Medea nostra contemporanea. Caterina Murino porta in scena il mito a Quartu Sant’Elena

Il mito aleggia immortale da millenni. Storie e personaggi hanno conosciuto prima una lunga esistenza orale, poi una lunghissima presenza scritta. Vicende che viaggiano nel tempo non per essere credute, ma raccontate senza interruzione, dove ogni accadimento è determinato dalla forza irresistibile e imprevedibile del destino, che esula anche dal volere delle potenti divinità antropomorfe. Pensiamo a Medea, la cui statura tragica svetta su tutte le altre protagoniste della drammaturgia greca, che con lei hanno dato volto a tutte le sfaccettature dell’umano, nutrendo da sempre la creatività occidentale. Il suo racconto è divenuto cerimonia sacra, presente e vivo in misura assoluta, attuale ogni volta al quale si attinge, oggetto di infinite riscritture e metamorfosi.

Medea-Ritratti di voci. Spasmi, raptus, voci e memorie di alcuni omicidi di una straniera, inaugura giovedì 27 alle 21 a Quartu Sant’Elena nel Parco Naturale Regionale Molentargius Saline (ingresso via Don Giorgi), la seconda edizione del Quartu Cultura Festival organizzato dalla Fondazione Quartu Cultura. Una pièce interpretata dall’attrice cagliaritana Caterina Murino, ideata e diretta da Orlando Forioso, che mette insieme parole e musica recuperando così l’idea antica di scrittura e messa in scena di tragedia. “Le musiche sono firmate dal gruppo corso A Filetta, tra gli ensemble vocali più importanti del Mediterraneo, e ricreano quella arcaicità propria dalla Colchide di Medea”, afferma Caterina Murino dalla sua casa di Parigi: «Tratto da Seneca e Euripide, il testo è stato riscritto da Forioso che ha voluto modernizzare il racconto facendo eco alle mostruosità che accadono tutti i giorni, agli infanticidi che purtroppo ormai quotidianamente leggiamo sui giornali».

Disagio e solitudine sono il più delle volte al centro dell’infanticidio. Basaglia affermava che nell’abbandono, il vuoto che si crea nella comunità, nella famiglia, spesso è più grande e lacerante di quello interiore. Prima che questi atti vengano compiuti, è come se nessuno si accorgesse mai di niente.

“Ci sono sempre segnali ben precisi, ma si tende a non volerli vedere. Prendiamo il caso della piccola Beatrice. Non è stata uccisa con un colpo in testa, è morta a seguito delle percosse ricevute in casa per mesi. Sono certa che qualcuno poteva salvare quella bambina».

Come è strutturato lo spettacolo?

«Lo spettacolo è suddiviso in quindici monologhi. Prima dell’atto mostruoso, Medea urlerà, chiederà aiuto, annuncerà le sue intenzioni, ma la gente che sta intorno a lei non l’ascolterà. C’è poi una parte visiva, oltre ad apparire in scena compaio in video. Dalla follia di Medea scaturiscono tante voci».

Il suo gesto estremo ci fa capire come la non coincidenza tra il ruolo di madre e quello di donna possa diventare tragico. Essere rifiutata come donna può cancellare l’immagine di madre.

«I figli rimangono l’unico legame tra lei e Giasone. A un certo punto Medea dice: se noi non esistiamo più, perché loro devono vivere? I figli mi ricorderanno per sempre chi ho amato, e se tu vuoi distruggere questo legame, il frutto del nostro amore dovrà essere spazzato via».

Lo spettacolo ha dodici anni di vita e da un anno è diventata mamma: è cambiato il modo di sentire il personaggio che interpreta?

«La maternità mi ha aiutato sicuramente a capire altre cose, a vedere con altri occhi».

Vive da tanti anni in Francia. George Steiner affermava che ciò che rende eterno il mito greco è la sua “energia di reiterazione”, ovvero l’insuperabile capacità di narrare la contemporaneità al di là del tempo.

«I greci hanno scritto la storia dell’umanità. Tutto quello che viene espresso da secoli è già stato immaginato da loro. Possiamo cambiare il telefonino, la macchina, il vestito, ma, ahimè, l’umanità rimane la stessa».

Non è nuova alla tragedia greca…

«In teatro ho interpretato Penelope e al cinema, in The Opera! Arie per un’eclissi, diretto da Davide Livermore e Paolo Gep Cucco, ho interpretato la concierge nel mito di Orfeo ed Euridice».

Carlo Argiolas

la foto di copertina è di Alida Vanni

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