Giovedì 27 e venerdì 28 agosto al chiostro dell’Hospitalis Sancti Antoni di Oristano la diciannovesima edizione del festival prosegue con Sprigu, Francesca Remigi, Passepartout Duo, Federica Deiana, Nicolson e il duo Enzo Rocco-Ferdinando Faraò.
Due serate, sei progetti e altrettanti modi di attraversare i territori della musica contemporanea, dall’improvvisazione elettroacustica all’ambient, dall’avant-pop alla libera ricerca jazzistica. Miniere Sonore entra nel vivo della sua diciannovesima edizione con gli appuntamenti di giovedì 27 e venerdì 28 agosto, sempre dalle 21 nel chiostro dell’Hospitalis Sancti Antoni di Oristano.
Organizzato dall’associazione culturale Heuristic con la direzione artistica di Stefano Casta, il festival prosegue fino al 29 agosto con quindici concerti distribuiti nell’arco di cinque serate. A tenere insieme linguaggi e progetti differenti è il tema scelto per il 2026, “Frontiere immaginarie. Il potere di creare mondi e oltrepassarne i confini”: la musica intesa come territorio aperto nel quale sperimentare possibilità sonore e superare categorie e appartenenze stilistiche.
La serata di giovedì 27 agosto si apre con Sprigu, duo di improvvisazione elettroacustica formato da Marco Coa e Andrea Sanna, entrambi impegnati al Rhodes piano e alla live electronics.

La stessa disposizione dei due musicisti, uno di fronte all’altro, entra nella costruzione della performance. I Rhodes diventano superfici speculari dalle quali cellule sonore, loop, glitch e soundscape passano continuamente da una postazione all’altra, trasformandosi e sovrapponendosi. Ne emerge un organismo sonoro nel quale la natura riconoscibile dello strumento viene progressivamente spinta verso territori psichedelici e di elettronica d’avanguardia.
Dalla relazione tra due strumenti alla batteria come sistema autonomo. Il secondo appuntamento è “Empowered Drums” di Francesca Remigi, performance solistica per batteria aumentata ed elettronica.
Quattro trasduttori modificano radicalmente il rapporto tra gesto e suono: la batteria è contemporaneamente sorgente acustica, sistema di diffusione degli output elettronici e dispositivo capace di produrre feedback elettroacustici controllati. Lo strumento smette così di essere soltanto oggetto suonato e assume una presenza attiva, quasi auto-generativa, all’interno della performance.
La ricerca timbrica si accompagna inoltre a una riflessione sui codici e sulle rappresentazioni storicamente legate alla batteria, spostando il lavoro di Remigi oltre la sola sperimentazione tecnica.
A chiudere la serata sarà Passepartout Duo, formazione italo-statunitense composta da Nicoletta Favari e Christopher Daniel Salvito, con il progetto “Pieces from Places”.

Sul palco prende forma un piccolo ecosistema strumentale fatto di tastiere, elettronica, percussioni, sintetizzatori elettromagnetici e strumenti a corda disposti orizzontalmente. Il progetto nasce da anni di viaggi e dall’incontro con differenti tradizioni popolari, dalla Spagna alla Cina, e costruisce un linguaggio nel quale minimalismo, poliritmie, melodie essenziali e polifonie dal sapore antico convivono con sonorità contemporanee e timbri futuristici.
Dal paesaggio sonoro alla libera improvvisazione
La quarta giornata del festival, venerdì 28 agosto, si aprirà con Federica Deiana e il suo “Microcosm”, performance ambient costruita intorno alla relazione tra suono, spazio e percezione del tempo.
Sintetizzatori analogici e digitali si intrecciano a field recordings provenienti da ambienti naturali e urbani. Texture, frequenze profonde e materiali registrati costruiscono progressivamente un paesaggio immersivo dalla forte componente cinematografica, sospeso tra memoria, natura e introspezione.
Con “Sfera” di Nicolson la ricerca si sposta invece verso la forma canzone e la vocalità. Il trio è composto da Nicoletta Nardi alla voce, Susanna Sallemi al pianoforte e voce e Livia De Romanis al violoncello e voce.
Il principio attorno al quale è costruito il progetto è quello della ciclicità. Intrecci vocali, dialoghi strumentali, immagini ricorrenti e mutamenti ritmici danno forma a una percezione circolare del tempo, mentre la scrittura cantautorale viene progressivamente aperta a una sensibilità avant-pop. Una dimensione intima nella quale l’esperienza personale prova a trasformarsi in racconto condiviso.
Il finale di venerdì è affidato alla libera improvvisazione di Enzo Rocco e Ferdinando Faraò con “Fields”. Chitarra e batteria si incontrano senza una struttura rigidamente prestabilita, facendo dell’ascolto reciproco il motore della performance.

Il sodalizio tra i due musicisti nasce nel 2017 ed è documentato anche nell’omonimo album. Le loro esperienze attraversano territori molto differenti: dalla free music al jazz, dalla dodecafonia al gagaku fino al rock di Canterbury.
Rocco, attivo sulla scena internazionale dagli anni Novanta, ha collaborato tra gli altri con Lol Coxhill, Veryan Weston, Giancarlo Schiaffini, Carlo Actis Dato e Barre Phillips. In “Fields” queste esperienze non diventano citazioni o appartenenze stilistiche, ma materiali da utilizzare liberamente nel confronto estemporaneo tra chitarra e batteria.
È proprio nella distanza tra i sei progetti delle due giornate che emerge uno dei tratti di Miniere Sonore: più che delimitare un genere, il festival mette in relazione pratiche differenti della ricerca musicale contemporanea. Strumenti tradizionali modificati dall’elettronica, paesaggi sonori, improvvisazione, voce, scrittura e performance diventano differenti modi di esplorare quelle “frontiere immaginarie” poste al centro dell’edizione 2026.
Negli spazi dell’Hospitalis resta inoltre visitabile fino a sabato 29 agosto “Ci vedete davvero?”, mostra dell’artista libanese Mazen Kerbaj con illustrazioni tratte dal libro Gaza in My Phone. L’esposizione è curata da Caroline Wehbe in collaborazione con la Pinacoteca Carlo Contini e la direttrice Silvia Loddo.
Miniere Sonore 2026 prosegue fino a sabato 29 agosto nel chiostro dell’Hospitalis Sancti Antoni di Oristano, con concerti ogni sera a partire dalle 21.


