Dalle radici di San Sperate alla ricerca in piano solo di “Terra e Perda”: Andrea Schirru si racconta a Soundinia in una conversazione tra memoria, improvvisazione e identità. Un viaggio nel suo percorso umano e musicale, nel rapporto con il territorio e con l’eredità di Pinuccio Sciola, fino alla necessità di trasformare esperienze, silenzi e fragilità in suono.
C’è una linea sottile che unisce l’ascolto alla memoria, il silenzio all’improvvisazione, il paese d’origine al suono di un pianoforte lasciato libero di respirare. È dentro questa linea che si muove Andrea Schirru, protagonista della prima lunga intervista pubblicata da Soundinia, il nuovo progetto editoriale dedicato alle storie, ai suoni e ai territori della Sardegna.
Pianista, compositore e improvvisatore nato e cresciuto a San Sperate, Schirru si racconta senza filtri in una conversazione intensa, ironica e profondamente umana, attraversando le tappe della propria formazione musicale e personale: dagli anni delle scuole medie a indirizzo musicale al Conservatorio, dal pianoforte classico al jazz, dalle prime band con gli amici di paese fino alla ricerca solistica culminata nel disco “Terra e Perda”.
L’intervista diventa così molto più di un semplice dialogo sulla musica. È un viaggio dentro una sensibilità artistica costruita tra ascolti ossessivi, improvvisazione, fragilità emotive e ricerca di autenticità. Schirru parla del rapporto con la famiglia, della sorella Elena, cantante lirica, dell’importanza di figure come Gianmarco Diana, Carlo Biggio, Frank Stara e Diego Pani, ma soprattutto del peso che San Sperate e l’eredità di Pinuccio Sciola hanno avuto nella sua crescita umana e creativa.
C’è spazio per riflessioni profonde sul dolore, sulla maturità, sul rapporto quasi fisico con il pianoforte e con il pubblico, ma anche per momenti leggeri e pieni di complicità, tra ricordi, aneddoti e improvvise deviazioni nella cumbia peruviana, nei Beatles, in Keith Jarrett, Brad Mehldau e nel jazz europeo di Enrico Pieranunzi ed Esbjörn Svensson.
Il cuore del racconto resta però “Terra e Perda”, il lavoro in piano solo pubblicato all’inizio del 2026, un disco che Schirru definisce apertamente autobiografico, nato come sintesi emotiva e artistica del proprio percorso. Un’opera che parla di radici, memoria, oscurità e trasformazione, e che trova proprio nella libertà dell’improvvisazione il suo linguaggio più sincero.
Con questa intervista Soundinia inaugura ufficialmente il proprio ciclo di incontri e conversazioni dedicate ai protagonisti della scena culturale e musicale sarda, scegliendo di partire da una voce capace di raccontare non soltanto la musica, ma anche tutto ciò che la precede: l’ascolto, il dubbio, il silenzio, il territorio e la necessità profonda di trasformare la vita in suono.



