Mimmo Paladino, il segno e la memoria: a Dolianova oltre trenta opere mai esposte in Sardegna

Dal 5 settembre al 4 ottobre il Museo DART di Casa Falconieri ospita “I luoghi del segno – Paladino / il segno inciso”. Il percorso attraversa l’avventura grafica dell’artista dalla metà degli anni Novanta e si completa con le proiezioni di “Quijote” e “La divina cometa”.

Un viaggio dentro il segno, inteso non soltanto come procedimento tecnico ma come spazio nel quale memoria, mito e immaginazione possono continuamente ricomporsi. Dal 5 settembre al 4 ottobre 2026, il Museo DART di Casa Falconieri a Dolianova dedica a Mimmo Paladino la mostra “I luoghi del segno – Paladino / il segno inciso”, con oltre trenta opere mai esposte in Sardegna.

L’esposizione concentra lo sguardo sulla produzione grafica di uno dei protagonisti della Transavanguardia, seguendone in particolare il percorso dalla metà degli anni Novanta. Al centro c’è il rapporto di Paladino con l’incisione, linguaggio che l’artista attraversa senza considerarlo un territorio chiuso nelle proprie regole tecniche, ma trasformandolo in uno strumento capace di dare forma al proprio universo immaginativo.

L’inaugurazione è in programma sabato 5 settembre alle 20, negli spazi del museo in via Carducci. Interverranno la presidente di Casa Falconieri Gabriella Locci, il direttore scientifico del Museo DART Dario Piludu, il sindaco di Dolianova Ivan Piras, la critica d’arte Alessandra Menesini, l’operatore culturale Paolo Frau e i due ospiti spagnoli Nicolas Llorens Lebeau e Vilma Dobilaite, rispettivamente presidente e direttrice artistica del Valencia Photo Festival. Introduce e coordina la giornalista Manuela Vacca.

Dal segno alla costruzione dell’immaginario

Acquaforte, acquatinta, xilografia, serigrafia, litografia, puntasecca e linoleografia sono alcuni dei procedimenti attraversati da Paladino in oltre trent’anni di sperimentazione grafica. Ma la tecnica, nel suo lavoro, non costituisce mai il punto d’arrivo. Diventa piuttosto una possibilità per modificare continuamente il rapporto tra superficie e profondità, forma e contenuto, segno e memoria.

È proprio la memoria uno dei nuclei intorno ai quali è costruita la filosofia espositiva della mostra. Non una memoria semplicemente documentaria, ma un territorio nel quale riaffiorano archetipi, simboli e immagini di un passato insieme percorribile e immaginario. L’incisione diventa così un linguaggio capace di registrare processi di pensiero, recuperare registri antichi e contemporanei e restituirli attraverso superfici e forme continuamente trasformate.

Il risultato grafico nasce dall’interazione fra l’idea dell’artista, i mezzi incisori scelti, l’eventuale presenza di elementi tipografici e la traduzione dell’immagine sul foglio. In questo processo assume un ruolo significativo anche il rapporto con lo stampatore e con il laboratorio grafico: una collaborazione che diventa parte della sperimentazione e contribuisce alla definizione dell’opera.

La mostra è realizzata con opere provenienti dall’Archivio “Enzo Di Martino” di Venezia, con Mariella Berardi Di Martino, e dall’Archivio Casa Falconieri. È il terzo appuntamento del percorso che il centro di ricerca sardo ha dedicato negli anni all’opera grafica di Paladino.

Mimmo Paladino opera

Un rapporto iniziato nel 2014

Il progetto affonda infatti le proprie radici nel 2014, quando Casa Falconieri presentò l’artista al Museo de Bellas Artes di Bilbao con la mostra “Mimmo Paladino / Grabados”, nell’ambito del Festival F.I.G. Bilbao. Due anni dopo arrivò “Segno e memoria nelle incisioni di Paladino”, allestita nel Palazzo di Città di Cagliari in collaborazione con i Musei Civici, Editalia e Colophon Belluno.

Il rapporto tra Paladino e la Sardegna comprende anche le cinque sculture del ciclo dei “Dormienti”, acquistate nel 2012 dalle collezioni civiche di Cagliari e oggi collocate nelle vasche d’ingresso della Galleria Comunale d’Arte. Un legame richiamato dagli stessi Gabriella Locci e Dario Piludu per sottolineare l’attenzione sviluppata nell’isola verso l’arte grafica e l’opera dell’artista campano.

Paladino oltre l’incisione: il cinema

Il percorso proposto dal DART si estende anche al cinema. Durante il periodo della mostra saranno infatti proiettati due film diretti dallo stesso Mimmo Paladino: “Quijote” e “La divina cometa”, quest’ultimo presentato in prima visione in Sardegna.

“Quijote”, esordio cinematografico di Paladino del 2006, fu presentato nella sezione Orizzonti della 63ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Liberamente costruito a partire dal romanzo di Miguel de Cervantes, attraversa arte, cinema e letteratura per rileggere la figura di Don Chisciotte. Nel cast figurano Peppe Servillo, Lucio Dalla, Ginestra Paladino, Enzo Moscato e Alessandro Bergonzoni.

Del 2022 è invece “La divina cometa”, lavoro visionario che attraversa suggestioni dantesche, arte popolare, pittura, fotografia e immaginazione. Il cast comprende Toni Servillo, Francesco De Gregori, Alessandro Haber, Sergio Rubini e Nino D’Angelo.

Per Paladino il passaggio al cinema non rappresenta una sostituzione della pittura, ma l’esplorazione di un altro linguaggio. La costruzione di un film viene accostata dall’artista al lavoro dello scultore: riprese, montaggio, musica e tempi di attesa concorrono progressivamente alla formazione dell’opera, in un processo nel quale la luce diventa materia da modellare.

“I luoghi del segno – Paladino / il segno inciso” è sostenuta dalla Regione Autonoma della Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna e dal Comune di Dolianova e realizzata con la collaborazione dell’Archivio “Enzo Di Martino” di Venezia e dell’Archivio Casa Falconieri.

Mimmo Paladino opera

LE ULTIME

spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_imgspot_img