall’inizio. Come nasce il Sardinia Archeo Festival?
Alice Nozza: Il festival nasce nel 2019, ma in realtà l’idea circolava da molti anni all’interno dell’associazione. Itzokor esiste dal 2003 ed è nata dall’iniziativa di un gruppo di studenti universitari. Da tempo sentivamo il bisogno di creare uno spazio che rappresentasse pienamente il nostro modo di intendere l’archeologia e la divulgazione. Grazie al sostegno della Fondazione di Sardegna siamo riusciti a trasformare quell’idea in realtà e oggi il festival è probabilmente il progetto che meglio sintetizza la nostra identità.
Che cos’è, oggi, l’archeologia?
Matteo Tatti: È una domanda fondamentale. Tradizionalmente l’archeologia viene definita come la disciplina che studia le società del passato attraverso le tracce materiali che hanno lasciato. Ma negli ultimi decenni i suoi confini si sono allargati molto. Oggi si parla di archeologia medievale, postmedievale e persino di archeologia del contemporaneo. Quello che ci interessa davvero non sono gli oggetti in sé, ma le persone. Gli oggetti sono strumenti che ci permettono di raccontare l’essere umano.
Da qui una delle frasi più forti del vostro festival: “Non scaviamo cose, scaviamo persone”.
Matteo Tatti: Esattamente. Quando un archeologo trova un oggetto, in realtà sta cercando di ricostruire la storia di chi l’ha prodotto, utilizzato, trasformato e infine abbandonato. Un oggetto non è mai solo un oggetto: è il risultato di comportamenti, relazioni sociali, scelte economiche, credenze e abitudini.
Tra le vostre ricerche più curiose c’è quella su una discarica contemporanea a Cagliari.
Matteo Tatti: Sì, è un esempio perfetto di archeologia del contemporaneo. Ci siamo imbattuti nei resti di una discarica che conteneva materiali databili tra gli anni Quaranta e Settanta del Novecento. Bottiglie di profumo, confezioni di medicinali, giocattoli, oggetti di uso quotidiano. Studiando quei reperti abbiamo potuto raccontare una storia molto intima della città e dei suoi abitanti. La cosa interessante è che il pubblico si riconosce immediatamente in questi oggetti. Molti ricordano di averli utilizzati o di averli visti nelle case dei propri genitori e nonni.
Il tema del festival 2026 è “Micromondi”. Da dove nasce questa scelta?
Alice Nozza: Ci siamo chiesti cosa renda una comunità una comunità. Esistono grandi collettività, ma esistono anche mondi molto più piccoli che sviluppano regole, linguaggi e dinamiche proprie. Una famiglia è una comunità. Un quartiere è una comunità. L’equipaggio di una nave, una taverna medievale, un lazzaretto, un gruppo di mercanti stranieri in una città portuale sono altrettanti micromondi.
Matteo Tatti: Pensiamo agli equipaggi che attraversavano il Mediterraneo in età romana. Persone provenienti da regioni diverse, costrette a vivere per mesi nello stesso spazio ristretto, sviluppavano forme di convivenza, linguaggi e regole condivise. Quello è un micromondo. Noi abbiamo deciso di raccontare proprio queste realtà apparentemente marginali, ma fondamentali per comprendere la storia delle società umane.
Anche la scelta del quartiere Castello sembra dialogare con questo tema.
Alice Nozza: Assolutamente sì. La nostra associazione ha sede a Castello da molti anni. È un quartiere che amiamo profondamente e che consideriamo esso stesso un micromondo. Da un lato è il cuore storico di Cagliari, dall’altro conserva caratteristiche molto particolari che lo rendono quasi un paese dentro la città. Per noi era naturale che il festival si svolgesse qui.
L’anteprima sarà dedicata alla Sella del Diavolo.
Matteo Tatti: Sì, venerdì 12 giugno accompagneremo il pubblico in un’escursione archeologica insieme ai colleghi dell’Università di Cagliari che stanno conducendo le ricerche sul promontorio. La Sella del Diavolo è uno dei simboli della città, ma pochi conoscono davvero la sua storia. Conserva tracce che vanno dalla preistoria alle installazioni militari del Novecento. È un luogo straordinario per capire come il paesaggio e la presenza umana si siano trasformati nel corso dei millenni.
Uno degli aspetti più apprezzati del festival è il suo carattere divulgativo.
Alice Nozza: È un obiettivo che perseguiamo fin dall’inizio. Non vogliamo organizzare un convegno accademico tradizionale. Vogliamo raccontare storie. Chi partecipa al festival non deve essere necessariamente un archeologo o uno studioso. Deve semplicemente avere curiosità e voglia di ascoltare.
Anche la musica ha un ruolo importante.
Matteo Tatti: Per noi la musica non è un semplice accompagnamento. Fa parte integrante del festival. Ci interessa mettere in dialogo linguaggi diversi. Quest’anno il progetto musicale si intitola “Transuonanze” e coinvolgerà Filippo Mereu, Silvia Lovicario, Ilaria Giorgi e Luca Schiavo. Sarà un modo per continuare il racconto utilizzando un linguaggio diverso da quello delle parole.
Dopo Cagliari il festival continuerà il suo viaggio in Sardegna.
Alice Nozza: Sì, ci saranno appuntamenti a Villagrande Strisaili, Carloforte, Genoni, Allai, Pau e Alghero. Per noi è importante costruire reti e collaborazioni nei territori. Il festival è nato a Cagliari, ma ha una vocazione itinerante.
E state già pensando alla prossima edizione?
Matteo Tatti: In realtà sì. Succede sempre così. Mentre ascoltiamo gli ospiti dell’edizione in corso iniziamo già a immaginare quella successiva. Ogni incontro apre nuove domande, nuovi percorsi e nuove possibilità di racconto. È probabilmente la parte più bella di questo lavoro.
Sardinia Archeo Festival 2026 – Micromondi
Dal 12 al 14 giugno al Centro Comunale d’Arte e Cultura Il Ghetto di Cagliari, con anteprima il 12 giugno alla Sella del Diavolo. Il festival proseguirà nei mesi successivi in diversi territori della Sardegna.


