Marina Piccola, poesia cagliaritana

Marina Piccola è uno dei pochi posti dove Cagliari continua a raccontarsi senza filtri. Non c’è bisogno di cercare storie: basta sedersi e aspettare.

C’è il signore che arriva alle sette del mattino con la cassa Bluetooth a volume proibitivo. Elvis, Little Tony, Bobby Solo. Sempre gli stessi dischi, sempre nello stesso ordine, come una liturgia privata che ormai appartiene anche agli altri bagnanti. C’è la famiglia che scarica una borsa frigo grande quanto un cassone da cantiere: Giostyle blu scolorita, siberini, birroni, panini avvolti nell’alluminio, frittata di zucchine, pasta fredda e l’immancabile anguria, rigorosamente tagliata sul posto, con il coltello che nessuno sa da dove sia uscito.

C’è quello che a giugno è già color mogano, così abbronzato da mettere in crisi qualsiasi bagnino a fine agosto. Nessuno sa quando lavori. Forse nessuno gliel’ha mai chiesto. Ci sono i bambini con secchiello e coppo che passano ore a inseguire granchietti, paguri e gamberetti nelle pozze, convinti ogni volta di aver scoperto un nuovo continente.

Poi arriva lo studente fuori sede. Sempre da solo. Asciugamano, zaino, borraccia e un libro pieno di sottolineature fluorescenti. Ogni tanto alza gli occhi verso il mare, ma dopo pochi secondi torna al diritto privato, all’anatomia o alla chimica organica. L’esame incombe anche quando il maestrale ti invita a fare altro.

Ci sono le mamme che sembrano avere quattro occhi e sei braccia, i nonni che controllano i nipoti senza mai alzarsi dalla sedia pieghevole, i venditori ambulanti che ormai conoscono tutti per nome e sanno perfino chi paga subito e chi dice “torna dopo”. E poi gli uomini rimasti felicemente negli anni Ottanta. Pescura dr Scholl ai piedi, camicia a maniche corte sbottonata il giusto, catenona d’oro che riflette il sole, Ray-Ban a goccia, profumo intenso e quella capacità tutta cagliaritana di trasformare qualsiasi osservazione in una battuta. Sembrano usciti da una pagina di Bellas mariposas, con quella lingua impastata di ironia, fatalismo e teatro quotidiano.

C’è quello che commenta qualsiasi cosa accada. Quello che conosce il meteo meglio dell’Aeronautica. Quello che “oggi l’acqua è fredda perché gira il levante”, anche quando il levante non c’è. C’è chi passa la giornata intera senza entrare in acqua. È venuto per vedere, per parlare, per salutare. Perché Marina Piccola, prima ancora che una spiaggia, è una piazza.

E la cosa sorprendente è che, in mezzo a tutto questo rumore, riesci comunque a sentire il mare. Le risate si mescolano alle onde, le radioline ai gabbiani, il profumo della crema solare a quello della salsedine. Ogni estate cambiano i costumi, i telefoni, le casse Bluetooth. Ma il copione resta quasi identico. E forse è proprio questo il suo fascino: Marina Piccola è uno dei pochi luoghi dove Cagliari continua a interpretare sé stessa, senza preoccuparsi di apparire. Non è la Sardegna delle brochure. È quella vera. Quella che parla forte, mangia bene, prende il sole fino a diventare color bronzo e, tra una fetta d’anguria e una partita a carte, conserva ancora il lusso più raro: sentirsi una comunità.

E io, puntualmente, mi addormento al tramonto. In mezzo a questo meraviglioso caos urbano. Con i Nomadi che arrivano da una cassa Bluetooth, un bambino che urla perché ha trovato una conchiglia, qualcuno che discute sul nuovo stadio del Cagliari e il mare che, nonostante tutto, continua a coprire ogni rumore. Forse è proprio questo il segreto di Marina Piccola: non è il silenzio a rilassarti, ma il suo respiro.

Simone Cavagnino
Simone Cavagninohttps://www.soundinia.it
Simone Cavagnino è giornalista, autore e speaker radiofonico. Laureato in Scienze Giuridiche, si occupa di giornalismo culturale, musicale e comunicazione istituzionale. Ha collaborato con l'emittente televisiva Infochannel TV Sardinia, ha diretto Unica Radio e ha scritto per JAZZIT, altre riviste nazionali e quotidiani regionali. Nel 2014 ha curato il documentario La memoria del suono, dedicato all'artista Pinuccio Sciola. Nel 2018 ha pubblicato, insieme al giornalista Claudio Loi, il volume Sardegna, jazz e dintorni (Aipsa Edizioni). Attualmente cura la comunicazione di alcuni tra i principali festival culturali della Sardegna e dirige Soundinia, testata giornalistica dedicata alla cultura, alla musica e ai territori del Mediterraneo.

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