Nel borgo del Meilogu prende il via la nuova stagione ideata e diretta da Valeria Orani. Oltre settanta appuntamenti e più di cento artisti tra teatro, danza, musica e letteratura. La settimana inaugurale è inserita nel Festival Multidisciplinare Sardegna “Dancing Histor(y)ies” 2026.
Ci sono luoghi che si visitano e altri che diventano parte dell’esperienza. Rebeccu, antico borgo del Meilogu a pochi chilometri da Bonorva, appartiene alla seconda categoria: uno spazio nel quale il patrimonio storico torna a essere abitato attraverso la cultura, le storie e le arti contemporanee. È qui che sabato 22 agosto, alle 21, prende il via la nuova stagione culturale di Rebeccu Arte, con una settimana di spettacoli inseriti nel Festival Multidisciplinare Sardegna “Dancing Histor(y)ies” 2026, organizzato dall’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.
Ideata e diretta da Valeria Orani, la stagione riunisce tre festival, due residenze artistiche e un progetto esperienziale dedicato alla tradizione di Ognissanti, per proseguire fino all’inizio dell’autunno con un programma di oltre settanta appuntamenti e più di cento artisti. Teatro, danza, musica e letteratura entrano così in relazione con il territorio partendo da un’idea precisa: il patrimonio non è soltanto qualcosa da conservare, ma una materia viva capace di produrre relazioni, esperienze e nuove possibilità di incontro.
“La Cena delle Anime” apre la stagione
L’inaugurazione del 22 agosto è affidata a una prima nazionale. Alle 21 va in scena La Cena delle Anime, produzione 369gradi, interpretata da Michela Atzeni, con la regia di Maurizio Rippa e le musiche dal vivo di Adele Madau.
Lo spettacolo è tratto dall’omonimo romanzo di Maria Laura Berlinguer e conduce il pubblico all’interno di un immaginario profondamente legato alla Sardegna, attraverso un racconto corale nel quale si intrecciano memoria, identità e rito. Un debutto che apre il percorso di Rebeccu Arte mettendo immediatamente in relazione la scena contemporanea con le storie e il patrimonio culturale dell’isola.
La settimana inaugurale prosegue domenica 23 agosto con Le Crisalidi, spettacolo di danza firmato dalla coreografa Livia Lepri e nato come progetto di ricerca sulle nuove possibilità abitative del pianeta.
Lunedì 24 agosto arriva invece Primi passi sulla luna di Andrea Cosentino, attore, autore e comico insignito nel 2018 del Premio Speciale Ubu «per la sua lunga opera di decostruzione dei linguaggi televisivi attraverso la clownerie». Lo spettacolo costruisce un viaggio surreale, esilarante e insieme struggente.
Il giorno successivo, martedì 25 agosto, è la volta di Amleto di Michele Sinisi. Attore, regista e drammaturgo, Sinisi affronta la tragedia shakespeariana attraverso un soliloquio camaleontico nel quale porta sulla scena i diversi personaggi dell’opera, proseguendo la sua ricerca tra rilettura dei classici, nuova drammaturgia e centralità della parola.
Danza, circo e teatro musicale
Il programma continua mercoledì 26 agosto con Tapirulan, riflessione sullo scorrere del tempo attraverso il corpo e l’esperienza femminile. La coreografia è di Sara Lourenco, l’interpretazione di Francesca La Cava e la drammaturgia di Anouscka Brodacz. Il tapis roulant diventa la metafora di un percorso che dall’infanzia conduce alla maturità, mentre movimento e memoria attraversano identità, aspettative sociali, trasformazioni e resilienza.
Gli ultimi due appuntamenti della settimana si muovono tra circo, teatro, musica e comicità. Venerdì 28 agosto Nadia Addis presenta Ho visto gli orsi danzare, viaggio poetico nei cabinet delle curiosità e nell’immaginario del vecchio circo viaggiante, tra tendoni consunti e luci tremolanti.
Sabato 29 agosto chiude la settimana Sconcerto d’Amore della compagnia Nando e Maila, spettacolo che intreccia musica, teatro e comicità in una dimensione performativa nella quale i diversi linguaggi si contaminano continuamente.
Più che una semplice rassegna, Rebeccu Arte costruisce così un percorso di scoperta, incontro e partecipazione. Un modo per attraversare il Meilogu attraverso le persone, i paesaggi e le storie che ne definiscono l’identità e per entrare in relazione con un patrimonio che non appartiene soltanto alla memoria, ma può continuare a produrre significati e senso di comunità.


