Dal 31 agosto al 29 settembre torna a Cagliari il Festival Spaziomusica, fondato da Franco Oppo e giunto alla 45ª edizione. “Orbitae” attraversa musica contemporanea, elettronica, arti audiovisive e nuove tecnologie con concerti, installazioni, prime assolute e progetti di ricerca tra Conservatorio, MAP e IED.
Quarantacinque edizioni significano attraversare epoche differenti della musica contemporanea, osservandone mutare linguaggi, strumenti e tecnologie senza perdere la vocazione alla ricerca. È da questa storia che riparte Spaziomusica, il festival nato dall’esperienza dell’associazione fondata nel 1982 per volontà del compositore Franco Oppo, che dal 31 agosto al 29 settembre torna a Cagliari con una nuova edizione intitolata “Orbitae”.
Il titolo offre già una chiave per leggere l’intero programma. Le orbite sono traiettorie autonome che ruotano attorno a un centro, si avvicinano, entrano in relazione e modificano reciprocamente il proprio percorso. Allo stesso modo Spaziomusica mette quest’anno in movimento composizione, improvvisazione, elettronica, arti visive, corpo, performance e innovazione digitale, facendo incontrare strumenti acustici e dispositivi tecnologici, musicisti e artisti multimediali, ricerca accademica e sperimentazione.
Il risultato è un mese di appuntamenti distribuiti tra Conservatorio “Giovanni Pierluigi da Palestrina”, MAP – Make Art Possible e IED di Cagliari, con prime assolute, produzioni originali, collaborazioni nazionali e internazionali e uno spazio rilevante riservato alle nuove generazioni.
Tra i protagonisti dell’edizione figurano Francesco Giomi, Ivana Busu e Silvia Corda con “KAR”, Massimiliano Furia con “Derma”, Daniele Fasani e Massimo Marchi con “Piano Hero” di Stefan Prins, Maria Gilda Gianolio con “Flux”, Sergio Sorrentino con “Glass Guitar”, Raffaele e Nicola Bertolini, Luca Micheletto, gli artisti polacchi Małgorzata Dancewicz e Krzysztof Pawlik, Raffaele Matta, Fabrizio Casti ed Elio Martusciello, Sandro Mungianu, Margarita Borzilova e Giulia Pizzo, Gabriele Marangoni ed Eleonora Steri. A chiudere idealmente il percorso dedicato alla figura del fondatore sarà l’Ensemble Scisma, diretto da Marco Caredda, con il progetto “A Franco”.
Dal cinema muto all’elettronica: il festival parte con Soundtrack
Il primo nucleo di Orbitae sarà ospitato dal Conservatorio di Cagliari. Lunedì 31 agosto alle 18 prenderà il via “Soundtrack – Suoni in tempo reale per immagini in movimento”, progetto che coinvolge diversi Conservatori italiani e rimette al centro un rapporto antico quanto il cinema: quello fra immagini e suono. Materiali legati al cinema muto e ad altre pratiche visive diventeranno il punto di partenza per sonorizzazioni costruite dal vivo attraverso strumenti tradizionali, elettronica, improvvisazione e tecniche derivate dal foley.
La prima giornata metterà in dialogo Cagliari e Sassari con “Interferenze meccaniche” di Elia Aresu e Nicola Vacca, “Kintsugi: Studio per frammenti melodici e live electronics” di Luca Vargiu e Mario Ganau e “METAXY (μεταξύ)” di Emanuele Sara.

Alle 19 arriverà invece “KAR”, azione improvvisata per trio elettroacustico realizzata con Tempo Reale. Francesco Giomi all’elettronica, Ivana Busu alla fisarmonica ed elettronica e Silvia Corda al pianoforte lavoreranno intorno a una parola recuperata dall’universo letterario di Sergio Atzeni in Passavamo sulla terra leggeri: “kar”, intesa come forza vitale, anima, rocca e spina, diventa qui principio generativo di una performance costruita attraverso stratificazioni, deviazioni e collisioni sonore.
Soundtrack proseguirà il 1° settembre con i Conservatori di Cesena/Rimini, La Spezia e Perugia e si concluderà il 2 settembre con una produzione collettiva affidata alla conduction di Daniele Ledda e alla live electronics degli studenti coinvolti, in collaborazione con Ticonzero.
Il suono tra materia e tecnologia
È proprio il rapporto fra tecnologia e fisicità del suono a diventare uno degli assi portanti del festival. Lo dimostra “Derma”, il concerto per percussioni di Massimiliano Furia, in programma il 2 settembre alle 19: nessun dispositivo elettronico, ma pelli, legno, metalli, spazio e silenzio, con l’ambiente chiamato a diventare esso stesso parte dell’amplificazione.
Il giorno successivo “Piano Hero” di Stefan Prins, con Daniele Fasani e Massimo Marchi, spingerà invece il pianoforte dentro una dimensione ibrida nella quale tastiera, computer, live camera ed elettronica mettono in discussione il confine tra interprete reale e avatar, gesto umano e macchina. Seguirà “Flux” di Maria Gilda Gianolio, dove l’arpa incontrerà field recording, elettronica e paesaggi urbani.

Il 4 settembre sarà la volta di Sergio Sorrentino e del suo “Glass Guitar”, progetto multimediale dedicato alla musica di Philip Glass: chitarra elettrica, live looping e video preregistrati permetteranno al musicista di costruire anche veri e propri duetti con il proprio doppio virtuale.
Algoritmi, intelligenza artificiale e nuove generazioni
Con “Sounding Algorithms”, il 5 settembre, Spaziomusica entra direttamente nei territori della ricerca contemporanea. Stefano Guzzetti presenterà “AY-3-8910”, lavoro dedicato allo storico chip audio utilizzato dalla fine degli anni Settanta in computer e console per videogiochi e riportato nel presente attraverso computer MSX, Arduino e Max/MSP.

Riccardo Di Fiandra metterà invece in relazione composizione, videoarte, danza, intelligenza artificiale, embodiment e neuroscienze con “ADSR–ICF/DSM”, mentre Raffaele e Nicola Bertolini, nella stessa giornata, presenteranno un programma per clarinetti ed elettronica comprendente cinque prime assolute.
Dal Conservatorio al MAP
Dall’11 settembre il festival cambierà spazio e prospettiva trasferendosi al MAP – Make Art Possible. Luca Micheletto aprirà questa seconda fase con “Cammei contemporanei”, seguito da “Places 1.1” degli artisti polacchi Małgorzata Dancewicz e Krzysztof Pawlik: una performance site-specific nata da una ricerca condotta in Sardegna, dove registrazioni sonore e immagini raccolte sul territorio saranno trasformate attraverso sistemi modulari analogici in un archivio audiovisivo vivo e mutevole.

Nei giorni successivi il MAP ospiterà “This is Water” di Raffaele Matta, “Microcosm” di Federica Deiana, “Non tutto ciò che tace è morto” di Raimondo Gaviano, “Natural Paths” di Teresa Virginia Salis, “Gravity” di Raffaele Matta ed Enrico Sesselego e “Ritornanze Between Us” di Fabrizio Casti ed Elio Martusciello.
Il 19 settembre Sandro Mungianu, Margarita Borzilova e Giulia Pizzo porteranno in scena “Clusters”, spettacolo multimediale nel quale clarinetto aumentato, elettronica, proiezioni immersive e corpi in movimento concorreranno alla costruzione di uno sciame sonoro e visivo senza un centro stabile.
Il suono della seta e l’omaggio a Franco Oppo
Una delle giornate simbolicamente più dense sarà quella del 25 settembre allo IED di Cagliari. “AÉRAS N.2”, con Eleonora Steri, Gabriele Marangoni e Sandro Mungianu, partirà dal suono della seta per trasformare fili, drappi e superfici tessili in dispositivi sonori interattivi: tatto e movimento contribuiranno direttamente alla generazione del suono.
Subito dopo l’Ensemble Scisma, diretto da Marco Caredda, presenterà “A Franco”, un programma dedicato a Franco Oppo che comprende, tra le altre composizioni, “Anninnia II”, il “Trio per violino, violoncello e pianoforte”, “Per Tonos, canone a due da Bach”, “Alcune verità indimostrabili” e “Omaggio a G. Petrassi”.
È un ritorno alle origini che assume un significato particolare nella quarantacinquesima edizione: Oppo non rappresenta soltanto la memoria storica del festival, ma l’origine di una concezione della musica come spazio di ricerca che Spaziomusica continua a sviluppare oltre quattro decenni dopo la sua nascita.
L’ultima orbita
La conclusione arriverà martedì 29 settembre al MAP, con la seconda giornata di “Sounding Algorithms”. Jacopo Cenni presenterà “Floema”, performance elettronica che assume la struttura interna delle piante come principio compositivo, mentre Stefano Manconi proporrà “Music for Six Oscillators (and a Barrel)”, installazione multicanale sviluppata durante un periodo di ricerca al Sound Art Lab di Struer, in Danimarca, nella quale sei oscillatori diventano strumenti per interrogare il concetto stesso di tono puro, anche attraverso processi di elaborazione basati sull’intelligenza artificiale.

Orbitae restituisce così l’immagine di un festival che, arrivato alla sua 45ª edizione, continua a interrogarsi non soltanto su cosa sia oggi la musica contemporanea, ma su quali territori possa ancora attraversare. Acustico ed elettronico, composizione e improvvisazione, corpo e immagine, strumenti storici e intelligenza artificiale non vengono trattati come universi separati: diventano traiettorie che si attraggono, si incontrano e, proprio come orbite, finiscono per modificarsi reciprocamente.
Gli appuntamenti del programma principale, dal 31 agosto al 29 settembre, avranno un costo di 2 euro per singolo concerto. Il Festival Spaziomusica Orbitae 2026 è finanziato dal Ministero della Cultura, dalla Regione Autonoma della Sardegna e dal Comune di Cagliari.
[O.M.]


