Intervista a Gigi Porceddu, lo scultore dell’anima

Non è semplice descrivere e sintetizzare l’universo che circonda l’artista Gigi Porceddu. Il suo modo di vivere la sardità si ritrova in ogni suo gesto e ogni sua opera. La violenta sincerità che lo caratterizza si ripercuote in ogni sua azione e gesto, nel suo modo di comunicare ed esprimere l’estrema sensibilità che gli accarezza l’anima. Chi meglio di Gigi Porceddu può descrivere la sua arte, la sua anima e il suo intenso mondo artistico? 

L’abbiamo incontrato in un’assolata domenica di dicembre nel suo laboratorio in mezzo alle campagne di Villasor. Tra le migliaia di opere presenti nel suo “madau”, ci siamo accomodati e abbiamo iniziato a chiacchierare.

Chi è Gigi Porceddu?

Sono uno scultore nato a Villasor, in provincia di Cagliari e mi occupo di arte. Scolpisco da quando sono nato, mi piace lavorare con le pietre di fiume, mi piace far nascere le pietre, andare nei letti dei fiumi a cercare la materia prima e mi piace tutto quello che è bello nella vita.

Tu parli spesso di “scraffingiu e s’anima?”. E’ grazie a questo “prurito dell’anima” che riesci a produrre e creare costantemente. Ci spieghi in cosa consiste tutto ciò? 

Prima nasce l’uomo, poi questo si evolve e prende forma come la pietra di fiume. Successivamente arriva su “Scraffingiu e S’anima”. Quando vado in mezzo ai fiumi a cercare le pietre di fiume, mi rendo conto che non tutte le pietre hanno un’anima. Io le devo accarezzare, le devo prendere in braccio, ho bisogno di stabilire un contatto con la materia, ho la necessità di creare una connessione tra la mia anima e l’anima della pietra. E’ proprio questo Su Scraffingiu e s’anima, che consiste nella volontà estrema di creare: io trovo tutto questo attraverso le pietre, le pietre di fiume. Nei libri di scuola sui quali ho studiato in gioventù, mi hanno sempre insegnato che i maestri del Rinascimento andavano a deturpare le montagne e la natura, sfregiandola. Io vado in mezzo ai fiumi a cercare le pietre giuste, quelle che definisco “pringiasa”. Questa è la differenza tra la mia concezione di arte rispetto a quella del passato. Un artista non dovrebbe mai violentare la materia, è un vero peccato quando accade.

Concordo con quello che dici, ma ti ricordo che non è possibile neppure andare a prendere le pietre dai fiumi…

E’ vero, ma solo a causa delle leggi fatte dagli uomini. Il fiume ha e avrà sempre migliaia di pietre. Ogni anno dopo le grandi piogge i fiumi straripano di pietre. Io non faccio altro che andare a liberare i fiumi, è come se le pietre mi chiamassero. Prendere una pietra per produrre arte, no, non lo ritengo un furto. Ritengo, altresì, un furto l’azione di andare a prendere sabbia e pietre dai fiumi con ruspe e escavatori per fare fondazioni per l’edilizia. Quella non è arte. L’arte è un’altra cosa.

Quando hai sentito per la prima volta su Scraffingiu e S’anima?

Ho iniziato a scolpire all’età di 6 anni, a scuola. Anche se studiare non mi è mai piaciuto. Ricordo che iniziai a divertirmi ritraendo professori e bidelli, riproducendoli nelle mie prime sculture con il das, la plastilina e l’argilla. Non dimenticherò mai la bidella Maria, una delle mie prime muse ispiratrici, brutta come poche altre donne avessi mai visto. A scuola andavo solo per ritrarre professori e bidelli, cogliendone particolari e peculiarità.

E’ da qui che prendono origine i tuoi Lintusu e Pintusu?

La storia è iniziata quando ero bambino. Quando ero piccolo, figlio di pastore, andavo ad aiutarlo con il bestiame. A volte tagliava tronchi di olivo e iniziavo a intagliarli. Quando scoprii l’argilla, mi resi conto di quanto mi veniva facile realizzare le mie idee. Fare un ritratto con l’argilla era una vera gioia, ci mettevo qualche minuto a realizzarli. Iniziai perciò a ritrarre pastori, contadini, lavoratori: ognuno di loro era segnato dal duro lavoro e questo mi ha sempre affascinato. Mi hanno sempre appassionato i visi sofferenti, i volti reali. Ho anche studiato, ci tengo a sottolinearlo, ho studiato  fisiognomica , da 27 anni ho iniziato il progetto Lintusu e Pintusu, che non sono altro che ritratti in terracotta di gente sarda. Spesso mi domandano: ma come fai a trovare facce così brutte e particolari? Io vado nei mercati, in luoghi affollati dove c’è un sacco di gente, mi soffermo ad osservare centinaia di persone che vanno e vengono: è come se guardassi un film, vedo scorrere una pellicola e memorizzo le facce più interessanti, le imprimo nella mia mente. Questo aspetto spesso terrorizza profondamente me stesso, ma quando torno a casa faccio una breve dormita, quasi per rilassare la mente, uso una tecnica chiamata ipnosi regressiva, riesco a ricordare tutte le facce più interessanti che ho visto.

Tu studi costantemente e i tuoi lavori si sono evoluti nel tempo. Hai trovato delle tecniche per spaccare le pietre di fiume per mostrarne il cuore. Come hai fatto?

La pietra di fiume è spesso una pietra molto dura, composta da metalli molto difficili da lavorare. Per poterla classificare e analizzare meglio occorrerebbe essere geologi e io non lo sono. Conosco le pietre di fiume. Quando vedo una bella pietra che mi piace e la voglio lavorare senza sfregiarla, la metto nell’acqua ghiacciata e poi la riscaldo a fuoco lento e le attorciglio un filo di ferro che prende la forma della pietra. In questo modo spacco le pietre. Faccio un esempio: durante la guerra quando la gente doveva ricavare i bicchieri, prendeva le bottiglie di vetro, le riempiva d’acqua e con un filo di ferro arroventato le spaccavano per ricavarne bicchieri. Riesco a spaccare le pietre e queste poi combaciano perfettamente. Riesco ad aprire la pietra, a scolpirla al suo interno dandole un’anima. Molto spesso accade che riporti le pietre nei fiumi dai quali le ho prelevate, ma tornano in quei luoghi con un’anima nel loro interno.

Tu non hai mai voluto abbandonare la Sardegna e ne dimostri il tuo attaccamento parlando costantemente la lingua sarda, anche in questo momento.

La lingua sarda per me è la Lingua Madre, la mia prima lingua. In tante occasioni, all’estero ho sempre parlato la lingua sarda. Io non so scolpire in altre lingue, io scolpisco sempre in sardo.

Come lavori sulle pietre di fiume? Da dove nasce l’ispirazione ogni volta che ti metti a lavorare su una pietra di fiume e cosa cerchi di comunicare attraverso il lavoro su questo materiale?

Potrei partire da differenti punti di vista. La pietra di fiume è la pietra magica, perché si forma e trasmorma sotto terra in milioni di anni, poi magicamente affiora in superficie. La pietra di fiume nasce incinta, io le permetto di partorire. Sulle pietre di fiume tratto tante tematiche legate alla mia terra: faccio i guerrieri, faccio paesaggi, case sarde, figure religiose nonostante io sia agnostico. La religione cattolica è sempre stata per me motivo di grande ispirazione. Faccio le coghe, is gianas, le puttane dei nuraghi, faccio tante cose. E’ la pietra di fiume che mi suggerisce cosa fare, è la sua magia che mi guida. La pietra di fiume ha un segreto: è magica. Non riesco a spiegarne bene la magia, è la sublimazione della natura. Non mi è mai piaciuto tagliare le pietre con smerigli, non mi è mai piaciuto farle soffrire martoriandole in questo modo. Ho sempre preferito spaccarmi le mani per lavorarle, per raccontare la storia della mia terra.

Che strumenti utilizzi per lavorare le pietre di fiume?

Uso prima di tutto l’olio di gomito, perché la pietra di fiume è molto dura, uso soprattutto degli scalpelli con delle punte diamantate che vengono appositamente prodotti per me in Germania, sono attrezzi di un acciaio molto pregiato e solido. Riesco a domare la pietra grazie a questi strumenti. Ma non uso solo questi attrezzi, mi avvalgo anche di tante altre tecniche, uso sempre il fuoco (soprattutto per lavorare l’ossidiana). Il fuoco è indubbiamente l’elemento essenziale che mi permette di scolpire.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi artisti sardi?

Conosco tanti artisti sardi, ma non ho particolari rapporti con loro. Mi considero un cinghiale in questo senso, sono sempre rimasto per i fatti miei e ho sempre lavorato per conto mio. Mi infastidisce la rivalità tra gli artisti.

Cos’è su Scraffinhiu e S’Anima?

Su scraffingiu e s’anima è la parte cosciente di ogni uomo. Per me è quella parte che mi spinge a lavorare nonostante tutto, nonostante le sofferenze e le difficoltà. E’ la forza di volontà, quando una persona vuole davvero ottenere un qualcosa, l’anima è la nostra arma in più che ci permette di esprimere la nostra vera essenza, trovando la forza nonostante le difficoltà. Per me su scraffingiu e s’anima è come la pietra di fiume: è magico. I miei problemi li risolvo spesso proprio con su scraffingiu e s’anima. Ma come si gratta l’anima? Non di certo con una grattugia. L’anima si gratta creando e pensando, donando forma alla materia

Hai mai pensato di mollare tutto e non fare più niente?

Capita a tutti di avere sconforto e voler mollare tutto. Io spesso non sto bene e quando mi consulto con dei medici, anche con degli psicologi, loro mi prescrivono sempre di curare i miei mali interiori con la scultura. Scultura come medicina, quindi. Ma questo deve valere per tutti. Non deve esistere lo sconforto: la vita è fatta di battaglie, giorno dopo giorno,. Dobbiamo liberarci dai nostri problemi interiori eliminando la negatività. La negatività ci avvolge, la televisione crea violenza e le persone non se ne rendono conto.  Bisogna trasmettere arte, cultura e informazione, bisogna saper spiegare alla gente, non intorpidirli con le trasmissioni insulse (social, reality).

Puoi parlarci del tuo rapporto con la spiritualità? Che rapporto hai con Dio?

Per me Dio è tutto quello che mi circonda, il sole, la luna, le persone che incontro ogni giorno, le pecore che babbo portava al pascolo e che ho rifatto in pietra, i fiumi e le pietre. Tutte le cose belle che ci sono nel mondo per me sono Dio. Dio è Natura, non è quell’essere che dipingono biondo, ariano. Quello non è Dio, quello è un attore Hollywoodiano. Dio siamo tutti noi, tutto quello che ci circonda, tutte le cose belle. 

Simone Cavagnino

Simone Cavagnino
Simone Cavagninohttps://www.soundinia.it
Simone Cavagnino è giornalista, autore e speaker radiofonico. Laureato in Scienze Giuridiche, si occupa di giornalismo culturale, musicale e comunicazione istituzionale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Infochannel TV Sardinia, ha diretto Unica Radio e ha scritto per JAZZIT, altre riviste nazionali e quotidiani regionali. Nel 2014 ha curato il documentario La memoria del suono, dedicato all'artista Pinuccio Sciola. Nel 2018 ha pubblicato, insieme al giornalista Claudio Loi, il volume Sardegna, jazz e dintorni (Aipsa Edizioni). Attualmente cura la comunicazione di alcuni tra i principali festival culturali della Sardegna e dirige Soundinia, testata giornalistica dedicata alla cultura, alla musica e ai territori del Mediterraneo.

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